MPS: IL PASSATO CHE TI TRAPASSA - CIRINO POMICINO DIFENDE BERSANI E ATTACCA L’ASSE AMATO-BASSANINI-PARTITO SENESE, CHE BLOCCARONO LE FUSIONI CON BNL E UNIPOL FAVORENDO GLI STRANIERI (FRANCESI) - BASSANINI: “MAI AVUTO RAPPORTI CON LA FINANZA FRANCESE (TANTO MENO CON LA MASSONERIA)” - LANZILLOTTA: “FU COLPA DI TREMONTI, NON VOTAI CONTRO LO SCUDO FISCALE PER MOTIVI DI SALUTE” - CONTROREPLICA: MASSONE NON È UN INSULTO, NON MI INTIMIDITE…


1 - L'AFFAIRE MPS DOVREBBERO SPIEGARCELO AMATO, BASSANINI E I BANCHIERI FRANCESI
Lettera di Paolo Cirino Pomicino al "Foglio"

Al direttore - La vicenda del Monte dei Paschi di Siena colpisce, giustamente, l'opinione pubblica che ha accumulato verso l'intero sistema bancario un rancore a volte comprensibile, ma molte altre volte assolutamente ingiustificabile. La crescente difficoltà nell'avere credito spinge famiglie e imprese a criminalizzare le banche dimenticando che anch'esse sono aziende che devono far quadrare i conti e, in particolare, tutelare i depositanti, cioè i soldi dei risparmiatori.

Se a famiglie e a imprese, strette dall'affanno di una crisi che non passa, si può perdonare la mancanza di una visione d'insieme, governo e Parlamento non hanno alibi dinanzi a un sistema finanziario nel quale crescono fenomeni come quelli del Monte dei Paschi. Un po' di storia, però, aiuta a capire di più. Quando agli inizi degli anni 90 si cominciò a riflettere su come riordinare il sistema bancario italiano, per la quasi totalità in mani pubbliche, si immaginò, in un dibattito principalmente tra Carli, Amato e il sottoscritto, una riaggregazione di 3-4 poli bancari di quella che era chiamata la foresta pietrificata del nostro sistema creditizio.

Per dare un segnale forte in quella direzione il governo decise di aggregare l'Imi al San Paolo di Torino muovendo, così, un primo passo verso l'obiettivo di creare 3-4 grandi player internazionali nel settore creditizio capaci a loro volta di far da battistrada a un processo di internazionalizzazione attiva del capitalismo italiano. Le follie del 1992-'93 fecero saltare capacità di guida e decisioni approfondite e si privatizzarono le banche un po' alla garibaldina (senza offendere, naturalmente, Garibaldi).

Privatizzare, senza un intelligente lavoro di riaggregazione delle banche nazionali in 3- 4 poli creditizi, consentì la discesa in Italia dei francesi di Crédit Agricole (in Banca Intesa), degli spagnoli del Santander e del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Bnl), degli olandesi dell'Abn Amro (Antonveneta), dei tedeschi in Unicredit.

Quella di Montepaschi fu l'unica tra le fondazioni a non scendere sotto il 51 per cento del capitale nella banca di riferimento, dopo la nuova normativa, talché il Montepaschi rimase l'unica grande banca "pubblica" ancorché non statale. Nel 2002 ci fu un tentativo, d'intesa con la Banca d'Italia, di fondere Montepaschi e Bnl che rispondeva a quel criterio smarrito per strada e che puntava a far poli creditizi forti prima di privatizzare.

A questa fusione si oppose, tra gli altri, Franco Bassanini in nome della cosiddetta "senesità" del Montepaschi, ma più ancora nell'interesse della finanza francese. E sempre lo stesso Bassanini fece una guerra senza quartiere contro la scalata Unipol-Mps per la conquista della Bnl che doveva essere regalata ai francesi di Bnp Paribas da un gruppo di pressione guidato da Amato e dallo stesso Bassanini.

Il quale intanto nel 2001 era diventato consigliere d'amministrazione dell'Ena francese, ed era stato insignito da Chirac della Legion d'onore per i servizi resi ai cugini d'oltralpe. Per dirla in breve, la solitudine del Montepaschi è stata la bussola di Franco Bassanini e di Giuliano Amato che non a caso, poi, plaudirono all'insano acquisto per un prezzo esagerato dell'Antonveneta già in pancia agli spagnoli del Santander.

Le responsabilità penali, se vi sono, le cercherà la magistratura. Le altre responsabilità, a cominciare da quelle politiche, vanno ricercate dal governo e dal Parlamento oltre che dalla libera stampa. E allora, per sintesi, dopo la relazione del ministro Grilli alle commissioni finanze di Camera e Senato appare chiaro che:

1) La Banca d'Italia si è accorta per tempo, attraverso tutta una serie di ispezioni, che c'erano nel Monte dei Paschi quei rischi poi puntualmente esplosi. Delle due l'una: o le ispezioni non furono fatte a regola d'arte o furono sottovalutate, fermo restando che già nell'acquisto dell'Antonveneta forse una più forte determinazione della nostra Banca centrale sarebbe stata utile.

2) Le tre banche d'affari che curarono l'aumento di capitale del Montepaschi furono la Merrill Lynch, la City Group e la Goldman Sachs. Quest'ultima, a quell'epoca, aveva in Italia come autorevole consulente il professor Mario Monti che, pur non scendendo nel merito, non poteva non conoscere l'operazione.

3) Nell'ottobre del 2008, ad acquisto avvenuto, c'è stata una deposizione ai pm di Milano di un funzionario di banca, tal Antonio Rizzo della Dresdner Bank, che affermava esistere all'interno della struttura manageriale del Montepaschi un gruppo di malaffare. Tale deposizione per 5 anni non ha determinato alcuna iniziativa né da parte della magistratura né da parte di alcuna autorità di controllo.

4) Appena un anno dopo e cioè nell'ottobre del 2009, le Camere approvarono il famoso scudo fiscale che consentì il rientro di capitali, leciti e non leciti, con soli 20 voti di scarto, registrando l'assenza di 28 deputati dell'opposizione di cui 22 del Pd. Fra questi, pura coincidenza naturalmente, quella dell'on. Linda Lanzillotta (moglie di Franco Bassanini e direttore del think-tank Glocus che ha avuto anch'esso un presidente francese) e di sei esponenti dell'Udc.

5) L'apprezzabile capacità sensitiva e analitica di un autorevole capitalista italiano come Francesco Gaetano Caltagirone gli ha suggerito di prendere negli ultimi tempi le distanze dal Monte dei Paschi: vendendo, con perdite significative, parte delle proprie azioni.

Dinanzi a questo scenario le responsabilità omissive sono pressoché generali e fra queste risaltano quelle dei vari governi, oltre che di un Parlamento sempre più sterilizzato nella sua attività ispettiva e di controllo.

Appare, allora, veramente peregrina la polemica di chi vuole colpevolizzare l'intero Pd per aver lasciato nella sua solitudine tentatrice il Monte dei Paschi invece che agevolarne l'ingresso in un grande polo bancario-assicurativo, quando il responsabile di tutto questo è stato il trinomio Amato-Bassanini-partito senese (forte dei suoi collegamenti anche internazionali).

Altrettanto peregrina è la volontà di colpevolizzare tutte le Fondazioni senza le quali, è bene dirlo con chiarezza, i nostri istituti di credito sarebbero stati controllati da banche straniere: il nostro capitalismo non è stato capace di difendere alcunché in questi anni, dalla Edison alla Parmalat, dall'Avio a tante altre aziende passate sotto il controllo estero senza alcuna reciprocità. Con la conseguente internazionalizzazione passiva della nostra struttura produttiva.

Terza e ultima considerazione: l'accordo Nomura- Montepaschi ancora una volta denuncia come sia velenosa quella innovazione finanziaria fatta di derivati, swap, futures e altre diavolerie che hanno lasciato crescere quel capitalismo finanziario selvaggio che sta mettendo in crisi l'economia reale dell'occidente e i suoi modelli democratici. E mentre i partiti si rinfacciano di tutto e di più, nessuno di essi ha speso una sola parola per invocare una nuova disciplina dei mercati finanziari impegnandosi a mettere sul tavolo del Consiglio dei capi di stato e di governo dell'Europa comunitaria il tema della finanziarizzazione dell'economia e dei suoi devastanti effetti sulle democrazie occidentali.

Più che una commissione d'inchiesta, che si sovrapporrebbe all'azione della magistratura, sarebbe utile invece una commissione d'indagine per capire i punti critici del nostro ordinamento bancario e dei poteri delle autorità di controllo. Forse un'utopia, la nostra, vista la corsa in atto verso un Parlamento di neofiti e in molti casi anche di sprovveduti. Politicamente parlando naturalmente.


2 - REPLICA PUNTIGLIOSA DI BASSANINI A POMICINO SU MPS, FRANCESI E MASSONI
Lettera di Franco Bassanini al "Foglio"

Al direttore - L'articolo di Cirino Pomicino sul caso Mps, pubblicato nel Foglio del 6 febbraio, contiene numerose affermazioni del tutto contrarie al vero. Mi limito a quelle di cui ho conoscenza e documentazione diretta. Ho infatti rappresentato il collegio di Siena in Parlamento dal 1996 al 2006 e dunque, in quegli anni, ho partecipato al dibattito locale sul ruolo della Fondazione Mps e sui suoi rapporti con la banca (nelle democrazie vere i parlamentari rappresentano la nazione, ma anche il territorio in cui sono eletti).

Non so nulla invece delle vicende successive alla primavera del 2006, dunque di Antonveneta e connesse. Sono peraltro personalmente convinto che queste ultime non abbiano nulla a che fare con le vicende precedenti, falsamente rievocate da Pomicino, e con le attività e le responsabilità della politica nazionale.

1) Nel dibattito politico senese di quegli anni ero notoriamente tra i sostenitori della necessità che la Fondazione rinunciasse alla maggioranza assoluta nell'azionariato della banca, favorendo operazioni di aggregazione volte a creare un polo bancario molto più forte; aggiungo che la stessa posizione era sostenuta da Mussari, da Franco Ceccuzzi (allora segretario della locale federazione Ds) e da Giuliano Amato (senatore di Grosseto, territorio di riferimento della Fondazione insieme a Siena). Il contrapposto partito della "senesità" era molto forte in città, ma ben altri ne erano gli esponenti (a partire dal sindaco Cenni).

2) Nel 2002 (rectius 2003) ciò che accadde fu l'esatto contrario di quanto descritto da Pomicino. Il vertice della Fondazione negoziò e concordò allora con Luigi Abete (presidente di Bnl) e con gli spagnoli del Bbva (azionisti di riferimento di Bnl) un merger Mps-Bnl. Lo seppi dal governatore Fazio: al termine di un'audizione al Senato, Fazio mi chiese di incontrarlo a Palazzo Koch. L'incontro durò più di un'ora. Fazio mi disse: "Poiché so che lei è molto ascoltato a Siena, le spiego perché non potrò autorizzare l'aggregazione Mps-Bnl così come mi è stata prospettata".

Appresi così che l'accordo prevedeva un'operazione carta contro carta, che la Fondazione si sarebbe diluita dal 59 per cento al 34/35 per cento, che gli spagnoli sarebbero stati il secondo azionista al 18 per cento (apportando oltre alle azioni Bnl anche denaro fresco). A me sembrava una buona operazione e glielo dissi: creava un polo bancario forte, e la Fondazione scendeva ben al di sotto della maggioranza assoluta. Mi rispose che la Fondazione doveva scendere sotto il 25 per cento e il Bbva rimanere sotto il 15 per cento. Risposi che, in punto di diritto, le sue richieste mi sembravano infondate, ma non riuscii a fargli cambiare idea.

3) Quanto alle vicende del 2005 (l'estate dei furbetti), esse sono ben note, ma non hanno nulla a che fare con presunti interessi francesi (e, poi, con Antonveneta): la scalata a Bnl era condotta da Unipol, Mps doveva fare il portatore d'acqua, e, a torto o a ragione, Fondazione e banca decisero che l'operazione non era per loro conveniente; io mi limitai a sostenere che le decisioni della Fondazione e della banca dovevano restare autonome da pressioni politiche: i partiti dovevano fare i partiti e le banche le banche, come oggi a parole tutti ripetono.

4) Il vertice della Fondazione cercò negli anni successivi di costruire altre aggregazioni (con Intesa e con San Paolo-Imi: ci arrivarono vicini, credo, ma poi arrivò improvviso il merger Intesa-San Paolo). Ma di ciò ho solo conoscenze indirette, perché, non ricandidato a Siena, dal 2006 in poi non ho più titolo né motivi per partecipare al dibattito.

Aggiungo che non ho e non ho mai avuto rapporti con la finanza francese (e tanto meno con la massoneria, francese o non francese, come Pomicino ha insinuato in altra sede). Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Pomicino risponderà delle sue affermazioni diffamatorie in sede giudiziaria. In più: non ho reso alcun "favore ai cugini d'oltralpe". Nel consiglio d'amministrazione dell'Ena fui proposto dall'allora ministro della Funzione pubblica Michel Sapin, noto "ammiratore" (a torto o a ragione) della riforma della P .a. italiana che avviai in quegli anni. Sapin è ora ministro del Lavoro. Fu lui che mi propose a Chirac per la Legion d'onore. Il tutto nel 2000, dunque molto prima delle vicende di cui si discute, e molto prima che Bnp-Paribas si occupasse di Bnl.

Per concludere. Il dibattito sulla "senesità" divideva allora la città e la sinistra senese. Mussari, Ceccuzzi, Amato e il sottoscritto contrastavano la linea della senesità. La fusione Mps-Bnl fu bloccata dalla Banca d'Italia. Col senno di poi, si può dire che, se fosse andata in porto, come era stato concordato fra la Fondazione e il Bbva, Mps non avrebbe comprato Antonveneta e oggi non sarebbe nella bufera. Cordiali saluti.


3 - FALSITÀ DI POMICINO, COLPE DI TREMONTI
Lettera di Linda Lanzillotta al "Foglio"

Al direttore - Mi riferisco alle affermazioni fatte da Cirino Pomicino nella lettera pubblicata ieri dal suo giornale. Delle vicende del Monte dei Paschi non mi sono mai occupata se non per rilevare, in qualità di parlamentare, i comportamenti omissivi del governo. Per anni il ministro dell'Economia, dopo la vicenda Antonveneta, ha omesso di esercitare la sua funzione di vigilanza sulla Fondazione consentendo la violazione della norma di legge che impone alle Fondazioni bancarie di non detenere più del 30 per cento dei diritti di voto di una banca.

Se il ministro Tremonti avesse esercitato con diligenza le sue funzioni avrebbe impedito che la difesa ossessiva della senesità si traducesse nella quasi bancarotta della Fondazione oggi coperta di debiti e non più in grado di svolgere la sua funzione istituzionale di finanziamento di attività di rilevanza sociale e culturale. Questo aspetto, non marginale, viene stranamente dimenticato nelle ricostruzioni di Pomicino!

Ciò premesso è falso che Glocus, il think tank da me presieduto, sia stato mai presieduto, diretto o finanziato da un francese. E' falso che la mia assenza al voto sullo scudo fiscale fosse motivata dalla volontà di favorire gli evasori visto che il motivo della mia (ahimè lunga) assenza dai lavori parlamentari nell'autunno del 2009 fu dovuta a gravi (e documentati) motivi di salute.
Cordiali saluti
Linda Lanzillotta


4 - COMUNICATO STAMPA DI CIRINO POMICINO
Resto davvero addolorato e sorpreso della reazione dei cari coniugi Bassanini - Lanzillotta al mio articolo dell'altro giorno sulla vicenda Mps pubblicato su "il Foglio". Solo qualche precisazione.

L'assenza della Lanzillotta alle votazioni sullo scudo fiscale è stato da me stesso definita casuale e qualche anno fa ho fatto, insieme a Luigi Berlinguer un dibattito alla Rai-Tv con un signore francese che si definì presidente del think-tank Glocus non sapendo, come apprendo ora dalla Lanzillotta, che fosse un truffatore.

Infine, non go mai ritenuto l'appellativo "massone" un insulto perché ho sempre saputo che i massoni sono persone che lavorano riservatamente e disinteressatamente per il Bene dell'Umanità e non immaginavo che Bassanini ritenesse addirittura diffamatorio questo termine che, peraltro, non c'è nell'articolo.

Per tutto il resto avremo di che discutere anche se la stessa risposta arrabbiata di Bassanini conferma, con qualche comprensibile differenze, la mia ricostruzione della vicenda Monte dei Paschi. Una sola preghiera agli amici coniugi, non mi intimidite perché sono, come è noto, debole di cuore.

 

 

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