almasri giorgia meloni

IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL GOVERNO MELONI SUL CASO ALMASRI - ECCO LA LETTERA CHE LA LIBIA HA INVIATO A ROMA PER LA RICONSEGNA DEL TORTURATORE ACCUSATO DI CRIMINI CONTRO L'UMANITÀ DALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE - A MELONI, NORDIO E MANTOVANO SONO BASTATE LE DUE PAGINETTE INVIATE DA TRIPOLI (PRIVE DI DATI E CIRCOSTANZE SPECIFICHE) PER DECIDERE DI RIMPATRIARE ALMASRI A BORDO DI UN AEREO DI STATO ITALIANO "PER MOTIVI DI SICUREZZA NAZIONALE" (CIOE' L'ITALIA ERA SOTTO SCHIAFFO DELLA LIBIA: SE NON CE LO RIDATE, VI MANDIAMO PIÙ MIGRANTI)

Estratto dell'articolo di Alessia Candito per www.repubblica.it

 

LETTERA AMBASCIATORE LIBICO IN ITALIA

Due paginette e mezzo, prive di dati e circostanze specifiche, accompagnate da una cordiale lettera dell’ambasciatore italiano in Libia Muhanad Seed Younous.

 

Al governo italiano questi documenti sarebbero bastati per decidere di liberare Osama Njeem Almasri e riportarlo a casa su un Falcon di Stato.

 

I documenti, allegati all’istanza con cui la procura della Corte penale internazionale boccia su tutta la linea l’Italia, chiede una formale contestazione di inadempimento e il deferimento all’Assemblea degli Stati parte e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni, smascherano il trucco usato da Italia e Libia per dribblare gli obblighi derivanti dal mandato d’arresto. Fondamentali – e nelle 14 pagine di osservazioni la procura della Cpi lo mette ben in chiaro – sono le date.

 

Il 20 gennaio, due giorni dopo l’arresto di Almasri, l’ambasciatore libico in Italia, “esprimendo profondo apprezzamento per le solide relazioni bilaterali”, trasmette al ministro Tajani una nota del procuratore capo di Tripoli Siddiq Ahmad Assour indirizzata al suo omologo della Corte d’appello di Roma relativa alla presunta richiesta di estradizione per Almasri. In coda, chiede di trasmetterla alle autorità competenti e “di seguirne l’iter al fine del raggiungimento degli obiettivi comuni”.

 

LETTERA AMBASCIATORE LIBICO IN ITALIA

La missiva in questione – dice la procura della Cpi – non è e non può essere una richiesta di estradizione per un motivo molto semplice: non si fa riferimento a contestazioni formali, a detta della Libia identiche a quelle mosse dalla Cpi, che renderebbero fondata la richiesta. E sostanzialmente lo “confessa” anche il procuratore libico.

 

Nella nota si fa riferimento alla Red note dell’Interpol, all’epoca l’unica conosciuta e conoscibile, sulla base della quale gli agenti di Torino hanno proceduto all’arresto di Almasri. “L'Ufficio del Procuratore Generale della Libia - si sostiene - aveva avviato indagini penali su fatti che potrebbero corrispondere alle contestazione presentate dalla Corte Penale Internazionale nella sua richiesta a Interpol”.

 

E insiste, contestando alla Cpi di “non aver accertato la volontà dell'Ufficio del Procuratore Generale della Libia di attivare un'azione legale sui fatti attribuiti all'individuo di cui si chiede l’estradizione”.

 

carlo nordio e il caso almasri

Ma non solo la procedura in quella fase non prevede alcun tipo di interlocuzione fra la Corte e lo Stato di provenienza del ricercato. Di “fatti” – si spiega nella richiesta di deferimento per l’Italia - la Libia non può tecnicamente parlare. La red note conteneva semplicemente un elenco dei reati violati senza alcun riferimento a circostanze specifiche.

 

Solo il 24 gennaio – ecco perché le date sono importanti – sono stati resi pubblici fatti, circostanze e contestazioni. Non a caso, nella sua missiva il procuratore capo libico si limita a dire che Almasri “è tra coloro che sono oggetto delle indagini condotte dall'Ufficio del Procuratore Generale della Libia nell'ambito delle indagini sulle cause della morte dei prigionieri, oltre all'esame delle denunce presentate dalle vittime di privazione della libertà, tortura, brutalità e trattamenti degradanti”.

ALMAASTRICHT - MEME BY EMILIANO CARLI

 

L'indagine sarebbe iniziata nel 2016 e riguarderebbe “la situazione dei prigionieri nel periodo dal 2011 al 2024, anno in cui è stata presentata l'ultima denuncia”. E qui il procuratore fa un clamoroso strafalcione: nel 2011, la prigione di Mitiga, di cui Almasri sarebbe diventato il padrone incontrastato, non esisteva. Non a caso la Cpi procede contro di lui per i crimini che lì sono stati commessi a partire dal 2015. [...]

 

A Roma però va bene così, ma per la procura non avrebbe dovuto “accettare passivamente” la versione di Tripoli, senza per altro disturbarsi “a fare alcuna indagine al riguardo”. E sulla nascita della prigione di Mitiga basta una rapida ricerca su fonti aperte.

 

GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY MANNELLI SUL FATTO QUOTIDIANO

Secondo punto che la procura della Cpi ha segnato come errore blu. La Libia, che non è Stato parte perché non ha firmato il Trattato di Roma, si avventura in una valutazione sull’ammissibilità del mandato d’arresto. E l’Italia, che sì lo ha firmato dunque è vincolata a regole e procedure, fa lo stesso. E non può. [...]

 

La decisione è stata politica “per motivi di sicurezza nazionale”. Il provvedimento, spiega Mantovano, “era necessario e urgente a causa di una vasta gamma di fattori. In primo luogo, la pericolosità sociale di Njeem è stata desunta dalla gravità delle accuse formulate nel mandato di arresto della CPI e da quanto rinvenuto dalla polizia giudiziaria italiana al momento del suo arresto, il 19 gennaio 2025, ovvero un'ingente somma di denaro contante e un'ottica da fucile”. [...]

protesta dei deputati pd sull assenza di giorgia meloni all informativa sul caso almasri foto lapresse

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…