NOMINE BOIARDI: BASTA UN RINVIO A GIUDIZIO PER DECADERE (UN PAESE IN MANO AI PM) - MA NON PASSANO I LIMITI DEI 70 ANNI E DEI TRE MANDATI

1. NOMINE: PANSA, RINVIO ASSEMBLEA? NON DIPENDE DA ME
(ANSA) - "Non dipende da me, per quanto mi riguarda io sto al calendario". Così l'amministratore delegato di Finmeccanica, Alessandro Pansa, ha risposto ai giornalisti che, a margine di un convegno, gli chiedevano se fosse plausibile l'ipotesi di un rinvio dell'assemblea del 4 luglio che deve nominare i due consiglieri in sostituzione di Giuseppe Orsi e Franco Bonferroni, alla luce della direttiva sulle nomine emanata ieri dal Tesoro.


2. NOMINE, I PALETTI DEL TESORO STOP A IMPUTATI E A CHI PATTEGGIA
Roberto Mania per "la Repubblica"

Si volta pagina nella scelta dei manager pubblici. Per la prima volta il ministro dell'Economia, che è l'azionista delle società partecipate o controllate dallo Stato, ha fissato i criteri ispirati alla trasparenza e basati sulla professionalità per la nomina dei capi azienda. Sarà ineleggibile chi avrà subìto una condanna per reati gravi (dai delitti contro la pubblica amministrazione a quelli in materia tributaria) anche solo in primo grado; ma pure chi avrà patteggiato o semplicemente sarà stato rinviato a giudizio.

Decadrà automaticamente, senza diritto ad alcun risarcimento, chi nel corso nel corso del mandato sarà condannato o ricorrerà al patteggiamento. Parlamentari e consiglieri di enti locali (con più di 15 mila abitanti) non potranno più sedere nei consigli di amministrazione. E i compensi dei manager pubblici saranno collegati ai risultati raggiunti, dovranno essere allineati alle best practices internazionali e tenere conto della grave crisi economica.

Una svolta nel rapporto tra politica ed economia. La direttiva varata dal ministro Fabrizio Saccomanni recepisce la "mozione Tomaselli", che prende il nome del primo firmatario, approvata la scorsa settimana al Senato, con il voto favorevole di Pd, Pdl e M5S e con la contrarietà di Scelta civica esclusa la componente Udc.

I montiani si sono dissociati perché dalla mozione sono stati espunti altri due criteri: il limite dei 70 anni e quello di non superare i tre mandati. Criteri che avrebbero impedito a diversi amministratori delegati in carica (da Paolo Scaroni dell'Eni a Fulvio Conti dell'Enel fino a Massimo Sarmi delle Poste) di essere ricandidabili alle prossime assemblee.

Ora tutte le società pubbliche dovranno adeguare i propri statuti. Passaggio che, stando ad alcune interpretazioni, potrebbe rendere ineleggibile Scaroni il quale, accusato di corruzione, ha patteggiato nel 1996 una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il pagamento di tangenti. Reato che però sarebbe stato estinto. Un caso che comunque andrà chiarito proprio nello spirito della direttiva-Saccomanni.

Da qui alla fine dell'estate sono otto le società che applicheranno le nuove regole. La Cassa depositi e prestiti dovrebbe adeguare il suo statuto già domani durante l'assemblea straordinaria. Il 4 luglio è fissata l'assemblea di Finmeccanica che deve nominare tra amministratori e designare il presidente. Poi Invitalia, Anas e Ferrovie. Tra un anno sarà la vota di Eni e Enel.

Saccomanni ha deciso pure che nella scelta degli amministratori, i cui curricula saranno on line, il Tesoro si avvarrà della consulenza di due società di "recruiting", la Spencer Stuart Italia e la Korn Ferry. Una volta definita una lista ristretta di candidati, sarà sottoposta al ministro che procederà alla designazione solo dopo aver ottenuto il parere favorevole di un apposito Comitato di garanzia, di cui faranno parte, a titolo gratuito, il presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, il direttore generale onorario della Banca d'Italia, Vincenzo Desario, e l'economista e consigliere del Cnel Maria Teresa Salvemini.

 

LETTA, ALFANO, SACCOMANNIALESSANDRO PANSApaolo scaroniFulvio Conti

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