NELLA VIDEO-INTERVISTA TRASMESSA DA FRIEDMAN NEL SUO “AMMAZZIAMO IL GATTOPARDO”, IERI IN ONDA SU LA7, MONTI HA SVELATO IL SEGRETO DI PULCINELLA: È “SALITO” IN POLITICA PER ACCONTENTARE LA MERKEL E LE CANCELLERIE EUROPEE CHE VEDONO L’ITALIA COME UNA COLONIA

T.M. per "Libero Quotidiano"

 

mario monti intervistato da alan friedmanmario monti intervistato da alan friedman

Non bastava la confessione che già nei mesi di giugno-luglio 2011, quindi circa quattro mesi prima del conferimento formale dell’incarico di formare il governo, Giorgio Napolitano lo avesse sondato sulla disponibilità a prendere il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Adesso Mario Monti fa venire alla luce particolari inediti anche sulle modalità con le quali scese in campo, alla testa di Scelta civica, alle Politiche del 2013.

 

L’occasione è Ammazziamo il Gattopardo: il gioco del potere, il programma di La7 tratto dal libro di Alan Friedman e condotto dallo stesso giornalista. Nella puntata andata in onda ieri sera, è stata trasmessa l’intervista a Monti realizzata il 27 settembre 2013. Nel colloquio con Friedman, l’ex premier rievoca gli avvenimenti che lo portarono a scegliere di «salire in politica».

mario monti intervistato da alan friedman 3mario monti intervistato da alan friedman 3

 

Il racconto comincia «nell’autunno 2012», quando Monti si è appena insediato a Palazzo Chigi. In quel momento, confessa il Professore, nei suoi pensieri c’è la possibilità di salire di grado. Di passare, cioè, da Palazzo Chigi, dove siede in veste di tecnico, al Quirinale. «Me lo dicevano alcune personalità politiche, che pensavano di favorire quel percorso». Ossia la guida dell’esecutivo da presidente del Consiglio super partes, e poi il trasloco sul Colle.

 

Ma le cose cambiano in fretta. «Le influenze sul mio modo di pensare sono state diverse», ammette Monti. Ben presto, infatti, gli stessi che lo vedono passare da Palazzo Chigi al Quirinale, si convincono che la cosa migliore è lasciarlo alla guida del governo. Peccato, però, che in Italia nel febbraio del 2013 ci siano le elezioni. E Monti, per restare a Palazzo Chigi, abbia bisogno di sporcarsi le mani con la campagna elettorale. Di «salire in politica», come amerà dire l’ex premier in quei giorni.

 

alan friedman nell'intervista a mario montialan friedman nell'intervista a mario monti

Le pressioni, e i suggerimenti, si fanno incalzanti. «Anche in conversazioni con capi di governo stranieri, ho colto che vedevano l’Italia che stava iniziando a cambiare. Erano rassicurati e dicevano: certo, l’ideale sarebbe che andassi avanti tu...».

 

Monti non fa nomi, ma si capisce benissimo a chi si riferisce quando rivela cosa accadde, con molto anticipo rispetto alla salita in politica, nell’estate del 2012. «Uno di questi capi di governo mi ha detto, alla fine di agosto 2012: guarda, io ho sempre pensato che tu potessi essere il successore del presidente Napolitano, ma adesso vedendo come governi, sarebbe meglio che tu cercassi di essere ancora il primo ministro, necessariamente per via elettorale».

 

Friedman stuzzica Monti sull’identità del misterioso leader internazionale. Il Professore prima prova a fare muro - «non userò né il maschile né il femminile» - poi quando il giornalista fa il nome di Angela Merkel, cancelliere tedesco, non trattiene un sorriso imbarazzato che lascia pochi spazi ai dubbi.

 

Rivelazioni che adesso potrebbero dare nuova linfa alle denunce presentate nei suoi confronti per alto tradimento, truffa e abuso di ruolo preminente per presunta violazione di una serie di articoli del codice penale. Finora ne sono state presentate una mezza dozzina, ma nessuna di loro è arrivata a conclusione. 

 

 

alan friedman nell'intervista a mario monti 2alan friedman nell'intervista a mario monti 2mario monti intervistato da alan friedman 2mario monti intervistato da alan friedman 2

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