silvio pier silvio berlusconi

MORIREMO BERLUSCONIANI - RONCONE SPIEGA A QUASI UN ANNO DALLA SCOMPARSA CHE IL CAVALIERE È ANCORA IN MEZZO A NOI – NETFLIX, GIOVEDÌ PROSSIMO, MANDA IN ONDA LA PRIMA PUNTATA DELLA DOCUSERIE "IL GIOVANE BERLUSCONI". CON MIKE CHE GLI CHIEDE: “MA NON TI È MAI VENUTO IN MENTE DI ENTRARE IN POLITICA? RISPOSTA: “IO SONO UN UOMO DEL FARE, QUINDI QUELLO CHE SO FARE BENE È L’IMPRENDITORE” – LE VOCI SULL’EREDITÀ POLITICA. ULTIMAMENTE HANNO RIPRESO A GIRARE VOCI SU PIER SILVIO. TAJANI: “DIPENDE DA LUI. NOI SIAMO FAVOREVOLI” - VIDEO

Fabrizio Roncone per il “Corriere della Sera” - estratti

 

silvio berlusconi 33

La storia che ci ripetiamo da oltre mezzo secolo rischia d’essere fasulla. Non moriremo democristiani (forse). Ma berlusconiani (poi vedremo se è meglio, o peggio).

Cominciamo ad avere un mucchio di indizi.

 

C’è una Moleskine piena zeppa di appunti. C’è più Berlusconi adesso di prima. C’è che il prossimo 12 giugno dovremo ripetercelo, e convincerci, che è davvero andato via da un anno.

 

Il Cavaliere — oppure, a scelta, tra amore sfrenato e abissale disprezzo: «il Caimano», «il Dottore», «Sua Emittenza», «lo Psiconano», «Papi», «Zio Silvio» — insomma lui puntava all’immortalità.

 

Però è comunque un eccellente risultato venire continuamente richiamato dal mondo ultraterreno, ed essere citato, invocato, rimpianto dentro lampi di efferata nostalgia.

 

Anche quando meno te lo aspetti. Tipo che stai lì a guardarti Francesca Fagnani nel suo Belve , su Rai2, e dopo la Bertè e la Bruni, di botto, sullo sgabello si siede Salvini. Il Berlusca lo chiamava «ragazzotto». La Fagnani, perfida, glielo ricorda. Poi, zampata: «Le manca Berlusconi?». Salvini, con la faccia da buono: «Tanto...». Uno pensa: ma come tanto? Ti chiamava ragazzotto. Salvini, però, prosegue struggente: «Mi manca a livello personale, mi manca a livello di telefonate, di chiacchierate sul Milan, sull’amore, sui figli, sulla famiglia, sul giardinaggio...».

 

(...)

silvio berlusconi

Quel pezzo di Sardegna — definita, per comodità, villa — è ora in vendita per una cifra che oscilla tra i 400 e i 500 milioni di euro. Articoli dettagliati raccontano che il resto delle proprietà immobiliari, cospicua porzione della poderosa eredità, è invece già stato diviso: a Barbara va Macherio, Marina prende villa Campari, Pier Silvio dovrebbe tenere villa Feltrinelli, a Roma, sull’Appia Antica. Figli pragmatici, discreti, eleganti. Inevitabile, ogni tanto, compare il paragone con le vicende giudiziarie della famiglia Agnelli.

 

Quelle private del Cav, e con esse l’avversione di carattere morale ed estetico di una certa sinistra nei suoi confronti, sono invece abbastanza evaporate. Adesso ci ricorda tutto Andrea Minuz in C’eravamo tanto odiati , breve storia dell’antiberlusconismo, un pamphlet croccante e allegro pubblicato da Il Mulino, contenente tutta la bolgia di sospetti e accuse, molte concrete e moltissime però anche tarocche, dove il vero era talmente incredibile e talvolta scandaloso da sovrapporsi alla menzogna, tra condanne e assoluzioni (tante), in un frullato mitologico di evasioni fiscali e truci stallieri, le rutilanti amicizie con le Olgettine, tra cui «una nipote di Mubarak», e il mercato dei senatori.

silvio berlusconi brindisi alla figa

 

L’altro giorno intervistano Antonio Razzi: «Era unico. Faceva innamorare». Fabrizio Cicchitto, a Rep : «Per dirla con un paradosso: l’amicizia tra Berlusconi e Putin era un rapporto omosessuale di tipo mentale». Poi, precisa: «C’era reciproca ammirazione. Silvio ammirava in Putin l’uomo forte. Putin vedeva in Silvio l’uomo di successo».

 

Netflix, giovedì prossimo, manda in onda la prima puntata della docuserie Il giovane Berlusconi . Nelle prime immagini del trailer, si vede Mike Bongiorno che intervista un giovanissimo Silvio (pieno di capelli: all’epoca erano ancora tutti suoi, poi li avrebbe trapiantati, anni luce avanti al ministro Francesco Lollobrigida). Domanda: «Tu ti occupi bene di tante cose...Editoria, cinema, calcio, costruzioni... Come fai, non lo so... Ma non ti è mai venuto in mente di entrare in politica?».

 

Risposta secca: «Io sono un uomo del fare, quindi quello che so fare bene è l’imprenditore».

Quanti anni sono passati?

Però la vertigine non è finita.

 

SILVIO BERLUSCONI

Per dire: a L’aria che tira arriva la vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli. Posa sul tavolo una cartellina e, un po’ ironica, un po’ no, dice: «È quella in cui il “Dottore” teneva i documenti. Volete toccarla?». Ammetto di essermi alzato e di aver voluto vedere da vicino la reliquia (era di pelle, un po’ lisa, ma normale. E quando sono tornato al mio posto, ho pensato: sei scemo che ti ci alzi pure?).

 

silvio berlusconi mike bongiorno

Si parlava di politica estera, nella puntata: e, ovviamente, c’è stato un riferimento al Cavaliere. Ogni occasione è buona. Ogni giorno, un titolo sui giornali. Se scrivono il suo nome al Famedio di Milano, il pantheon dei cittadini che hanno dato lustro alla città.

Quando Tullio Ferrante, sottosegretario al Mit, dice: «Il ponte sullo Stretto, antico progetto di Berlusconi, sarà realtà» (con Salvini parlavano di giardinaggio e Milan). Poi vince il Monza. E il suo allenatore, Raffaele Palladino, commosso: «Dedichiamo il successo a Berlusconi».

 

Dediche, visioni mistiche (il ministro Paolo Zangrillo: «Lui, incontestabilmente, c’è»), lezioni (Matteo Renzi: «Mi consigliò di non vestirmi da comunista»), ringraziamenti (Marinella, quello delle cravatte che il Cav regalava a mazzi: «Ci ha resi famosi nel mondo»), ex fidanzate (la Pascale, che ormai si sente una via di mezzo tra Virginia Woolf e Gertrude Stein) e la quasi vedova Marta Fascina, cento milioni di lascito e centinaia di giorni d’assenza collezionati a Montecitorio (l’uomo del fare non sarà molto contento, eh).

jacques chirac tony blair gerhard schroeder romano prodi silvio berlusconi jose zapatero roma 2004

 

Visto che siamo arrivati dalle parti del Parlamento: l’eredità politica continua ad avere strascichi importanti. Marina, nella prefazione al nuovo libro di Paolo Del Debbio, svela il testamento ideologico che il padre le consegna due giorni prima di morire, nella camera dell’ospedale San Raffaele, e ne difende il ricordo polemizzando con l’ex direttore de La Stampa , Massimo Giannini.

 

PAOLO DEL DEBBIO - IN NOME DELLA LIBERTA

Ogni tanto, c’è uno che spiffera: «Marina ha deciso: tocca a lei». Ma ultimamente hanno ripreso a girare voci su Pier Silvio. «Dipende da lui. Noi siamo comunque favorevoli», dice Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e capo in carica di Forza Italia, eletto segretario per alzata di mano all’ultimo congresso, tra grida di evviva e sondaggi entusiasmanti che, per le prossime elezioni europee, annunciano la possibilità di sorpassare la Lega.

 

Tutto questo berlusconismo o scioglie il sangue, o si muove nello stomaco come un ragno gigante. Davvero dobbiamo parlarne ancora? Sì, perché è cronaca battente. Come quando la Procura di Roma chiede 8 anni per l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, imputato nel processo legato all’acquisto della famosa casa di Montecarlo, e subito, tra noi: «Ti ricordi di quando Fini, con il ditino alzato, urlò a Silvio: che fai, mi cacci?».

Ingranaggi invisibili scatenano ricordi in dissolvenza su un dibattito storiografico che non è ancora nemmeno cominciato.

 

SILVIO E PIER SILVIO BERLUSCONI

Perché lui è ancora qui. Il suo fantasma si aggira a Palazzo Grazioli, mirabolante residenza romana dal 1996 al 2020. Niente più Dudù e putti dorati alle pareti, o quei lampadari sempre accesi come a Versailles. Tutto ristrutturato per la moderna sede dell’Associazione Stampa estera. Poi però un pomeriggio due giornaliste scoprono, dietro all’unica vecchia libreria rimasta, un passaggio segreto.

 

Ci consenta, Cavaliere; a chi serviva?

SILVIO MARINA BERLUSCONImatteo salvini silvio berlusconi SILVIO BERLUSCONIpier silvio berlusconi

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”