nicolo zanon corte costituzionale

“NON SI TRATTA DI ‘CONQUISTARE LA CORTE’, MA DI NON PERMETTERE CHE DIVENTI UN MONOLITE CULTURALE” – NICOLÒ ZANON, GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE A FINE MANDATO, RACCONTA COM’È ESSERE UN CONSERVATORE ALLA CONSULTA. E RICORDA LE SENTENZE CHE GLI SONO RIMASTE SUL GROPPONE. COME QUELLA SUL PROCESSO REGENI: “LA CORTE HA VOLUTO CONSENTIRE LA CONVOCAZIONE A GIUDIZIO DEGLI AGENTI EGIZIANI. IO ERO CONTRARIO PERCHÉ…”

NICOLO ZANON

Estratto dell’articolo di Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

 

Nicolò Zanon è stato vicepresidente della Consulta sino a poche ore fa. Classe 1961, ordinario all’Università degli Studi di Milano, è stato una mosca bianca tra i giudici costituzionali. Ha molte cose da raccontare.

 

Per gli italiani i giudici costituzionali sono spesso creature misteriose. Lei, professore, a quale famiglia politica e culturale appartiene? Quali sono le sue idee?

«Mi lasci fare una premessa. Io penso che un giudice costituzionale abbia un solo obbiettivo: difendere le scelte contenute nella Costituzione sulla quale ha giurato, anche se dentro di sé non le condivide. […] Prendere sempre sul serio ciò che è scritto nella Costituzione è una questione di lealtà. E, mi creda, è molto meglio che far dire alla Costituzione quel che essa non dice...».

corte costituzionale 1

 

Premessa registrata. Dopo di che?

«Dopo di che […] io la mia storia la rivendico tutta. Nel 1975, all’età di 14 anni, aderii al Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile missina, sull’onda dell’emozione per l’omicidio di Sergio Ramelli. Vivevo a Biella, […] ma ebbi comunque […] un’adolescenza inquieta e periodi di coinvolgente passione politica».

 

Fino a che punto si spinse?

marco tarchi

«All’inizio degli anni Ottanta mi avvicinai alla Nuova Destra guidata da Marco Tarchi, movimento culturale che tentava di ammodernare i riferimenti ideali della destra italiana. Leggevamo di tutto, scrivevamo, organizzavamo convegni. Anche quelli furono anni carichi di passione.

 

Nel frattempo, dopo la laurea a Torino, iniziavo la carriera universitaria nel settore del diritto costituzionale. Procedendo per aggiunte (non per sottrazioni o abiure!) ho così rinforzato la mia fiducia nella democrazia rappresentativa e nel principio della separazione dei poteri, condizioni per la salvaguardia dei diritti di libertà dell’individuo».

 

giorgio napolitano

Un percorso anomalo per un giudice costituzionale. Oggi come si definisce?

«Mi considero un tranquillo conservatore. […] ».

 

Eppure a nominarla giudice costituzionale fu Giorgio Napolitano, nove anni fa. Com’è che accadde?

«Il presidente Napolitano era un uomo di straordinaria curiosità intellettuale e di grande larghezza di vedute. Il rapporto con lui si era consolidato mentre ero consigliere laico del Csm […]. Quando mi telefonò per chiedermi la disponibilità alla nomina mi disse che era suo dovere “assicurare la presenza in Corte di tutte le aree culturali”».

 

NICOLO ZANON

Nove anni dopo, è andata come lei immaginava?

«Il lavoro di giudice costituzionale […] può essere il più affascinante del mondo per chi ama il dibattito delle idee, la volontà di approfondire le questioni e di affrontarle da punti di vista diversi. In più, si sente forte il senso di responsabilità, perché le decisioni della camera di consiglio della Corte possono avere effetti sull’intero ordinamento e sul destino di tante vicende umane».

 

PERMESSO DI SOGGIORNO

[…] Negli anni in cui è stato lì, la Consulta ha fatto 2.374 pronunce, delle quali lei è stato relatore in 180 casi. Quali le sono rimaste più impresse?

«Mi sono rimaste impresse soprattutto le ferite, e quelle recenti bruciano di più. Mi vengono in mente due sentenze del 2023, sulle quali ho dissentito fortemente, ma invano».

 

È disposto a parlarne? […]

«Credo di ottemperare a un imprescindibile dovere di trasparenza se spiego perché non ero d’accordo. La prima decisione riguarda il tema dell’immigrazione. La legge Bossi-Fini stabiliva che il permesso di soggiorno per lavoro non può essere rinnovato a uno straniero, tra l’altro, laddove egli venga condannato per il reato di spaccio di stupefacenti o per quello di commercio di merce contraffatta. E la Corte ha dichiarato incostituzionale questo cosiddetto “automatismo ostativo”, in nome delle ragioni dell’accoglienza e dell’integrazione. Ha stabilito che si deve valutare caso per caso».

 

giulio regeni

Dov’era il problema per lei?

«Nel 2008 un chiarissimo precedente della stessa Corte costituzionale aveva stabilito che una tale scelta legislativa non è affatto irragionevole, perché è facoltà del legislatore stabilire quali sono le regole che consentono la permanenza legale nel territorio dello Stato. La mia Corte, nel 2023, ha deciso in senso opposto a quella del 2008...».

 

La seconda ferita?

«Deriva dal caso Regeni. Vicenda atroce, nella quale l’Egitto ha protetto fino in fondo i suoi agenti, probabili responsabili dell’omicidio e delle torture, negando ogni cooperazione con le nostre autorità ed impedendo persino che ad essi fosse notificata la convocazione a giudizio. Comportamento riprovevole, certo, che avrebbe impedito la celebrazione del processo. La Corte invece ha voluto consentirla, anche in assenza degli imputati».

NICOLO ZANON

 

E lei era contrario. Perché?

«Perché la nostra Costituzione, all’articolo 111, contiene una garanzia fondamentale, importantissima: in principio, il processo deve svolgersi in presenza dell’imputato, e in contraddittorio con questi. Capisco il desiderio di vedere a tutti i costi a processo gli autori di questo efferato omicidio, ma far ricadere sugli imputati la mancata cooperazione del loro Stato è un precedente pericoloso.

 

Così come lo è affermare, in sostanza, che più è grave il reato da giudicare, meno intense sono le garanzie di cui può beneficiare l’imputato. Non ho problemi a dire che per me è stata una vera disfatta».

 

corte costituzionale

In passato lei ha sostenuto che la Corte costituzionale deve ammettere l’opinione dissenziente, come avviene nella Corte suprema degli Stati Uniti e negli analoghi organismi tedesco e spagnolo. La pensa ancora così?

«Certo, come dicevo poco fa c’è un’esigenza di trasparenza: escono spesso “spifferi” che raccontano di una Corte divisa. Perché non consentire che l’opinione pubblica conosca i motivi di questa divisione? Inoltre, […] mostrare che esistono ragioni che avrebbero potuto condurre verso una decisione diversa farebbe progredire la sensibilità per il dibattito costituzionale, senza intaccare l’autorevolezza della sentenza e dell’organo che l’ha emessa.

Nei Paesi che conoscono l’opinione dissenziente, è accaduto non di rado che un’opinione rimasta in minoranza sia divenuta, anni dopo, l’opinione dominante della Corte».

 

MATTARELLA CORTE COSTITUZIONALE

Restiamo sul tema del dissenso: è corretto dire che i giudici costituzionali con la sua estrazione politica e culturale sono una rarità?

«Direi proprio di sì. Mi è accaduto spesso di soffrire di solitudine in camera di consiglio...».

 

E come se lo spiega?

«Intanto, mi pare che non sempre gli schieramenti parlamentari che definirei “conservatori” abbiano avuto la necessaria consapevolezza della crucialità del ruolo della Corte […]. Quanto alle nomine del Capo dello Stato, non sarebbe corretto che proprio io le commentassi...».

 

Questo è un problema per gli equilibri istituzionali italiani?

«Ovviamente lo è. Non si tratta affatto di “conquistare la Corte” […]. Si tratta, semmai, di non permettere che diventi un monolite culturale […]».

NICOLO ZANONhelmy uhsam magdi ibrahim abdelal sharif

Ultimi Dagoreport

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…

fabrizio corona pier silvio berlusconi giampaolo rossi

FLASH – TENETEVI FORTE: ORA INIZIA UNA VERA GUERRA TRA MEDIASET E RAI! – NON SOLO GLI UFFICI LEGALI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI STANNO RIVEDENDO, FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA, L’OSPITATA DI FABRIZIO CORONA A “LO STATO DELLE COSE”, ORA PIER SILVIO BERLUSCONI HA DECISO CHE LA RAI LA PAGHERA’ DURAMENTE PER TUTTO LO SPAZIO CONCESSO AI DELIRI DI “FURBIZIO” (CHE E’ STATO ACCOLTO IN PASSATO A “BELVE”, A “CIAO MASCHIO”, A “DOMENICA IN” E PIU’ RECENTEMENTE DA GILETTI ED E’ STATO VIDEOCHIAMATA DA FIORELLO A “LA PENNICANZA”) – LA VENDETTA DI “PIER DUDI” SI CONSUMERA’ NELLA SETTIMANA DI SANREMO, VERA CASSAFORTE DELLE CASSE RAI: CONTROPROGRAMMAZIONE AGGRESSIVA DA PARTE DI MEDIASET E, NEL SABATO DEL FESTIVAL, POTREBBE ANDARE IN ONDA MARIA DE FILIPPI - DALLA RAI SI CERCA UN ACCOMODAMENTO: LA SETTIMANA PROSSIMA, MASSIMO GILETTI DOVREBBE ANDARE IN ONDA CON UNA PUNTATA "RIPARATRICE" DOPO AVER DATO SPAZIO ALLE ESONDAZIONI DI CORONA...

john elkann andrea agnelli ardoino devasini juventus

FLASH – VOCI DA TORINO: JOHN ELKANN POTREBBE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI VENDERE LA JUVENTUS PER UNA CIFRA VICINA AI 2 MILIARDI DI EURO (DEVASINI E ARDOINO, I DUE PAPERONI A CAPO DI TETHER, IL COLOSSO DELLE STABLECOIN, AVEVANO OFFERTO 1 MILIARDO) - NEL CASO IN CUI L’AFFARE ANDASSE IN PORTO E I DUE CRIPTO-RICCONI RIUSCISSERO A PAPPARSI LA SOCIETA’, ANDREA AGNELLI POTREBBE ENTRARE NEL CAPITALE CON UNA PICCOLA QUOTA E AIUTARE NELLA GESTIONE DELLA SQUADRA: SAREBBE IL LINK CON LA FAMIGLIA AGNELLI E CON IL PASSATO "GOBBO”…

matteo salvini tedofori milano cortina

A PROPOSITO DI… SALVINI – IL CAPOSTAZIONE DELLA LEGA È ARRIVATO PUNTUALE NEL DIRE LA SUA SUI TEDOFORI DI MILANO CORTINA. UN CASO CHE HA PRESO “A CUORE” - PER LA CARNEVALATA ORGANIZZATA DA MALAGÒ, LO SPONSOR HA REALIZZATO ALTRETTANTE TUTE TERMICHE, BEN PRESTO FINITE IN VENDITA PER MIGLIAIA DI EURO NEI SITI DI “SECONDA MANO”. SE LA MORALE SPESSO NON URTASSE LE COSCIENZE, VERREBBE DA CHIEDERE AL MINISTRO SALVINI CON IL “CUORE IN MANO” SE QUELLE TUTE TERMICHE DATE AI TEDOFORI NON AVREBBERO POTUTO SALVARE LA VITA DEL VIGILANTE MORTO DAL FREDDO IN UN CANTIERE OLIMPICO A CORTINA…

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO