ANCHE IL PARTITO DELLA MERKEL “TIENE FAMIGLIA”: PARENTOPOLI IN BAVIERA, CROLLO NEI SONDAGGI

Paolo Lepri per "Il Corriere della Sera"

«I cristiano-sociali sono attualmente il punto debole della cancelliera», dice Manfred Güllner, direttore dell'Istituto Forsa, una delle organizzazioni che sfornano in continuazione i sondaggi che misurano le intenzioni di voto dei tedeschi. Un giudizio condiviso da molti, in Germania, soprattutto dopo la «parentopoli» scoppiata all'interno del partito che domina la vita politica bavarese, fratello e alleato, nel Parlamento e nel governo, della Cdu di Angela Merkel.

Sono diciassette i deputati regionali della Csu (e tra questi sei ministri del Land) che avevano alle loro dipendenze mogli, mariti, fidanzati e figli. E i critici più severi notano come non sia un caso che uno scandalo di queste dimensioni - fonte di grande ansia per il governatore Horst Seehofer - abbia messo in difficoltà una forza politica, radicata nella cattolica Baviera, da sempre portabandiera delle politiche della famiglia. Il nepotismo si intreccia con l'ideologia.

Tutto è iniziato alla fine di aprile, quando si è scoperto che il capogruppo della Csu Georg Schmid aveva assunto la moglie come segretaria con uno stipendio mensile arrivato a 5.500 euro. Una bella somma, anche perché lui, secondo i calcoli della Süddeutsche Zeitung, guadagnava già 24.145 euro, poco meno della cancelliera. Era da una ventina d'anni che andava avanti questa storia.

Come altri sedici colleghi di partito, si scoprirà poi, Schmid aveva approfittato di una clausola della legge con cui nel 2000 era stato proibito ai deputati di tenere i familiari nel libro paga. Ma vennero salvati i contratti preesistenti alla riforma, e molti ne approfittarono, evitando di smantellare un sistema molto redditizio. Ogni parlamentare bavarese ha infatti 7.500 euro a disposizione per i propri collaboratori.

Le polemiche sono state così forti che Schmid ha dovuto dimettersi. Come lui si è comportato il presidente della commissione Bilancio Georg Winter, nei cui uffici avevano un contratto di collaborazione i figli di tredici e quattordici anni. È ancora al suo posto invece Dorothee Bär, 35 anni, vice segretaria della Csu, che ha tenuto come assistente fino al gennaio 2006 l'uomo che sarebbe diventato suo marito. Il contratto è stato interrotto un mese prima delle nozze.

Un colpo di fulmine per il collaboratore o l'assunzione del fidanzato? «Non commento la mia vita privata», ha dichiarato. Da lei, comunque, lavorava part-time anche la compagna del padre. Molti altri casi sono venuti alla luce successivamente, tanto da costringere la presidente del Parlamento regionale, Barbara Stamm, anch'essa cristiano-sociale, ad annunciare la rapida approvazione, in luglio, di un provvedimento legislativo che vieterà in modo totale ai deputati di avvalersi del contributo retribuito dei familiari.

Fanno bene i leader cristiano-sociali a preoccuparsi, e a invertire la rotta, perché questa vicenda rischia di avere ripercussioni negative tanto sul voto regionale del 15 settembre quanto su quello nazionale in programma una settimana più tardi. E la «parentopoli» si è aggiunta al caso del presidente del Bayern Uli Hoeness, uomo di sport e industriale di grande notorietà, incriminato per un conto segreto in Svizzera. Di lui è certa una cosa sola, la vicinanza alla leadership politica bavarese. Meno chiaro è quanto sapesse Seehofer dei suoi affari.

 

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