marina calderone giorgia meloni

NEL GRAN CALDERONE DELLA POLITICA, BEATO CHI C’HA LA LAUREA – LA MINISTRA DEL LAVORO, MARINA CALDERONE, L’HA PRESA IN RITARDO, SOSTENENDO ESAMI ANCHE DI DOMENICA. E PUR TRA I DUBBI ESPRESSI DALLE INCHIESTE DEL “FATTO QUOTIDIANO”, ALMENO IL TITOLO CE L’HA – DEI 62 MEMBRI DELL’ATTUALE GOVERNO (TRA PREMIER, VICE, MINISTRI E SOTTOSEGRETARI) CI SONO 12 NON LAUREATI: TRA LORO SPICCA GIORGIA MELONI, DIPLOMATA AL LICEO LINGUISTICO – IL CASO LOLLOBRIGIDA ALL’UNICUSANO, IL RECORD NEGATIVO DEL PRIMO GOVERNO CONTE E L’EN PLEIN DEGLI ESECUTIVI DINI E MONTI…

Estratto dell’articolo di Sergio Rizzo per “l’Espresso”

 

marina calderone alla camera - foto lapresse

Non è disdicevole laurearsi a cinquant'anni. Molti studenti lavoratori in Italia ci sono riusciti. Esistono perfino, da tempo, norme che lo favoriscono. Già nel 1973 il contratto nazionale dei metalmeccanici introdusse le 150 ore di permessi per il diritto allo studio dei lavoratori.

 

Niente di strano, dunque, nella carriera accademica della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone: che il 26 luglio del 2016, quattro giorni prima di compiere 51 anni, ha portato finalmente a casa la laurea magistrale in economia aziendale alla Link campus.

 

ALESSANDRO GIULI - FOTO LAPRESSE

Niente di strano, ha poi replicato la ministra alle rivelazioni del Fatto quotidiano, che lei abbia sostenuto alcuni esami anche di domenica, considerata normalità nel caso di corsi dedicati agli studenti lavoratori. Dato che, ha spiegato, in quanto studente lavoratrice ero una fuori corso.

 

Tecnicamente non fa una piega. Nel 2016 Marina Elvira Calderone era da tempo sulla breccia nel mondo del lavoro. Faceva la consulente del lavoro insieme a suo marito Rosario De Luca con il quale, fino alla nomina nel governo di Giorgia Meloni, aveva una società con la quale svolgevano una fiorente attività in quel campo.

 

maria elvira calderone e la laurea contestata dal fatto quotidiano

Di più. La ministra Calderone era da una decina d'anni o giù di lì addirittura presidente del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro: incombenza che successivamente si è trasferita quasi in automatico sulle spalle del consorte. E poi, a dirla tutta, nel governo Meloni non è stata nemmeno l'unica ad aver vissuto la condizione di studente lavoratore.

 

Se è per questo, il ministro del Mare e della Protezione civile Sebastiano Musumeci, detto Nello, l'ha superata di slancio. Ha conseguito una laurea in scienze della comunicazione all'università Kore di Enna nel luglio del 2017. All'età di 62 anni e giusto un paio di mesi prima di essere eletto presidente della Regione siciliana. Non soddisfatto, ha sentito il bisogno di conseguire anche un secondo titolo accademico mentre era già ministro della Repubblica. A dicembre 2024, vigilia del suo settantesimo compleanno.

 

nello musumeci

E ha voluto farlo sapere con un comunicato ufficiale diffuso dal suo portavoce […]. La tesi, in storia contemporanea, è stata discussa presso l'aula magna del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'università di Catania e ha ottenuto la votazione di 110 e lode. […]

 

Attendiamo ora la notizia della laurea del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Le indiscrezioni circolate qualche mese fa dicevano che la lieta novella era prevista per gennaio, ma ancora non se ne sa nulla. L'ultimo esame è stato sostenuto a fine settembre, come ha confermato con dovizia di particolari Gaetano Lettieri, il professore della Sapienza che ha condotto la prova: Ha preso trenta.

 

[…]  C'è da dire che casi di politici che conseguono la laurea mentre sono ministri o hanno incarichi di governo non sono poi così isolati.

 

Nel 2004 l'ex ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno si laureò in Ingegneria all'università di Perugia con una tesi sulle biomasse. Senza relativo comunicato stampa. Aveva 46 anni. Un anno dopo, nel marzo 2005, fu la volta del ministro della Funzione pubblica Mario Baccini, attuale sindaco di Fiumicino. […]

 

L'attività politica evidentemente prende tanto tempo, ed è tempo che per forza di cose qualcuno deve sottrarre anche allo studio. Recuperando magari in seguito.

 

L'attuale ministro dell'Agricoltura (o Sovranità alimentare come lo chiamano oggi) Francesco Lollobrigida, incidentalmente quasi -cognato della presidente del consiglio Giorgia Meloni, si è laureato nel 2014 all'età di 42 anni in giurisprudenza all'università telematica Niccolò Cusano. Ateneo fondato dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi, in passato aderente al Movimento sociale italiano: partito nel quale si è fatto politicamente le ossa anche Lollobrigida.

GLI ESAMI UNIVERSITARI DELLA MINSITRA DEL LAVORO, MARIA ELVIRA CALDERONE

 

Una cosa però va detta, scorrendo il cursus honorum accademico del nostro governo. La sensazione che la formazione universitaria sia in cima ai pensieri di chi entra nella stanza dei bottoni non è così netta.

 

Sia chiaro, questo accade ormai da un po' di tempo anche se negli ultimi governi la deriva si è accentuata.

 

Dei 62 membri dell'attuale esecutivo fra presidente, vice presidenti, ministri, vice ministri e sottosegretari i non laureati sono 12: quasi il 20 per cento. La presidente Giorgia Meloni non ha titolo accademico ma un diploma di liceo linguistico.

 

Nella storia dell'Italia repubblicana è il terzo capo del governo non laureato, dopo Massimo D'Alema e Bettino Craxi, al quale però vennero attribuite ben due lauree honoris causa. Ma nel governo Meloni è senza laurea anche uno dei due vicepresidenti, ossia il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Poi c'è il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha fatto gli studi classici, e il suo collega degli Affari europei che ha la delega sul Pnrr, Tommaso Foti, titolare di una maturità scientifica. E Giuli, a quanto pare ancora per poco. Quindi sette sottosegretari, tutti diplomati agli istituti tecnici.

 

La maggioranza relativa degli altri componenti di governo che possono esibire un titolo accademico (21 su una cinquantina) ha la laurea in Giurisprudenza. I laureati in Economia, nei suoi vari rami, sono otto. A cominciare dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che ha fatto la Bocconi.

 

Secondo le statistiche elaborate dal Sole 24 ore e da Pagella Politica il governo Meloni occupa la casella numero 32 nella classifica degli esecutivi repubblicani con meno laureati. L'unico governo nel quale tutti, ma proprio tutti, avevano una laurea in tasca, è stato quello di Lamberto Dini. Seguito da quello di Mario Monti. Cioè due governi tecnici. Il record dell'esecutivo con meno laureati, se si eccettua lo strano caso di un governo di Aldo Moro del 1976, lo detiene il primo governo di Giuseppe Conte, quello dell'alleanza fra grillini e leghisti.

 

Qualcosa significa. E qualcosa dice anche il paragone con il secondo governo di Alcide De Gasperi, il primo dell'Italia repubblicana, che veniva fuori da una guerra devastante, e su 45 componenti ne aveva solamente tre senza laurea. Uno di questi era Pietro Nenni, che non aveva proprio avuto modo di frequentare l'università. Allora in Italia il numero dei laureati era assai distante dall'uno per cento della popolazione; mentre oggi, pur nettamente inferiore alla media europea, si aggira intorno al 20 per cento. […]

 

La classe dirigente politica dell'immediato dopoguerra era più elitaria di quella attuale? O semplicemente la selezione che 2 operavano i partiti, quando la fedeltà al capobastone ancora non faceva premio su tutto, era un po' migliore? E, di conseguenza, lo era anche la stessa classe politica?

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...