NEL NOME DELLA “SANTA” – L’EREDITA’ CHE L'EX MINISTRA DANIELA SANTANCHÉ HA LASCIATO AL TURISMO È IVANA JELINIC, NOMINATA DALLA PITONESSA A CAPO DELL’ENIT, SOCIETÀ PUBBLICA CON 50 MILIONI DI DOTE PER LA PROMOZIONE DELL’ITALIA ALL’ESTERO – LE SENTENZE DELLA JELINIC: IL NUOVO MINISTRO DEL TURISMO MAZZI? “POVERO CRISTIANO, DEVE STUDIARE”. LA CAPO DI GABINETTO ERIKA GUERRI FA “PARACULATE” PER TENERSI LA POLTRONA – IL FATTO: “GUADAGNA 120MILA EURO L’ANNO SENZA AVERE UNA LAUREA E SENZA SAPERE UNA PAROLA D’INGLESE (‘MA CON DUE BICCHIERI MI LANCIO’)...”
Estratto dell’articolo di Thomas Mackinson per “il Fatto Quotidiano”
Il ministro del Turismo Mazzi? “Povero cristiano, deve studiare”. La capo di gabinetto Erika Guerri fa “paraculate” per tenersi la poltrona, mentre la direttrice generale, Elena Nembrini, è lì perché “voi italiani apprezzate le mogli e i mariti”, alludendo al consorte, Roberto Papetti, direttore del Gazzettino in area Zaia.
[…] La fotonica Ivana Jelinic è l’eredità materiale che Daniela Santanchè lascia al Turismo, al vertice della società pubblica Enit con 50 milioni di dote per la promozione dell’Italia all’estero: 120mila euro l’anno senza avere una laurea e senza sapere una parola d’inglese (“Ma con due bicchieri mi lancio”).
Si porta il compagno deputato Luca Squeri in “missione privata” a New York (“si mette lì accanto, non parla e non fa niente"). Prima di appendere ricorda al giornalista che fa campagne su tutti i giornali, “vi voglio bene a tutti, non faccio selezione”. Poi aggiunge: “Se scrive però scriva bene, mi tratti con garbo”.
DANIELA SANTANCHE E IVANA JELINIC
Vi annoia questo grigio panorama istituzionale? Chiamate Ivana. Un’ora al telefono, un fuoco d’artificio che, di petardo in petardo, illumina a giorno la gestione di una società di Stato che ha tante grane quante basterebbero a ribattezzarla la “Visibilia del Turismo”.
Retroscena. Il 25 marzo Santanchè si dimette. Un’ora dopo il suo “obbedisco”, la capo di Gabinetto Erika Guerri manda una comunicazione di fuoco, in copia al segretario generale e Mef, che richiama la “gentile Ad” al rispetto delle norme di spesa.
Jelinic: “A me è parsa una gran paraculata. Non ho modi principeschi, sono umbra. La banalità di una che improvvisamente si è trovata con la sedia che traballa”. E la sua? “Non mi sento in bilico. Delle poltrone non mi interessa, per non dire me ne fotto proprio”.
Se si imbarazza un poco è per una foto. Consolato di New York, 17 marzo, missione ufficiale Enit. In sala c’è anche il deputato Squeri. “Assiste seduto, non interviene, non fa nulla. È in forma privata, fine”. Chi paga? “Si è fatto il suo biglietto. Punto. Stop”. In ferie, missione, chissà. Nega trasferte goliardiche e sprechi, ammette conti asiatici tragici.
L’inciampo più fantozziano della storia: per pagare un allestitore in Indonesia, la tesoreria confonde le valute e invece di 6.000 euro spedisce in banca l’equivalente di 1,1 milioni. Diecimila euro evaporano nel cambio. “Mi sono imbufalita, roba da mettere le mani addosso a chi ha sbagliato”.
La tesoreria “se l’è fatta sotto”. “Io ho una crisi isterica: che c***o avete fatto?”. I responsabili? “Purtroppo stanno tutti bene, perché poi mi sono ricordata che era reato ucciderli”.
GIOVANBATTISTA FAZZOLARI E DANIELA SANTANCHE
La politica le ha affiancato la commercialista Elena Nembrini come dg e “badante” dei conti, pagata 50mila più di lei. Ivana incassa benissimo: “Ho capito che voi italiani apprezzate le mogli e i mariti...”.
[…] Il 21 gennaio 2025 esce un bando rivolto a tutti gli interni per due posti dirigenziali a tempo indeterminato. Dopo 24 ore, segnalazione a GdF, Anac e Corte dei Conti: profili “cuciti su misura” per nomi già scelti, tra cui Alessandro Petroli, esponente FdI e genero del defunto senatore Andrea Augello.
Sei mesi dopo vincono i due segnalati. Putiferio, denunce per falso in atto pubblico. Jelinic: “A chi ha scritto la lettera avrei chiesto cinque numeri al lotto”. Poi, in corner: “Mi piace valorizzare risorse interne”.
L’Anticorruzione che la tallona su 34 milioni di affidamenti senza gare senza contestarle nulla, lavora “per spot”: funzionari che giustificano lo stipendio con controlli a campione.
In chiusura resta in tema con quello spazio pubblicitario offerto al giornale meno incline di tutti. “Voglio bene a voi, tutti. Quando faccio le campagne le faccio con tutti, non seleziono. Ho una faccia sola”. Una “Visibilia in miniatura” che il ministro “povero cristiano” da oggi guarderà forse diversamente. Occhio al tornado Ivana. Può portare tempesta.




