UN PAESE AGGHIACCIANTE - ECCO COSA HA PARALIZZATO L’ITALIA SOTTO I COLPI DEL GENERALE INVERNO - C’È IL FEDERALISMO METEOROLOGICO: OGNI REGIONE HA LE SUE PREVISIONI, DIVERSE L’UNA DALL’ALTRA - I POCHI SPAZZANEVE A ROMA HANNO SPAZZATO VIA SOLO LE SPERANZE DI ALEDANNO - 66 TRENI CANCELLATI, STRADE BLOCCATE, 28 ORE PER TOGLIERE UNA FRANA - INTERI PAESI RIMASTI SENZA LUCE NÉ ACQUA - LA POLSTRADA GIRAVA SENZA CATENE: SI SARÀ MULTATA DA SOLA?...

Fabio Tonacci e Corrado Zunino per "la Repubblica"

L´Italia era pronta ad affrontare l´emergenza neve? Sulla carta, sì. Dal momento in cui la Protezione civile ha emesso l´allerta meteo, la catena di comando doveva intervenire per prevenire il blocco delle infrastrutture vitali del paese (strade, autostrade, ferrovie, rete elettrica e servizi idrici) e mettere in moto la macchina dei soccorsi. Ma i mille disagi sofferti dagli italiani in questi giorni documentano la grande disorganizzazione dell´apparato statale, delle Regioni e dei comuni, di cui il caos vissuto a Roma è stata solo la conseguenza più chiara e rumorosa.

Previsioni meteorologiche contraddittorie, piani antineve obsoleti, normative sulle calamità naturali lacunose. E ancora, insufficienza di mezzi di soccorso, condutture dell´acqua che si spaccano con il ghiaccio, treni fermi per ore a causa di una porta gelata, ritardi nel chiudere le strade colpite dalla bufera. Ecco cosa ha paralizzato l´Italia.


1 - L´ALLERTA

Gli allarmi meteo diramati dalle Regioni non sono sempre chiari. L´allerta 2 (medio) dell´Emilia Romagna è diverso dallo stesso allerta lanciato in Liguria o Piemonte. «Sono poi troppo generici - spiega Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e responsabile Anci per la protezione civile - non è stato codificato il comportamento da tenere in caso di allerta uno, due o tre. Ognuno decide da sé. In base ai vari bollettini meteo, ci sono prefetture che si permettono di chiudere le scuole quando è il sindaco, e solo lui, a poterlo fare». Emilia Romagna e Piemonte, inoltre, hanno un centro meteo autonomo che spesso confligge con le previsioni nazionali.


2 - LA CAPITALE - SALE SPRECATO E POCHI SPAZZANEVE LA CAPORETTO DI ALEMANNO A ROMA...

A Roma non ha funzionato niente. A partire dal sindaco Alemanno che giovedì scorso non ha capito in tempo il fatto che i 35 mm di pioggia previsti dalla Protezione Civile per il giorno dopo potevano, in caso di termometro sotto lo zero, diventare 35 centimetri di neve. Gli spargisale sono entrati in azione troppo in ritardo, quando ormai erano inutili. I mezzi spalaneve messi in campo erano troppo pochi e spesso sono rimasti inutilizzati perché bloccati dal traffico. Intasate le vie consolari di accesso alla città, gli automobilisti sono rimasti fermi per ore nella neve. Caos nella chiusura delle scuole: per eccesso di prudenza sono rimaste chiuse anche lunedì e ieri.


3 - LE FERROVIE - SCAMBI CONGELATI E POCO PERSONALE TRENI FERMI TRA UNA STAZIONE E L´ALTRA

Poche "scaldiglie" (impianti di riscaldamento degli scambi ferroviari), squadre di pulitori non sufficienti a coprire l´intera rete, porte dei convogli bloccate dal ghiaccio. Il piano neve delle Rete Ferroviaria italiana in molte zone è naufragato su piccoli dettagli. Le scaldiglie, ad esempio. Non ce ne sono abbastanza nel centro Nord, per cui non è stato garantito a pieno il servizio pendolari in Emilia e in Piemonte. Non sono previste al Sud, ad esempio in Sicilia e in Basilicata. E con gli scambi congelati, i treni non passano. Così si spiegano i 66 Eurocity e Intercity a lunga percorrenza cancellati ieri. C´è poi un problema di vegetazione: a Cassino 4 km di ferrovia sono stati bloccati perché gli alberi si erano piegati sulle rotaie.


4 - LE STRADE - RITARDI NELLA CHIUSURA DELLE STATALI AUTO BLOCCATE DALL´ABRUZZO AL LAZIO

Negli ultimi giorni dalle case cantoniere dell´Anas sono partiti 3000 uomini e 2500 mezzi per la pulizia di 25 mila km di strada. Ma gli interventi non sono sempre stati efficaci. Sul Grande Raccordo Anulare di Roma, ad esempio, il sale sparso giovedì notte è stato sciolto dalla pioggia mattutina del venerdì, senza che venisse poi ripristinato. Quel giorno, quando è cominciata la grande nevicata, i mezzi Anas non sono entrati in funzione perché tir e auto senza catene, causa ghiaccio, si sono messi di traverso, bloccando il passaggio sulla corsia d´emergenza. In Abruzzo la chiusura della SS 690 è stata decisa in ritardo (alberi e tralicci finiti sulla carreggiata), decine di automobilisti sono rimasti bloccati.


5 - LE AUTOSTRADE - "28 ORE PER TOGLIERE UNA FRANA" SOTTO ACCUSA L´A24 E L´A25

Sulle autostrade è stato il caos, il coordinamento di Viabilità Italia del Viminale ha limitato i danni: chiusure temporanee, deviazioni, automobilisti fermi ai lati della carreggiata (ieri nevicava su oltre 1000 km di rete autostradale). La prima misura adottata dai gestori è stato il filtraggio ai caselli dei tir di stazza superiore alle 7,5 tonnellate, una misura che ha facilitato l´ingresso in carreggiata dei mezzi spargisale e spalaneve. L´effetto collaterale è stato l´intasamento delle strade provinciali con incolonnamenti di camion vicino agli svincoli. Sull´A24 Teramo-l´Aquila-Roma i cittadini accusano la Strada dei Parchi Spa di avere impiegato 28 ore per rimuovere la slavina di Carsoli, causandone la chiusura.


6 - L´ELETTRICITÀ - ALBERI SUI TRALICCI E CAVI GHIACCIATI INTERI PAESI SONO RIMASTI AL BUIO

Il piano di emergenza della Rete elettrica, sulla carta, è inattaccabile. Prevede la predisposizione di gruppi elettrogeni supplementari nel caso di interruzione delle linee e rinforzo delle risorse (tecnici e operai) sul campo. Dovrebbe reggere anche di fronte a un´intensa nevicata. Non è andata così, e anche ieri l´Enel ha dichiarato che 12.680 forniture nel centro sud sono senza elettricità. È successo che manicotti di ghiaccio si sono formati attorno alle linee, causandone la rottura. Non solo, sui cavi sono caduti anche alberi d´alto fusto. Le squadre di intervento, con i mezzi leggeri a loro disposizione, non sono riuscite a raggiungere le aree di campagna invase dalla neve o con la viabilità intasata.


7 - L´ACQUA - NESSUN INTERVENTO SUI VECCHI TUBI IL GELO LI SPACCA E SI RESTA A SECCO

Ancora ieri c´erano quarantamila famiglie senza acqua a Genova, più di 22 mila utenze interrotte nel Lazio (luce e acqua), tubi che sono esplosi a Firenze. La spiegazione si trova sottoterra, lungo i 500 mila km di condutture idriche italiane. 170 mila sono da rottamare perché prodotti in ghisa grigia, un materiale che si spacca con il freddo. Il sistema idrico si scopre così del tutto indifeso. I gestori, oltre a potenziare le squadre di intervento (che però hanno problemi a raggiungere i paesi più sperduti) diramano agli utenti consigli "della nonna": coprire i tubi esterni con panni di lana, polistirolo e giornali, sbrinare i contatori con dei normali phon per capelli.


8 - GLI ENTI LOCALI - LO STATO DI EMERGENZA HA UN COSTO I GOVERNATORI HANNO ASPETTATO TROPPO

Perché i governatori di diverse Regioni colpite dal maltempo non hanno chiesto lo stato di emergenza o l´hanno fatto con troppo ritardo? Perché con la nuova normativa, in vigore dallo scorso anno, sono gli stessi enti regionali a dover tirar fuori i soldi per gli interventi urgenti, aumentando tributi, addizionali, accise regionali sulla benzina. Solo nel caso in cui le risorse non bastino, si può accedere al Fondo nazionale di Protezione Civile. Che però ammonta a zero. Ci sono stati poi inspiegabili ritardi istituzionali. Ad esempio il Coordinamento della Protezione civile presso la Regione Abruzzo è stato convocato solo 72 ore dopo l´inizio dell´emergenza.


9 - L´ESERCITO - ANCHE I MEZZI DEI SOLDATI IN DIFFICOLTÀ IL GIALLO SU CHI PAGA FRENA GLI INTERVENTI

È il prefetto, e solo lui, il soggetto che può chiedere l´intervento dell´Esercito in casi di emergenza. Militari spalatori sono al lavoro nelle Marche, in Abruzzo, a Urbino, a Sora, nel basso Lazio. Alcuni mezzi pesanti hanno però avuto difficoltà a raggiungere i paesi di montagna e le località più isolate. C´è poi la questione del pagamento, che ha frenato gli interventi iniziali. L´indennizzo richiesto era di 800 euro al giorno per ogni ruspa usata, 200 per i mini escavatori, 60 euro a soldato per vitto e alloggio, e a pagare dovevano essere le amministrazioni locali. Il governo ieri ha stabilito invece che l´impiego dei militari non graverà sulle casse comunali.


10 - LE DOTAZIONI - SENZA CATENE LE AUTO DEGLI AGENTI LA POLSTRADA TAGLIA LE PATTUGLIE

La mancanza di personale e di mezzi in aziende strategiche in queste occasioni di emergenza acuisce i problemi. La Cgil rivela che la Rete ferroviaria italiana, riferimento societario per Trenitalia, ha firmato un accordo per l´assunzione di 550 persone nell´area manutenzione. Ad oggi sono entrati in Rfi solo in cento e sul fronte manutenzione (binari, scambi, linea aerea) Trenitalia ha accusato i guai maggiori. A Roma venerdì scorso solo cinque volanti su quindici hanno potuto presidiare la città: dieci non avevano catene né gomme termiche. E il sindacato di polizia denuncia da tempo il contingentamento delle pattuglie della Polstrada sulle autostrade italiane.

 

GELO SULLITALIA SPALANEVE IN PROVINCIA DI AVELLINO GELO SULLITALIA AUTO BLOCCATA A CAMPOBASSO FOTO SCATTATA DAL SATELLITE E IN CUI LITALIA E COMPLETAMENTE RICOPERTA DALLA PERTURBAZIONE GELATO ALEMANNO SPALA NEVE A CESANO CON LESERCITO ROMA SOTTO LA NEVEROMA SOTTO LA NEVEROMA SOTTO LA NEVEROMA SOTTO LA NEVEROMA SOTTO LA NEVEROMA SOTTO LA NEVE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO