FARSA ITALIA – LA NUOVA AMMUINA DEL CAVALIERE: INUTILE SPENDERE ENERGIE E SOLDI PER QUESTO PARTITO, TANTO VALE CHIUDERLO – MA IL PROBLEMA È SOLO DI AVERE MENO ROTTURE DAI VARI FITTO

1.“Berlusconi non si pente: Forza Italia è da rifare”

Adalberto Signore per “Il Giornale”

Guerra fredda. Il day after del duro faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto non porta alcuna novità. Tutti rimangono sulle loro posizioni, a partire dal leader di Forza Italia, niente affatto pentito per gli affondi di giovedì scorso. Perché – ripete a chi ha occasione di sentirlo telefonicamente – ci sono momenti in cui è bene «stare uniti», tutti dalla stessa parte per essere pronti ad approfittare delle difficoltà dell'avversario che oggi non sono poche.

Silvio Berlusconi RUDY  CAVAGNOLI  Silvio Berlusconi RUDY CAVAGNOLI

Ed è questa la ragione delle tante perplessità di un Berlusconi che inizia a non nascondere i suoi dubbi su Forza Italia. Nel senso che – queste le confidenze dell'ex premier ai suoi collaboratori più stretti – non è per nulla ragionevole «spendere energie e denari per un partito che poi se ne va per la sua strada». Il leader di Forza Italia, dunque, inizia a non nascondere qualche perplessità su quell'operazione che con tanto entusiasmo mise in moto poco più di un anno fa. Non perché non creda più in quella che Berlusconi continua a definire la «mission» di Forza Italia, ma per le nubi che si addensano all'orizzonte. Così le definisce l'ex premier quando qualche parlamentare a lui vicino gli chiede conto dello stato dell'arte.

raffaele fitto silvio berlusconi raffaele fitto silvio berlusconi

Che dentro il partito si navighi a vista, infatti, non è un mistero. Che la fronda fittiana (e non solo) si porti dietro più di un malessere non è certo un segreto. Ecco perché Berlusconi sta iniziando a ragionare su uno scatto di reni, su una sorta di predellino-ter, una nuova «rinascita». Già, perché è questa la parola che usa Berlusconi nelle sue conversazioni private: «Rinascita». Come a dire che «basta», non si può andare avanti a scontrarsi su questioni che non hanno davvero peso ma che sono «quisquiglie».

nunzia de girolamo e giovanni totinunzia de girolamo e giovanni toti

Ecco perché il leader di Forza Italia paragona Fitto a Massimo D'Alema. Come a dire che l'ex governatore della Puglia ha esattamente lo stesso ruolo di «guastatore» che ha l'ex ministro degli Esteri nel Pd. Non è un caso che Giovanni Toti faccia proprio questo paragone. «Fitto è insoddisfatto per l'opposizione che Forza Italia sta facendo al governo al Renzi? Anche D'Alema non è particolarmente contento del premier...», ironizza il consigliere politico di Berlusconi. Che ci mette il carico: «Le sfaccettature che all'interno ogni partito ha sono molte e legittimamente ci sono, altrimenti sarebbe una limitazione di libertà e della democrazia. Forza Italia fa opposizione e lo fa bene, nelle commissione e nelle aule, con una certa moderazione che le è propria». Come a dire che ha poco senso prendersela con gli azzurri, visto che non è certo l'unico partito alle prese con complesse beghe interne.

Paolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto Lapresse Paolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto Lapresse

Il punto, però, è che Berlusconi si è stancato di Forza Italia. Non solo degli scontri all'interno del partito, delle discussioni e dei tanti bracci di ferro. L'ex premier, infatti, non ne può più di dover dar conto di una «creatura» che alla fine dipende da lui dal punto di vista politico ovviamente ma pure sotto il profilo finanziario. Insomma, secondo il leader azzurro inizia ad avere poco senso stare lì ad arrovellarsi e spendere denari per un partito che alla fine è solo fonte di «grane» e «problemi». Insomma - per dirla con le parole di Berlusconi – se Forza Italia è quello che ho visto in questi ultimi due mesi, allora «meglio chiuderla»

 

2. “In Forza Italia resta alta la tensione. Berlusconi incalza Fitto: sfidami”

Paola Di Caro per “Il Corriere della Sera”

 

 Il giorno dopo il grande scontro, l’interesse comune è di abbassare i toni. Almeno in pubblico. Silvio Berlusconi è ancora profondamente arrabbiato con l’ex governatore della Puglia, ma affida ai suoi fedelissimi il commento sulla situazione: «Non esiste un caso Fitto: quando si vota la maggioranza governa, e ieri il presidente Berlusconi ha preso 75 voti a favore e due contrari», dice Giovanni Toti, facendo capire che per ora la storia si chiude qui.

 

silvio berlusconisilvio berlusconi

Niente espulsioni, nessuna nomina di probiviri per punire il ribelle: d’altra parte servirebbe — spiegano — un Consiglio nazionale ad hoc per formare l’organismo, e in questo momento è davvero l’ultima cosa che serve a Forza Italia. 
Chiaro che Berlusconi non ha cambiato idea: confortato dall’appoggio di tanti parlamentari che gli hanno dato solidarietà, continua a considerare come una sorta di coltellata al cuore quella di Fitto che «mi attacca» nel momento in cui «la mia situazione è di totale inagibilità politica: avesse almeno il coraggio di sfidarmi in modo limpido e chiaro, dicesse che vuole prendersi il partito, visto che è questo il suo obiettivo. E invece agisce per vie traverse, danneggiandoci, perché i nostri elettori non tollerano queste divisioni». 

Stefano Caldoro e Raffaele Fitto Stefano Caldoro e Raffaele Fitto


Resta insomma molto tesa la situazione interna, anche se — sull’altro fronte — in pubblico pure Fitto cerca di smorzare le polemiche. Assicurando che il tema è tutto «politico», che non esistono «questioni personali», e che su quello che è successo giovedì lui non ha nulla da aggiungere. Il che non significa che non andrà «avanti» nel sostenere le proprie tesi con tutti i mezzi che ha a disposizione, primo fra tutti una campagna a tappeto sul territorio per incontrare personaggi al lavoro per la costruzione di un nuovo fronte moderato come Passera, dirigenti del suo partito ma anche alleati.

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Ieri non è passata inosservata ad Arcore la sfilza di dichiarazioni in suo favore sia di amici che di avversari come Vendola, sia degli ex alleati dell’Ncd, in fondo uniti da un comune obiettivo: impedire un eventuale abbraccio di Berlusconi a Renzi che renderebbe ininfluente la battaglia dell’uno e l’esistenza come partito decisivo per la maggioranza degli altri. 


In ogni caso, non si vede, almeno a breve, la possibilità di una rottura: anche Daniele Capezzone, che pure ha votato contro la relazione di Berlusconi perché da mesi va insistendo sul tipo di opposizione concreta e forte che andrebbe fatta contro Renzi, assicura che resterà dov’è, continuando a dare con Fitto e «altri amici un contributo di riflessione e di proposta, con lealtà e trasparenza». Ma la profonda ferita creata è lungi dall’essere rimarginata. E la situazione confusa sulla linea di FI non aiuta. 

DENIS VERDINI MICHELA BIANCOFIORE MUNZIA DE GIROLAMO resize DENIS VERDINI MICHELA BIANCOFIORE MUNZIA DE GIROLAMO resize


Ieri Verdini non ha smentito le indiscrezioni del «Fatto Quotidiano» su una sorta di campagna elettorale in favore del candidato di Renzi per la Regione Calabria che avrebbe organizzato, e i sospetti sulla natura del patto del Nazareno continuano ad alimentare malumore in Parlamento e tra le file azzurre. Se questo si tramuterà in dissenso esplicito del gruppone fittiano e in voti tali da spaccare FI, lo si capirà nei prossimi passaggi, a partire dal Jobs act fino alla legge elettorale. Potrebbe essere quello il terreno del redde rationem definitivo nel partito. Che molti temono, ma che qualcuno ormai tra i fedelissimi del Cavaliere auspica per «fare chiarezza, una volta per tutte». 

 

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