IL SALVACONDOTTO GIUDIZIARIO DEL PATONZA: “IMPEDITO” DE CHE? COSA AVRA’ DA FARE?

Gianni Barbacetto per "Il Fatto Quotidiano"


Ha avuto un salvacondotto temporaneo che neanche ai tempi della Tortuga. Per Silvio Berlusconi sono stati interrotti due processi, con i giudici che avevano già un piede in camera di consiglio e la penna in mano per scrivere le sentenze. Invece niente: prima l'uveite, poi i problemi di cuore, infine i superiori interessi del Paese.

Perché è coinvolto nelle delicate trattative istituzionali per dare alla Repubblica i presidenti della Camere, il capo del governo e l'inquilino del Quirinale. Peccato che, ad analizzare l'agenda del leader Pdl, non si veda proprio un frenetico attivismo istituzionale in queste settimane. Spesso gli incontri, i vertici, le trattative le ha fatte fare al fido Angelino Alfano. Insomma: ha portato a casa il salvacondotto giudiziario "a gratis", come dicono nella sua Brianza.

Tutto è iniziato nell'incredibile mattina di lunedì 11 marzo, quando al processo Ruby (dove si procede per concussione e prostituzione minorile) invece dell'imputato si è presentato un manipolo di parlamentari che hanno occupato la scalinata del palazzo di giustizia, per poi spingersi fin davanti all'aula del dibattimento, che hanno trovato transennata e presidiata dai carabinieri.

Mai vista una rappresentazione più plastica dell'assalto al potere giudiziario da parte di una fetta del potere legislativo. Gli effetti si vedono già il giorno dopo. Una delegazione del Pdl, guidata dal segretario Alfano, martedì 12 marzo sale al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ottiene un comunicato che prende atto delle "preoccupazioni di carattere politico-istituzionale per recenti sviluppi delle vicende giudiziarie riguardanti il leader del loro partito e capo della loro coalizione" e "auspica un immediato cambiamento del clima". I processi: questa è la vera preoccupazione di Silvio.

Segue incontro immediato di Napolitano con il comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura, al termine del quale scatta un nuovo comunicato: "È comprensibile la preoccupazione dello schieramento che è risultato secondo, a breve distanza dal primo, nelle elezioni del 24 febbraio, di veder garantito che il suo leader possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento, che si proietterà fino alla seconda metà del prossimo mese di aprile".

Un salvacondotto a tempo? Qualcosa di molto simile, se è vero che i processi a Milano si bloccano proprio fino al 20 aprile. Certo: a far scattare tecnicamente la pausa è la richiesta di remissione per legittimo sospetto avanzata in Cassazione, ma le parole della massima carica dello Stato evidentemente aiutano. Incassato il salvacondotto, Berlusconi non si mostra un granché attivo nella partecipazione "alla complessa fase politico-istituzionale".

A muoversi sono, oltre ad Alfano, Denis Verdini e poi, senza gran risultati in verità, Renato Brunetta, che impone come capogruppo Pdl alla Camera. Berlusconi sale al Quirinale per le consultazioni sul governo, ma non incontra neppure una volta il presidente incaricato, Pier Luigi Bersani. A Palazzo Madama, dove questa volta ha ottenuto il suo seggio parlamentare, si presenta una volta soltanto, sabato 16 marzo, quando c'è la votazione determinante per eleggere il presidente del Senato. Il sabato successivo, 23 marzo, è in piazza del Popolo, a Roma, alla manifestazione per galvanizzare i suoi.

Chi gli è vicino lo vede preoccupato più dei processi che del governo. C'è quello Ruby, congelato a metà requisitoria dell'accusa; e c'è quello sui diritti tv, ibernato un soffio prima della sentenza d'appello, che potrebbe confermare la condanna e far diventare concreto il pericolo maggiore: l'interdizione dai pubblici uffici, con conseguente perdita del seggio.

Per questo Silvio si dà da fare poco per il governo e molto per contribuire a determinare il presidente della Repubblica, da cui spera di ottenere uno scudo spaziale contro le eventuali condanne. "Va bene anche un governo Bersani", si è spinto a dire venerdì 29 marzo, dopo l'incontro con Napolitano. Il governo vada come deve andare, ma al Quirinale deve esserci un amico. Perché il tempo corre e il calendario è impietoso: sabato 20 aprile si scongela il processo sui diritti tv, lunedì 22 Ilda Boccassini farà le richieste di condanna per il caso Ruby.

 

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