FINI A OLIVERO: “CHE FAI, MI CACCI?” - IL PRESIDENTE DELLE ACLI NON VUOLE IL COGNATO DI TULLIANI: “APPARTIENE A UN’ALTRA CULTURA POLITICA, UNA CONVERGENZA MI SEMBRA DIFFICILE…” - MONTI SFILACCIA IL CENTROTAVOLA - NELL’ATTESA DEL MESSIA, MONTEPREZZEMOLO, CASINI E FINI LITIGANO CHE E’ UN PIACERE - ZUFFA PER I POSTI IN LISTA: I MONTISTI NON VOGLIONO USCENTI - PIERCASINANDO IN CRISI: LISTA UNICA O LIBERI TUTTI?

1- MODERATI COL FIATO SOSPESO DIVISI SU LISTA UNICA E LEADER ATTENDONO LE MOSSE DI MONTI...
Alberto D'Argenio per "la Repubblica"

È con una certa ansia che i centristi, i filo-montiani per eccellenza, aspettano che il premier sciolga la riserva sul proprio futuro. Ansia che scivola nel fastidio visto che Monti non ha dato indicazioni sulle sue scelte nemmeno a chi sta organizzando il nuovo centro che dovrebbe accogliere il suo eventuale impegno diretto in politica o quantomeno portare avanti la sua agenda. Tutti in attesa di sapere cosa farà Monti, ma il lavoro non si ferma.
Si discute su come mettere in piedi il nuovo soggetto, c'è chi già raccoglie le firme, chi lavora alla campagna elettorale.

I nodi sono molti e non potranno essere sciolti prima che Monti esca allo scoperto. Il primo è quello della struttura della colazione. Lista unica o liste separate? I partiti "classici" del centro, Udc e Fli, spingono per un unico soggetto. «Una lista unitaria è più nuova, attrattiva e forte», spiega il capogruppo finiano Benedetto Della Vedova. Confermano dal quartier generale di Casini.

Ma la vedono diversamente quelli di Italia Futura. Gli uomini di Montezemolo spiegano che il presidente Ferrari non ha organizzato l'operazione «purchessia» e non garantiscono la lista unica nemmeno nel caso di impegno diretto di Monti. «In linea generale preferiamo salvaguardare la nostra identità e autonomia». E intanto si portano avanti, da oggi lanciano la raccolta delle firme (sul modello dei Radicali) per presentare la propria lista e sono al lavoro sui candidati.

La ricetta però per Udc e Fli è sbagliata. Primo, se Monti si schiera direttamente è necessario fare il listone unico «Italia per Monti». Che sarebbe gestito direttamente dal premier, spiegano garantendo che in quel caso sarebbe lui a dettare «stringenti» criteri per le candidature. Un modo per invogliare i compagni di viaggio. Che però nicchiano. Come dimostra parlando a Repubblica tv Andrea Olivero per il quale ci dovrebbe essere «una Lista Monti, senza parlamentari uscenti, affiancata all'Udc». Lista nella quale potrebbero affluire diversi ministri in carica.

C'è poi l'opzione di un Monti che non scenderà in campo. I centristi non ci credono. Lo dice Olivero, «ritengo non si tirerà fuori ». Lo conferma Linda Lanzillotta: «L'ipotesi di un Monti che non c'è mi pare lontana». Eppure il rischio esiste. E in quel caso i centristi faticherebbero a trovare intese visto che Verso la Terza Repubblica, da Montezemolo a Riccardi passando per Olivero e Dellai, non ne vuole sapere di fondersi con Udc e Fli.

Almeno non alla Camera. Con il problema che al Senato, dove il soggetto unitario è indispensabile per superare la soglia di sbarramento all'8%, ci dovrebbe essere un unico soggetto mentre a Montecitorio ci sarebbero soggetti diversi. Con problemi di confusione negli elettori. Non solo, se Monti non si presenterà direttamente chi sarà il capo politico della coalizione? Qualche ministro uscente dal nome altisonante? Oppure uno dei tanti big dello schieramento montiano? Un nodo ancora da sciogliere.

Intanto i centristi classici sono al lavoro per non farsi trovare impreparati. Preparano la campagna elettorale tutta incentrata sull'agenda Monti. Tradotto, dovrà essere più aderente possibile all'appello sul quale sta lavorando il premier per coagulare intorno a sé le forze politiche. Rigore sì, riforme anche, ma con un nuovo accento da porre sulla crescita.

Prova generale del programma la manifestazione di giovedì «Ri-Montiamo Italia» organizzata da Gelletti (Udc) Della Vedova (Fli) e Lanzillotta. Il tutto con un occhio ai sondaggi. Ieri quello di La7 indicava il centro al 12,2% con la possibilità di arrivare al 25 con Monti in campo. Non abbastanza per battere il Pd e mandare il Professore a Palazzo Chigi al posto di Bersani. Tuttavia per i centristi l'impegno diretto del premier potrebbe valere di più: si scommette nel recupero degli astenuti.

2 - OLIVERO: NO A FLI. FINI: NON SAI LE COSE...
C.L. per "la Repubblica"

È un matrimonio difficile da celebrare. E il tempo a disposizione è agli sgoccioli. L'area Montezemolo-Riccardi da una parte, Fini e Casini dall'altra. Coi primi che ora dettano le condizioni e chiudono le porte a tutti i parlamentari uscenti (almeno nelle loro liste). E i secondi che da big sponsor di Monti non ci stanno a passare da comprimari. Ma Andrea Olivero, presidente delle Acli che della prima area è uno dei fondatori, adesso alza il tiro. E nel videoforum di Repubblica tv mette nel mirino Gianfranco Fini e il suo partito.

Fli appartiene «ad un'altra cultura politica rispetto alla nostra, rifletteremo insieme ma una convergenza mi sembra molto difficile» dice. E spiega: «Abbiamo una grande rispetto per Fini, del quale io personalmente ho apprezzato molto alcune sue campagne,
penso alla questione della cittadinanza, ma ciò detto ritengo che la sua cultura politica sia collocata in un'area diversa dalla nostra. Non ho preclusioni astratte, ne discuteremo nei prossimi giorni».

L'uscita non è stata gradita per nulla al primo piano di Montecitorio. Il presidente della Camera a stretto giro affida la sua risposta a un velenoso tweet: «Il sig. Olivero, di cui ricambio la stima, capirà presto che la realtà sarà diversa da come egli la immagina». Così, lasciata volutamente in sospeso.

Quale sia lo stato d'animo tra i finiani dopo la sortita dell'esponente cattolico, legato a Riccardi a Bonanni e agli altri promotori del manifesto "Verso la Terza Repubblica", lo si capisce dalle reazioni a caldo. «Senza Fli, Berlusconi sarebbe ancora a Palazzo Chigi e Olivero si occuperebbe solo di Acli: per costruire la Terza repubblica servono memoria storica, umiltà e lungimiranza», contrattacca Fabio Granata.

Caso Fini a parte, va detto che in Transatlantico, a tre giorni dallo scioglimento delle Camere, basta una battuta qualsiasi per mandare nel panico decine di deputati (per lo più Pdl) a caccia di ricollocazione. La "lista civica" da molti era vista come una zattera di salvataggio niente male. Ma sempre Olivero, nello stesso forum, stronca le speranze.

«Ci sarà una lista Monti, questo è il mio auspicio, cioè una lista della società civile nuova, affiancata all'Udc. Ma dovrà essere una lista senza parlamentari uscenti. Questa sarebbe la soluzione più chiara». Il deputato dei Responsabili (e comunque berlusconiano) Giancarlo Lehner ci ricama su: «Vedo colleghi alla disperatissima ricerca di riconferma che s'erano derubricati a neofiniani, casinisti, montezemoliani, ma se si avvera la profezia di Olivero, manderanno a quel paese il Professore».

 

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