antonio costa alex stubb vladimir putin

PER APRIRE UN NEGOZIATO SERVONO DUE INTERLOCUTORI DISPONIBILI A TRATTARE. E PUTIN NON LO È – L’EUROPA SI BALOCCA CON LA RICERCA DEL “MEDIATORE” CHE DOVRÀ METTERSI AL TAVOLO CON “MAD VLAD” PER CONTO DELL’UE: IN POLE IL PRESIDENTE FINLANDESE ALEXANDER STUBB E IL BOSS DEL CONSIGLIO EUROPEO ANTONIO COSTA – GLI AMBASCIATORI DI FRANCIA, GERMANIA E REGNO UNITO A MOSCA VANNO AL MINISTERO DEGLI ESTERI E “REGISTRANO” CHE PUTIN NON HA ALCUNA INTENZIONE DI TRATTARE, NONOSTANTE L’OFFENSIVA UCRAINA (SOLO LA RESA DI KIEV POTREBBE ESSERE CONSIDERATA UNA VITTORIA A MOSCA)

UCRAINA, IL FINLANDESE STUBB O IL PORTOGHESE COSTA? I DUE NOMI DI BRUXELLES PER NEGOZIARE CON PUTIN

Estratto dell’articolo di Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”

 

ambasciatori di regno unito, francia e germania al ministero degli esteri russo

Chi cena col diavolo, dice l’adagio, deve avere un cucchiaio lungo. È un monito da tenere a mente, ora che l’ipotesi di negoziare con Vladimir Putin sull’Ucraina prende corpo tra gli europei, rimasti da soli a reggere il peso del sostegno economico e militare a Kiev e decisi ad avere il loro posto in una conversazione da cui fin qui Washington e Mosca li hanno deliberatamente esclusi.

 

Il momento è decisivo, alla vigilia di tre appuntamenti diplomatici di vaglia: il G7 di lunedì e martedì prossimi a Evian, in Francia; il Consiglio europeo del 18-19 giugno a Bruxelles; il vertice Nato del 7-8 luglio ad Ankara.

 

vladimir putin

Il conflitto in Ucraina, ormai più lungo della Grande guerra, è entrato in una fase piuttosto negativa per la Russia: l’economia è ferma, il bonus derivato dall’impennata dei prezzi energetici seguiti alla crisi di Hormuz, è stato solo un’effimera boccata d’ossigeno. Sul terreno, Kiev non solo tiene in scacco gli invasori russi, ma grazie alla maestria tecnologica, infligge loro pesanti perdite umane al fronte e danni devastanti in profondità, comprese le città santuario come San Pietroburgo e Mosca.

 

Certo il vantaggio può essere temporaneo, già altre volte la Russia si è mostrata resiliente e in grado di contrattaccare. Ma non c’è dubbio, parole del presidente finlandese Alexander Stubb, che «politicamente, militarmente ed economicamente, l’Ucraina sia oggi nella situazione più favorevole dall’inizio della guerra». […]

 

alexander stubb giorgia meloni

[…]  Quanto lungo sia il cucchiaio, cioè quali dovranno essere i parametri del negoziato con Putin, lo hanno in qualche modo definito gli E3 (Francia, Germania, Regno Unito) domenica scorsa a Londra nella loro dichiarazione congiunta, avallata anche da Zelensky.

 

Ma chi dovrà tenere in mano la posata della cena col diavolo, parlando a nome dell’Europa, è la madre di tutte le questioni. Ieri Giorgia Meloni, finalmente entrata nel vivo del dibattito europeo, ha ribadito «la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri». Una valutazione che trova concorde anche il capo dello Stato.

 

Erano circolati nelle settimane scorse i nomi di Mario Draghi e Angela Merkel. Ma il primo in realtà non ne ha mai saputo nulla, mentre Merkel pochi giorni fa ha con saggezza centrato il punto: «Basandomi sulla mia esperienza — ha detto l’ex cancelliera alla Faz —, uno può negoziare col presidente russo solo se ha potere e legittimazione politica. Quando abbiamo fatto la trattativa di Minsk, io e Francois Hollande non abbiamo pregato nessuno perché negoziasse al posto nostro».

 

Ursula von der Leyen e Antonio Costa a Kiev

Il che restringe il campo dei potenziali commensali del diavolo a pochi nomi, esclusi quelli di Macron e Merz — di Starmer a fortiori —, troppo deboli e controversi. Fonti autorevoli di Palazzo Chigi e Farnesina, indicano proprio Stubb e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, come quelli in grado di coagulare il consenso dei Ventisette.

 

Oltre a non essere sgradito a Trump e per definizione, da finlandese, ben sperimentato con i rituali di Mosca, amico personale di Lavrov almeno fino al 2022, il presidente nordico può vantare un interessante precedente storico: nel 1999 fu uno dei suoi predecessori, Martin Ahtisaari, a negoziare insieme al premier russo Viktor Cernomyrdin, la fine della guerra del Kosovo. Detto altrimenti, c’è un Genius loci nei leader di Helsinki quando si tratta di cose russe.

 

Alexander Stubb e Donald Trump alla Casa Bianca

Quanto ad Antonio Costa, la sua carica istituzionale nell’Ue gli dà peso e autorevolezza. Di più, l’ex premier socialista portoghese è uno specialista del compromesso, sa parlare con tutti e creare fiducia con i suoi interlocutori. […]

 

Restano molte incognite, non meno importanti di quella principale, se cioè Putin il negoziato lo voglia sul serio. Che ne pensa Donald Trump? È disposto a ritirare le concessioni che aveva fatto a Putin meno di un anno fa in Alaska? Vorrà o saprà dominare il proprio disprezzo per gli europei? E non ultimo, riusciranno i leader dell’Unione a ritrovare unità, coraggio e fantasia per gettare il cuore oltre l’ostacolo?

 

GLI AMBASCIATORI DELL’E3 A MOSCA: BOCCIATA LA PROPOSTA IN CINQUE PUNTI CONCORDATA CON ZELENSKY

Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “La Stampa”

 

VOLODYMYR ZELENSKY VLADIMIR PUTIN

Nonostante le proteste e i malumori dei governi di Italia e Polonia per l'esclusione dal vertice di Londra con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la Francia, la Germania e il Regno Unito sono determinate a portare avanti il loro piano nel formato E3 per cercare di aprire una trattativa con Vladimir Putin. E ieri mattina è arrivata un'ulteriore conferma: gli ambasciatori in Russia dei tre Paesi sono stati accolti al ministero degli Esteri russo per un incontro con il viceministro.

 

A giudicare dai toni di Mosca, pare che l'incontro non sia andato benissimo. Le proposte avanzate sono state respinte.

 

FRIEDRICH MERZ - VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - EMMANUEL MACRON

Ma l'iniziativa è certamente la conferma di una volontà dei tre Paesi di prendere in mano la partita diplomatica, tra l'altro nel giorno in cui a Bruxelles sono circolate indiscrezioni sul desiderio di Parigi e Berlino di rimettere in discussione il ruolo del Servizio per l'azione esterna europea (Seae), il cosiddetto "ministero degli Esteri" dell'Ue guidato dall'Alta Rappresentante Kaja Kallas, che rimane estremamente scettica sull'ipotesi di riallacciare i rapporti con il Cremlino. La riflessione si intreccia anche con la necessità di individuare la figura che potrebbe rappresentare l'Europa al tavolo negoziale.

 

Ufficialmente, la missione dei tre ambasciatori europei al ministero moscovita era finalizzata a «esprimere la preoccupazione» dei rispettivi governi per la recente escalation militare in Ucraina e per l'intensificarsi della «campagna di disinformazione». O almeno questo è ciò che ha riferito il ministero degli Esteri francese. Ma è chiaro che un incontro di questo tipo, seppur a livello di ambasciatori, è piuttosto inusuale e ha assunto un significato particolare a pochi giorni dal vertice di Londra, con i tre determinati a guidare un'iniziativa diplomatica europea.

 

kaja kallas ursula von der leyen

[…] I promotori dell'iniziativa credono però di aver rotto il ghiaccio con questo incontro, convinti che la risposta di Mosca sia solo frutto di un posizionamento tattico. I governi più scettici, invece, sono pronti a tornare alla carica per dire che non può essere questo il formato giusto per provare a farsi spazio in un eventuale tavolo negoziale. I prossimi passi saranno discussi al vertice del G7 di Evian, al quale parteciperà anche la premier Giorgia Meloni, e successivamente al Consiglio europeo che si riunirà a partire da giovedì prossimo a Bruxelles […]

alexander stubb alla casa bianca foto lapresse

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