marina berlusconi meloni tajani gianni letta giorgia

“NON C’È NESSUNA TRAMA POLITICA CONTRO TAJANI O MELONI” – MARINA BERLUSCONI SI SCOMODA A SCRIVERE A “REPUBBLICA” E NEGA CHE IL SUO ATTIVISMO PER I DIRITTI SIA UNA MOSSA POLITICA CONTRO LA DUCETTA: “NESSUNA ‘DISISTIMA’ NEI CONFRONTI DI MELONI O ‘SCONTENTEZZA’ PER L’OPERATO DI TAJANI ALLA GUIDA DI FORZA ITALIA, È VERO ESATTAMENTE IL CONTRARIO” – LA CAV IN GONNELLA INTERVIENE ANCHE SUL SUO FACCIA A FACCIA CON MARIO DRAGHI, ORGANIZZATO DA GIANNI LETTA: “SI ARRIVA A DEFORMARE IL CONTENUTO DI INCONTRI CHE FANNO PARTE DEL MIO LAVORO” – IL RUOLO DEL 90ENNE LETTA CHE, DOPO SILVIO, ORA...

1. MARINA BERLUSCONI: “NESSUNA TRAMA CONTRO TAJANI O MELONI”

 

https://www.repubblica.it/politica/2024/09/18/news/marina_berlusconi_meloni_tajani_presidente_fininvest-423507410/?ref=RHLF-BG-P4-S1-T1

 

Lettera di Marina Berlusconi a www.repubblica.it

 

Caro Direttore,

marina berlusconi

questa mattina sul suo giornale ho letto il nuovo, l’ultimo, l’ennesimo retroscena che mi riguarda. So bene che arginare il fiume delle voci e delle indiscrezioni è pratica molto difficile, se non impossibile, ma io non posso continuare a tollerare presunte ricostruzioni che non hanno il minimo contatto con la realtà.

 

L’articolo di oggi attribuisce alla mia famiglia «disistima» nei confronti di Giorgia Meloni e «scontentezza» per l’operato di Antonio Tajani alla guida di Forza Italia, quando in entrambi i casi è vero esattamente il contrario. La Repubblica descrive perfino pensieri e progetti che non ho, né ho mai avuto. Arriva addirittura a deformare il contenuto di incontri che fanno parte del mio ruolo e del mio lavoro, trasformandoli in assurde riunioni carbonare che nasconderebbero trame politiche da fantascienza.

 

 

LA PARTITA DEL CUORE NEL CENTRODESTRA - MEME BY SARX88

Tutto molto affascinante, lo ammetto: quasi intrigante. Ma anche distante ventimila leghe dalla verità. Già, la verità… In un’epoca di fake news e di chiacchiere incontrollabili, conta ancora qualcosa?

 

Per questo le scrivo, caro Direttore: per rispetto del lavoro che fate e per rispetto del suo giornale. Ancor prima, però, per rispetto e per amor di verità. Forse sarò ostinata, e di certo le parrò all’antica, ma continuo a pensare che la realtà dei fatti conservi un valore. E che i «retroscena» possano avere un senso soltanto quando e se, da dietro il palcoscenico, descrivono una scena reale. Non un teatro - anzi un teatrino - che non c’è.

 

Cordialmente

Marina Berlusconi

 

2. LA SPINTA DI GIANNI LETTA NELLA SVOLTA PRO-DIRITTI DI FORZA ITALIA

 

https://www.repubblica.it/politica/2024/09/18/news/gianni_letta_marina_berlusconi_tajani_forza_italia-423506313/

 

Estratto dell’articolo di Concetto Vecchio per www.repubblica.it

 

GIANNI LETTA TAJANI

Gianni Letta l’anno prossimo compie 90 anni ed è ancora il grande facilitatore della Repubblica. Un vecchio signore con il suo alone di mistero, perché non compare: da direttore del Tempo non scrisse mai un editoriale, da uomo di governo berlusconiano non fece mai un intervento in Parlamento. Provate però a telefonargli nel suo ufficio al Nazareno, accanto c’è il Pd: vi risponderà. E se non può, richiama. Telefonate brevi, di deliziosa cortesia, nelle quali offre nell’ombra l’illusione di una soluzione. […]

 

Solo che ultimamente qualcosa è cambiato. Non sfuggono più a nessuno i difficili rapporti tra Marina e Piersilvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Una sottile disistima reciproca. Giorgia per i fratelli Berlusconi è l’emblema del populismo all’amatriciana; la premier ne diffida perché li ritiene attenti solo alla propria borsa come dimostrerebbe il no alla tassa sugli extraprofitti delle banche.

 

IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI - MARTA FASCINA

Soprattutto non ha dimenticato l’avvertimento su Giambruno. Questa incomprensione viene da lontano, c’era già ai tempi dell’ultimo Silvio, che reputava «Giorgia» una maleducata che non aveva chiesto permesso.

 

Perdipiù, a differenza di quelli che c’erano prima, Meloni ha cercato di affrancarsi da Gianni Letta. Anche Letta non ama il melonismo, non vi si riconosce, ma allo stesso tempo vuole anche piacere a tutti, non essere tagliato fuori. […]

 

antonio tajani e giorgia meloni al senato

 E ora Letta ha portato Draghi a casa di Marina, una visita che è un dito nell’occhio a Giorgia. Ed è amico di Luigi Bisignani, «il suo santo protettore», esagerano a Roma, una delle anime della Dagospia anti meloniana. Ce n’è abbastanza per far appiccare un incendio.

 

E quindi, in questa terza fase della sua vita, dopo essere stato giornalista, l’ambasciatore Fininvest nel Palazzo, Letta si scopre al centro di una tela dove non è più visto come «un uomo di pace, o di finta pace», il calligrafo della Real Casa, ma dentro una contesa: visto a Chigi come una minaccia.

 

INTERVISTA A MARINA BERLUSCONI SUL CORRIERE DELLA SERA

Lo ha capito da un pezzo Antonio Tajani, il segretario di Forza Italia. I Berlusconi non sono contenti di quel che fa. Lo ritengono troppo arrendevole con Giorgia. Lo vorrebbero più incisivo sui diritti civili. Tajani parla continuamente di ius scholae, solo che nessuno riesce a prenderlo sul serio.

 

Poi si sarebbe fatto lusingare dalla promessa meloniana, chissà quanto sincera, che sarà lui il primo presidente del centrodestra al Quirinale, dopo Mattarella. Quindi lo avrebbero ubriacato con la vanità. E in questo momento i rapporti con Letta si sarebbero guastati. Eppure, nel 1994, fu proprio Gianni Letta a portare Tajani ad Arcore. Era ancora un giornalista del Giornale, ma già desideroso d’altro, e azzimato, moderato, prudente: il Berlusca cercava proprio quei tipi là.

 

Tajani non è andato male alle Europee (9,6%). Forza Italia è sopravvissuta alla morte del suo fondatore, solo che «Antonio» è come quei mister che arrivano alla salvezza, ma non piacciono al presidente per come fanno giocare la squadra. Tajani non è Sacchi, ed è pure juventino. A torto o a ragione è poco funzionale al progetto di Marina di un partito alternativo alla destra sovranista. Come ha fatto notare ieri Roberto D’Alimonte sul Sole 24 ore non è incisivo sul piano dell’influenza politica. La presidente della Mondadori ad aprile, alla prima del biopic su Ennio Doris, stupì i cronisti con un endorsement anti populisti. E subito dopo disse al Corriere di sentirsi vicina alla sinistra di buonsenso sui diritti civili.

 

silvio berlusconi marina berlusconi

Quindi resta da capire che farà Marina. Ma anche quello che farà Giorgia: andrà allo scontro con i fratelli, oppure si acconcerà, visto che senza Forza Italia non c’è maggioranza. Gianni Letta non è fatto per stare a guardare. La leggenda narra che durante l’università lavorava come operaio in uno zuccherificio di Avezzano, diventandone ben presto il direttore del reparto chimico. Uno che a 90 anni risponde ancora a tutte le telefonate.

GIORGIA MELONI MARINA BERLUSCONI - MEME BY EDOARDO BARALDI IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONIantonio tajani e giorgia meloni al senato tweet sull intervista di marina berlusconi 1

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)