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OCCIDENTALI’S PALMA - SALVINI: ‘NON È COLPA DI NOI LEGHISTI SE LE HANNO BRUCIATE. MA STARBUCKS HA DETTO CHE ASSUMERÀ IMMIGRATI NEI PROSSIMI ANNI. SI VEDE CHE INIZIANO COL METTERE PIANTE PER FARLI SENTIRE A LORO AGIO’ - SUI SOCIAL IL CAZZEGGIO NON SI FERMA: ‘COME METTERE IL RAGU' SUL PANETTONE’

 

1. IRONIA, INSULTI E RAZZISMO SUI SOCIAL LA PIANTA DIVENTA «UN CASO POLITICO»

Riccardo Bruno per il Corriere della Sera

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Un tempo era l' olio di palma a muovere crociate, a dividere apocalittici e strenui difensori.

Adesso è rimasta solo la palma, anzi le palme di Milano, a suscitare ira o ironia, insulti o buonsenso, occasione troppa ghiotta per chi cerca visibilità sulla rete. In confronto ai tre esemplari sbruciacchiati nella notte davanti al Duomo, il vero rogo sta divampando sui social. Migliaia di tweet soltanto ieri (a contendere il primato alla guerra nel Pd e alla cinquina del Pescara di Zeman!), neonati gruppi su Facebook che chiamano alla mobilitazione (vera o solo beffarda, ma spesso è difficile capire la differenza) in difesa o contro la pianta tropicale della discordia.

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Perfino i vandali riescono a trovare un loro seguito. «Hanno sbagliato a bruciare 3 palme, dovevano bruciarle tutte» (Piercarlo). «Gli hanno dato fuoco? Allora esiste ancora un briciolo d' orgoglio negli italiani» (firmato Carlo Martello).

C' è chi odia le palme in terra lombarda: «Che schifo! Come mettere il ragù sul panettone» (Gianfranco). «Orribile. È finita, #poveraitalia» (annaclaudia). «L' Afritalia sta nascendo» (Librandy).

 

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E c' è chi odia le palme: «Ne aborrite una decina e poi avete come piatto tipico risotto allo zafferano: un cereale orientale e una spezia araba» (Giovanni).

Chi è nazionalista: «Prima le piante italiane» (Baltasar).

Chi invoca ritorsioni: «Se fossi il Comune metterei una palma ogni 50 metri».

Chi attacca le multinazionali (che hanno sponsorizzato l' operazione): «Le palme sono fuori luogo come lo sono le caffetterie Starbucks nel Paese dell' espresso» (Antonio).

E chi attacca chi attacca le multinazionali: «Che dio preservi Starbucks e le palme» (Pommidora).

 

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Chi si schiera con i vegetali: «Dare fuoco a una povera palma che non è finita lì per volere suo è esagerato» (Laura).

Chi riscrive Sanremo: «La folla grida un mantra, la palma stona e incanta, il leghista brucia-palma... Occidentali' s palma» (Shanti Mari).

E chi rispolvera (non esattamente a proposito) Sciascia: «Aveva ragione, la linea della palma va verso nord. Che dramma» (Federico).

 

Si sprecano ovviamente i fotomontaggi: il sindaco meneghino con il turbante, cammelli e tigri a far ombra alla Madonnina (opera di chi evidentemente poco gradisce il restyling del salotto della Capitale morale), oppure Salvini e CasaPound (i nemici del verde esotico) ridicolizzati con grande sfoggio di fantasia.

 

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È insomma la tempesta perfetta per chi vive in agguato nella Rete. C' è di tutto, migrazione e difesa dell' identità, esotismo e tradizioni, islam (le palme) e cristianità (la domenica delle palme), destra contro sinistra, localismo contro globalizzazione. Mai quella è poco più di un' aiuola, seppure in una piazza così prestigiosa, aveva suscitato un tale caos di reazioni e sentimenti.

 

Le coincidenze della cronaca aiutano a intorbidire le acque. Perché intanto a Bari, nella centrale via Sparano, le palme invece le tolgono e anche lì è scoppiato un putiferio. Un asse subito colto dal gruppo Facebook «Andiamo in piazza Duomo a riprenderci le palme di via Sparano», nato per scherzo e che (non solo) per scherzo ha subito raccolto centinaia di adesioni. Così come il «Flashmob dei Pirati alle palme del Duomo» annunciato non a caso per il primo aprile, o l' appello «Tutti in piazza Sharm el-Sheik Milano».

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Messaggi, tweet, commenti, raduni e improperi non si contano più. C' è molto divertimento, dosi generose di sarcasmo, sforzo per apparire spiritosi e originali. Ma c' è anche un eccesso di acredine, un livore esagerato, parole che sembrano uscite da armadi del passato, «contro i fasci» che non vogliono le piante, o contro «il mullah Sala» che invece le ha volute.

 

Guai a pensare che sia solo un gioco per chi vive nella piazza virtuale. Perché poi le palme le bruciano davvero.

 

 

2. SALVINI: SI’, COLPA MIA O DI TRUMP

Marco Cremonesi per il Corriere della Sera

 

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Salvini, non si sente in colpa?

«Ma che dice?».

 

A Milano hanno bruciato alcune delle nuove palme di piazza Duomo.

«Giusto. O è colpa di Trump, o di Salvini, o forse degli hacker russi».

 

Non faccia la vittima. I leghisti sabato hanno distribuito banane intorno alle palme.

«Fatta salva la surrealità di un dibattito del genere con tutti i casini che ci sono al mondo, certo: a Milano ci sono 260 mila alberi, tra i quali la palma non è mai stata particolarmente diffusa. D' altronde, ho letto che stanno per arrivare anche un bel canneto di origine cinese. Io proporrei semmai degli alberi da frutto, peschi, ciliegi... ».

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Non avete fatto una «campagna d' odio» contro le palme?

«Ma non mi faccia ridere...Chi ha dato fuoco alle palme è evidentemente un povero cretino e le palme hanno tutta la mia solidarietà. Detto questo, mi piacerebbe che il Comune scegliesse. Che Milano chiedesse risorse a Starbucks per qualcosa di più significativo per la città. Questa mattina io sarò in Darsena con un ex consigliere del Pd, Roberto Biscardini, per chiedere di riaprire i Navigli».

 

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C' è chi dice che i leghisti non amino Starbucks perché sarebbe una società poco «trumpiana».

«Starbucks ha detto che nei prossimi anni non assumerà americani ma immigrati... Si vede che cominciano col mettere piante adatte a farli sentire a loro agio. Ma io dico che questa è la strada giusta: in piazza Duomo, al posto dei piccioni che sono démodé , importiamo tucani. Al posto dei taxi mettiamo i risciò e poi magari anche un bel lunapark.

Tutto in piazza Duomo. Scherzi parte, io vedo un altro problema. Vero».

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Quale?

«La cosa seria è che qualcuno possa dar fuoco a qualsiasi cosa nel cuore di Milano. C' è un allarme terrorismo, ci sono mille ragioni per tenere alta la guardia e poi scopri che qualcuno si può permettere di incendiare alberi nel simbolo stesso della città. Veda lei...».

 

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