giorgia meloni mario monti

“ALL’ASSEMBLEA DEGLI INDUSTRIALI, LA PREMIER MELONI E IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA ORSINI NON SI SONO ASSUNTI RESPONSABILITA’” – MARIO MONTI: “È TRISTE VEDERE IL CAPO DEL GOVERNO E IL CAPO DEGLI INDUSTRIALI DI UN GRANDE PAESE COME L’ITALIA ADDOSSARE LE COLPE ALL’EUROPA. QUANDO SI TRATTA DI CAPIRE CHE COSA NON HA FUNZIONATO, LA COLPA È SEMPRE DI QUALCUN ALTRO. MA IN QUESTA FASE UN’ITALIA CHE PONGA A CARICO DELL’EUROPA I PROPRI INSUCCESSI, COME LA MANCATA CRESCITA, È POCO CREDIBILE. IN TUTTO, L’EUROPA CI È VENUTA INCONTRO, DAI FONDI PNRR A FITTO VICEPRESIDENTE ESECUTIVO DELLA COMMISSIONE. SE LA VICINANZA DI MELONI A TRUMP E A NETANYAHU FOSSE STATA ACCOMPAGNATA DA CONTRIBUTI CRITICI, FORSE I LORO AVVENTUROSI INTERVENTI MILITARI IN IRAN NON SAREBBERO AVVENUTI O SAREBBERO STATI MEGLIO PONDERATI, CONDIVIDENDO CON GLI ALLEATI PIÙ VICINI L’ESAME PREVENTIVO DELLE INEVITABILI CONSEGUENZE ECONOMICHE E FINANZIARIE”

Estratto dell’articolo di Mario Monti per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

All’assemblea degli industriali, la premier Giorgia Meloni e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini hanno fatto ogni sforzo per incoraggiare gli imprenditori, i lavoratori e in generale i cittadini a tenere duro e a cogliere i piccoli segnali positivi che si intravedono qua e là, pur in una situazione economica e sociale preoccupante.

 

Era il loro compito e hanno cercato di svolgerlo al meglio. Hanno anche affrontato il tema chiave: perché l’economia italiana non è là dove dovrebbe essere, con il potenziale che ha e dopo quattro anni di stabilità politica, spesso considerata il primo ingrediente per la crescita?

 

mario monti

L’ analisi dei due leader non è stata convincente. […] perché ha messo a nudo, in entrambi, la tendenza a non assumersi le proprie responsabilità, additando invece il capro espiatorio. Anzi, date le grandi difficoltà causate dalla crisi energetica, sarebbe più appropriato parlare di scaricabarile.

 

È triste vedere il capo del governo e il capo degli industriali di un grande Paese come l’Italia addossare le colpe essenzialmente all’Europa. Ci gonfiamo il petto chiamandoci Nazione, ci proclamiamo spesso protagonisti, ma quando si tratta di capire che cosa non ha funzionato, la colpa è sempre di qualcun altro. […] Ma in questa fase un’Italia che ponga a carico dell’Europa i propri insuccessi, come la mancata crescita, è davvero poco credibile. In tutto, l’Europa è venuta incontro al nostro Paese.

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

I soldi: l’Italia ha avuto più fondi di tutti gli altri Paesi per il proprio Pnrr e, con gli ultimi tre governi, si è affrettata a chiedere anche quelli a debito, non solo quelli a fondo perduto, convinti come siamo che «più fondi, più debiti, più crescita». I benefici per la crescita sono stati scarsi, anche per la riluttanza a fecondare i fondi con le riforme strutturali necessarie per la crescita, ma non gradite alle clientele elettorali (vedi Financial Times del 26 maggio).

 

Le idee: grazie a personalità come Mario Draghi ed Enrico Letta, che pure hanno formulato i loro rapporti in chiave europea, il pensiero italiano ha potuto avere particolare voce in capitolo nel plasmare le politiche europee per il mercato unico e la competitività.

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

 

Il peso politico: la premier Meloni, anche grazie ad un ampio sostegno cross-partisan in Italia e a Bruxelles, ha ottenuto che Raffaele Fitto diventasse vicepresidente esecutivo della Commissione, con un ruolo particolare per i fondi per la Coesione.

 

Su questo sfondo, se il governo o Confindustria vogliono muovere critiche all’Europa, ben vengano. Ma non con superficialità demagogica. […] Confindustria deve anche avere avuto un ruolo nel convincere Giorgia Meloni, nel febbraio scorso, a fare fronte comune con la Germania presentando un documento sul mercato unico e la competitività.

 

Purtroppo, in esso si dava il sostegno dei due Paesi ad alcune misure comunitarie che, come nel caso di una maggiore flessibilità agli aiuti di Stato a livello nazionale, danneggiano il mercato unico, avvantaggiano le imprese tedesche e penalizzano quelle italiane (dato che l’Italia non dispone dello stesso «spazio fiscale» della Germania).

Anche sul piano globale, non solo su quello europeo, la capacità di Giorgia Meloni di attrarre attenzione e rispetto in quanto leader dinamica non trova pieno riscontro in un’analoga capacità di individuare il posizionamento strategico utile per l’Italia e di perseguirlo con coerenza.

 

giorgia meloni donald trump

Il capitale politico certamente costituito, all’inizio, dalla sua vicinanza al presidente Trump si è trasformato nel tempo in un boomerang, soprattutto perché […] non deve avere neanche provato ad esercitare su di lui le doti di tenacia, di capacità di argomentazione e a volte di persuasione di cui dà prova in tanti altri contesti. Ha preferito, fino a poco tempo fa, restare nella sua luce senza disturbarlo.

 

Un solo esempio. Ancora tre mesi fa, la premier considerava il Board of Peace un grande strumento per la pace e la ricostruzione nel Medio Oriente, onorata che Trump considerasse molto importante la presenza dell’Italia e sua tra i membri fondatori. È di questi giorni la notizia che quel Board, negazione stessa dello stato di diritto e del multilateralismo, è fermo ai blocchi di partenza e non ha ancora ricevuto alcun finanziamento.

 

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU

Se la vicinanza a Trump — e a Netanyahu — fosse stata accompagnata da leali contributi critici, forse i loro avventurosi interventi militari in Iran non sarebbero avvenuti o sarebbero stati meglio ponderati, condividendo con gli alleati più vicini l’esame preventivo delle inevitabili conseguenze economiche e finanziarie della guerra.

 

Oggi ci lamentiamo con l’Europa — manco a dirlo — perché non ci aiuta a rendere più tollerabili le conseguenze pesantissime sulle imprese e i cittadini italiani della guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele. Ma non dovevamo essere noi, l’Italia, il ponte con gli Stati Uniti? Invece, abbiamo lasciato il presidente Trump scatenare la guerra e poi andare a Pechino per un «accordo storico».

 

giorgia meloni donald trump

Un accordo con il quale […] un problema creato dal presidente Trump e che tre mesi fa non esisteva, gli Stati Uniti buttano alle ortiche la dottrina su Taiwan che reggeva da ottant’anni la loro strategia indo-pacifica.

 

Comunque, è sacrosanto chiedere all’Europa di attrezzarsi per non essere una nullità in politica estera e in politica energetica. Purtroppo perché cessi di esserlo è essenziale, tra le altre cose, superare quel diritto di veto in tali materie, che Giorgia Meloni ha più volte perentoriamente negato di essere disposta a superare. […]

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU 1

 

 

 

 

 

 

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