FINITE LE IDEE? ECCO LA RACCOLTA FIRME - DA “REPUBBLICA” A PANNELLA FINO AL “FATTO”: TUTTI IN TRINCEA A ROMPERE LE BALLE CON LE PETIZIONI

Stefano Di Michele per "Il Foglio"

O c'è il Cav. o c'è la Costituzione, non si scappa - una firma per daje sotto al primo, una firma per daje 'na mano alla seconda. Alternativamente. La ressa democratica cresce, la penna corre veloce come lepre sul modulo che si empie, e moduli in quantità industriale si ammassano: a grazia ricevuta o a grazia invocata, scenograficamente come ex voto pendono nel Tempio della Buona Causa. Ché una buona causa, non meno di una buona indignazione, si trova sempre.

L'appello, le primarie qualificate adesioni, poi il fluire di massa. E all'ignominia si fa argine e alla democrazia si offre barriera. Al Fatto, hanno la firma come una volta era il rancio militare: ottima e abbondante. Inarrestabile, addirittura. E' tutto un accorrere, che né Caronte frena l'assieparsi né la necessità di magnesio rallenta l'accalcarsi. Ieri, nel tardo pomeriggio, il sito padellariano annuncia: "Costituzione stracciata, già 120 mila firme", e il direttore in persona incoraggiava: "Obiettivo 500 mila, si può fare".

Un po' di soliti noti, da Ingroia a don Ciotti, da Giulietti a Ferrero, da La Valle a Di Pietro, più altri illustri costituzionalisti, a mostrar sdegno e petto per "il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall'articolo 138 che fa saltare la ‘valvola di sicurezza' pensata dal nostri Padri costituenti, ecc. ecc.".

Va da sé, che ogni generosa sottoscrizione (codesta va sotto l'appellativo "Firmare per la Costituzione", e gagliardamente mira a togliere la stessa, "nata dalla Resistenza dalle grinfie delle larghe intese") è epica morale, momento centrale, battaglia finale - e Padellaro a mettere di mezzo Quirinale e Palazzo Chigi, Ue e Bce e Fondo monetario. Un allarme cosmico che persino non prevede - e mica pare buon segnale per lui - nemmeno la citazione del Cav., uno che fino a pochi mesi fa, con rispetto parlando, era la vera Spectre di ogni firmarolo di vaglia.

Il raccattar firme è sempre stata attività contigua alla politica - vuoi per rimettere insieme le due Coree, sempre contro una riforma della pubblica istruzione, per sciogliere il Msi, per la pena di morte, pure "una firma contro la droga" - e che significa? Ma la firma sempre fa accorrere, Internet amplifica, i social network attruppano.

E il volenteroso presentarsi all'appello dei soliti noti cantanti-scrittori-attori-intellettuali-comici è costante e fecondo. Tutti hanno una firma da chiedere e ognuno, volendo, ha una firma da apporre.

Giusto Padellaro rammentava la gloriosa spedizione firmarola, "un'enormità" - centocinquantamila: le stesse consegnate ai pm in una chiavetta usb - dell'estate passata a sostegno della procura di Palermo per l'inchiesta sulla trattativa stato-mafia (per inciso, assicurava nel fervore del momento il dott. Ingroia: "Ringrazio di cuore Andrea Camilleri per le parole affettuose e di riconoscimento per il mio lavoro, ma non ci sarà alcun ripensamento sulla mia missione in Guatemala"; ecco Fatto, appunto).

E appena a primavera proclamava Paolo Flores d'Arcais che, allo scoccare della "mezzanotte di giovedì 14 marzo", le firme per l'ineleggibilità del Cav. avevano varcato il Rubicone delle 200 mila. "Alla firma! Alla firma!", la cechoviana esortazione che infiamma stagionalmente il mondo mejo democratico - or marciante su Colle e su Letta, anziché sull'antico sperimentato nemico di Arcore.

La firma d'estate è un classico delle cronache politiche. Anche firme più "operative", diciamo così, rispetto a quelle esortative a stringersi a coorte in difesa di Costituzione e costituenti. Per dire, riecco i radicali impegnati nella loro mietitura per dodici referendum dodici, tavolinetti dispiegati e pannelliani quotidiani furenti interventi radiofonici a porre firma e a dar sostegno. E fu così nell'agosto di due anni fa che Di Pietro si pose alla testa della raccolta per una proposta di legge d'iniziativa popolare per abrogare il porcellum.

La firma e la faccia, invocava l'ex pm, vispo e vegeto il porcellum sta. Ma la più singolare raccolta (a parte lo sproposito di dieci milioni dieci di Bersani per le dimissioni del Cav., ma fu in periodo invernale, le forze reggono meglio) fu quella di Fini che nel '99 spedì i suoi, per castigo politico dopo disastro elettorale, a raccogliere firme sul bagnasciuga di Rimini e Ostia. In seguito, però, molta acqua si imbarcò.

 

marco_pannellaMarco Travaglio Ezio Mauro ANTONIO DI PIETRO FOTO LAPRESSE paolo flores arcais DON CIOTTI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…