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“PER TRUMP SAREBBE POLITICAMENTE INSOSTENIBILE DEPORRE MADURO SENZA PORRE FINE ANCHE AL REGIME” – L’OPINIONISTA CONSERVATORE (MA ANTI-DONALD) BRET STEPHENS, SUL “NEW YORK TIMES” PLAUDE ALLA DEPOSIZIONE DI MADURO, MA CHIEDE DI ANDARE FINO IN FONDO: “TRUMP PUÒ DIMOSTRARE DI ESSERE UN AMICO DELLA LIBERTÀ MIGLIORE DEI SUOI CRITICI, AMMESSO CHE NON SPRECHI IL MOMENTO, COME SPESSO GLI ACCADE” – “LA CATTURA DI MADURO È STATA CRITICATA COME UN INVITO A RUSSIA E CINA A COMPORTARSI ALLO STESSO MODO. ESISTE UNA DIFFERENZA ENORME TRA CATTURARE UN DITTATORE INCRIMINATO E CERCARE DI ROVESCIARE GOVERNI ELETTI A KIEV O A TAIPEI. IL DIRITTO INTERNAZIONALE NON PUÒ DIVENTARE UNO SCUDO DIETRO CUI I DESPOTI FANNO CIÒ CHE VOGLIONO AI PROPRI POPOLI…”

Traduzione dell’articolo di Bret Stephens per il “New York Times”

 

nicolas maduro in versione scarface

Ci sono buone ragioni per celebrare la caduta del tiranno Nicolás Maduro, come hanno fatto tanti esuli venezuelani quando sabato mattina hanno appreso la notizia. Tra queste ragioni, però, non rientra un’America che si impadronisce delle risorse petrolifere del Venezuela lasciando intatto ciò che resta dell’odioso regime di Maduro.

 

Questa sembra essere la logica del presidente Trump, ma chi può dirlo con certezza? Lui dice una cosa; il suo segretario di Stato ne dice un’altra.

 

DELCY RODRIGUEZ

Forse è semplice incoerenza: Trump non sapeva davvero cosa volesse ottenere nello scontro con Maduro, se non evitare di apparire sconfitto.

 

Oppure è una manovra di depistaggio: il mondo MAGA non ama le parole “cambio di regime”, così Trump sta enfatizzando l’aspetto mercenario della sua politica mentre cerca di capire se può coinvolgere o mettere sotto pressione Delcy Rodríguez, leader ad interim del Venezuela, per guidare il Paese verso una transizione ordinata del potere attraverso nuove — e, si spera questa volta, eque — elezioni.

 

Quel che è certo è che si tratta di una fantasia.

 

DONALD TRUMP E IL VENEZUELA - MEME BY VUKIC

Una fantasia, innanzitutto, perché le riserve di petrolio greggio del Venezuela, ritenute le più grandi al mondo, sono accompagnate da un’infrastruttura energetica gravemente degradata che richiederebbe miliardi di dollari di investimenti iniziali per un ritorno incerto in un contesto di eccesso globale di offerta di petrolio.

 

In parole povere, il mondo non ha particolare bisogno del petrolio venezuelano, e nel lungo periodo i venezuelani starebbero meglio cercando di liberarsi dalla dipendenza della loro economia dalle entrate petrolifere.

 

Una fantasia, in secondo luogo, perché i principali esponenti del regime venezuelano non hanno perso tempo, dopo la cattura di Maduro, a chiarire che non hanno alcuna intenzione di prendere ordini da Mar-a-Lago.

 

IMMADURO - VIGNETTA BY ROLLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

Rodríguez ha sostenuto che la cattura di Maduro aveva «sfumature sioniste», suggerendo che la sua presa sulla realtà potrebbe non essere quella che l’amministrazione spera. Diosdado Cabello, il potente ministro dell’Interno, sta incitando alla resistenza e mobilitando i colectivos, i gruppi paramilitari, per reprimere eventuali rivolte.

 

Una fantasia, infine, perché per Trump sarebbe politicamente insostenibile deporre Maduro senza porre fine anche al regime che lo ha sostenuto. Così facendo perderebbe il sostegno dei venezuelani che oggi lo acclamano. E perderebbe anche l’appoggio dei conservatori statunitensi (e persino di alcuni liberali) che riescono a vedere una logica nel sostituire Maduro — ma non nel farlo con un altro Maduro.

 

la cattura di nicolas maduro - foto creata con l'intelligenza artificiale

Che il mancato smantellamento del regime sia una svista potenzialmente disastrosa o parte di un piano non ancora rivelato, l’amministrazione dovrà comunque trovare il modo di eliminarlo definitivamente a favore di un governo legittimo, stabile e democraticamente eletto. E dovrà offrire agli americani, e al resto del mondo, una spiegazione convincente del perché lo abbia fatto.

 

Come?

 

L’amministrazione sembra terrorizzata dall’idea di provocare in Venezuela un caos sul modello iracheno, che richiederebbe una massiccia presenza militare statunitense per mantenere l’ordine — ed è questo, a quanto pare, l’argomento per lasciare per ora il regime al suo posto.

 

bret stephens

Ma il Venezuela non è l’Iraq, e ha già un presidente democraticamente eletto (formalmente riconosciuto come tale dall’amministrazione Biden) nella persona di Edmundo González, che nel 2024 ha ottenuto circa due terzi dei voti.

 

Tuttavia, l’amministrazione ha ragione a temere che il regime conservi una massa critica di sostenitori pronti a rendere il Paese ingovernabile se venissero immediatamente estromessi dal potere. A queste persone vanno offerte scelte plausibili.

 

Per i vertici più intransigenti, come Cabello e il ministro della Difesa Vladimir Padrino López, la scelta dovrebbe essere quella già offerta a Maduro: Club Med o Club Fed — l’esilio in Turchia oppure i panini al tacchino in una prigione di New York. Forse sceglieranno con più saggezza del loro ex capo.

 

VENEZUELA - BOMBARDAMENTO SU CARACAS

Per gli elementi più malleabili del regime, un’altra opzione: andare a elezioni libere e corrette, accettare l’inevitabile sconfitta e diventare semplicemente un altro partito politico, oppure essere banditi dalla politica a vita.

 

Per gli ufficiali militari e i leader paramilitari, accettare un’amnistia in cambio di una promessa di lealtà al prossimo governo. In alternativa, affrontare procedimenti giudiziari e, se incriminabili, l’estradizione negli Stati Uniti.

 

Tutto questo richiede, se non un’elezione immediata, almeno la garanzia che se ne terrà una nel prossimo futuro. Lunedì Trump ha detto che «non c’è modo» di organizzare un’elezione nel giro di un mese.

 

Va bene: e entro sei mesi? Deve esserci una chiara tabella di marcia per quel trasferimento di potere “giudizioso” di cui Trump ha parlato annunciando la cattura di Maduro.

 

italiani pro maduro contro i venezuelani al presidio della cgil foto lapresse

Soprattutto, serve legittimità. La cattura di Maduro da parte di Trump è stata criticata come un invito a Russia e Cina a comportarsi allo stesso modo. Questo dovrebbe essere assurdo: esiste una differenza morale enorme tra catturare un dittatore incriminato come Maduro e cercare di rovesciare e conquistare governi eletti a Kiev o a Taipei. E, con il dovuto rispetto per il diritto internazionale, esso non può diventare uno scudo dietro cui i despoti di tutto il mondo fanno ciò che vogliono ai propri popoli.

 

La cattura di Maduro è stata accolta con giubilo dagli esuli venezuelani perché da 25 anni loro e le loro famiglie hanno dovuto sopportare uno dei regimi più crudeli in circolazione, ricevendo pochissima attenzione o simpatia da parte di coloro che si definiscono progressisti e che pure affermano di difendere i diritti umani e la democrazia.

VENEZUELA - BOMBARDAMENTI SU CARACAS

 

Trump ora ha l’occasione di dimostrare di poter essere un amico della libertà migliore dei suoi critici, ammesso che non sprechi il momento, come spesso gli accade.

 

Servirà un’elezione — libera, corretta e abbastanza presto.

VENEZUELA - BOMBARDAMENTO SU CARACAS

 

la cattura di nicolas maduro - foto creata con l'intelligenza artificialeDONALD TRUMP - CHI VUOL ESSERE BOMBARDATO - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA DONALD TRUMP E NICOLAS MADUROitaliani pro maduro contro i venezuelani al presidio della cgil parata di sostenitori di maduro a caracasnicolas maduro delcy rodriguez

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