PER I POLITICI DELLA SINISTRA ITALIANA I FINANZIAMENTI, ANCHE SE PERFETTAMENTE LECITI, SONO PERICOLOSISSIMI DA ACCETTARE - OLTRE A BERSANI CHE HA INTASCATO I SOLDI DI RIVA, ANCHE ENRICO LETTA HA INCASSATO PARECCHIO DAI GRANDI IMPRENDITORI CHE POI HANNO AVUTO GUAI CON LA GIUSTIZIA - MA LA LISTA È LUNGA: VENDOLA, LATORRE, D’ALEMA E I DS ROMANI…

Marco Lillo e Valeria Pacelli per "Il Fatto Quotidiano"

Non ci sono solo i 98 mila euro donati dalla famiglia Riva a Pier Luigi Bersani. A sfogliare i libroni dei contributi registrati alla Camera dei deputati, si scopre che la sinistra italiana negli ultimi dieci anni spesso non ha guardato troppo per il sottile di fronte a un generoso imprenditore.

Per restare in tema di acciaierie, Enrico Letta ha incassato 40 mila euro nel 2008, proprio come Bersani, dall'associazione padronale di categoria, quella Federacciai che vanta come vicepresidente Nicola Riva, ora indagato a Taranto per inquinamento. Letta è uno dei politici di sinistra più graditi agli imprenditori: ha ricevuto 15 mila euro nel 2004 da uno dei signori del gioco: Antonio Porsia, già collaboratore di Tiziano Treu nella Margherita e ora titolare della Hbg, una delle dieci concessionarie delle slot machine. Quell'anno Letta ha incassato 9.800 euro anche dalla società del finanziere svizzero Henry Shoet, oltre ai 25 mila euro del pastificio Rana e ai 13 mila euro della Federfarma.

Matteo Renzi a differenza di Bersani non deve rendere conto sui suoi finanziatori del passato perché non è mai stato candidato al Parlamento. Quanto al presente la sua pagella resta senza voto solo perché Renzi continua a non pubblicare l'elenco integrale dei finanziatori della Fondazione Big Bang che lo sostiene. Diversa è la situazione dell'altro candidato delle primarie. Nichi Vendola non ha accettato come Bersani i soldi dei padroni dell'acciaio ma, a leggere le sue dichiarazioni del passato al Parlamento, con il senno di poi anche lui poteva dire almeno un no. Il leader di Sel ha accettato nel 2004 un contributo di 40 mila euro dalla San Giorgio Spa, di Giuseppe Saggese, il concessionario dei tributi arrestato a ottobre perché faceva la cresta sulle tasse altrui. Altri 115 mila euro arrivano a Vendola nel 2005 dalla Fimco, della famiglia Fusillo, già presente nella società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno, impegnata nel settore delle grandi opere in Puglia.

Tra i finanziatori del 2005 di Vendola troviamo anche un non meglio specificato "Degennaro" che dona 10 mila euro. Chissà se si tratta di Gerardo, arrestato a marzo 2012 per corruzione. La Puglia è una terra difficile per chi voglia accettare serenamente un finanziamento lecito. Massimo D'Alema ha accettato nel 2008 il contributo di 12 mila e 500 euro della Uniland di Angelo Intini, del gruppo omonimo di Noci in provincia di Bari, diretto da Enrico Intini poi indagato nel 2009 per turbativa d'asta insieme a Gianpaolo Tarantini.

Altri 50 mila euro nell'ultima campagna elettorale sono arrivati a D'Alema da una società emiliana che organizza eventi, la Goodlink, mentre la Lodeserto Impianti di Taranto, una ditta di impiantistica che ha lavorato anche all'Ilva di Taranto, ha donato una piccola somma: 2.500 euro. L'ex ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni ha incassato per la campagna elettorale del 2008 un contributo di 10 mila euro dalla I Borghi Srl nella quale c'erano un ex compagno della Margherita, come Francesco Carducci, ma anche il rivale Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc. Nicola Latorre invece ha avuto 100 mila euro dalle Masserie Salentine del gruppo Zamparini, che poi nel 2010 si è lanciato nel settore dell'energia e solare e della distribuzione commerciale in Puglia.

Sempre nella campagna del 2008, Latorre ha ricevuto altri 50 mila dalla società Cesd, la holding del gruppo Cepu.
Poi c'è il capitolo del mattone rosso. Se si prende per esempio l'elenco dei contributi versati nel 2005 alla Federazione dei Ds di Roma si scopre la passione dei palazzinari per la sinistra.

Nel 2005 arrivano ai DS di Roma 30 mila euro dalla Romeo Gestioni, di Alfredo Romeo, che gestiva ai tempi di Rutelli il patrimonio immobiliare del comune e che nel 2010 sarà arrestato dai magistrati napoletani e poi condannato a due anni per corruzione nell'inchiesta Global service. Quello stesso anno arrivano 15 mila euro anche dalla SAC di Claudio Cerasi, che poi sarà indagato nell'inchiesta sulla cosiddetta cricca dei "grandi eventi" nel 2010. Altri 10 mila euro sono offerti ai DS romani nel 2005 dall'impresa di Domenico Bonifaci, già noto per l'arresto e il patteggiamento a Perugia per la mazzetta Enimont.

In quel magico 2005 le società di un altro costruttore che era uscito indenne dalla stessa inchiesta di Perugia, Pietro Mezzaroma, donano 38 mila euro ai DS di Roma. Sempre nel 2005 i Ds di Roma incassano 10 mila euro e l'anno prima ne avevano incassati altri 9 mila dalla Cler Coop, società che è citata negli atti dell'inchiesta romana del 2010 su Vincenzo Morichini, l'imprenditore amico di Massimo D'Alema che ha patteggiato la pena di 18 mesi per corruzione.

Dalle informative del 2011 della Guardia di Finanza si scopre che la Cler Coop, mai indagata, ha ottenuto appalti per milioni di euro dalla Provincia di Roma a guida Pd. Altri 30 mila euro nel 2005 arrivano ai Ds dalla Italiana Costruzioni della famiglia Navarra, altro grande nome delle opere pubbliche a Roma. Sempre nel 2005 si fa vivo anche Sergio Scarpellini, l'immobiliarista famoso per avere affittato a partire alla Camera dei deputati per 25 milioni di euro all'anno i suoi palazzi nel centro di Roma e per essere il proprietario della sede attuale del Pd, in via Sant'Andrea delle Fratte, subaffittata al Pd dalla Margherita nell'epoca Lusi.

Scarpellini e le sue società donano 20 milioni di vecchie lire a D'Alema nel 1997, altri 50 milioni ai Ds della Calabria nel 2000, nel 2003 arrivano 68 mila euro ai Ds di Roma e 13 mila euro nel 2005 quando altri 20 mila euro vanno al senatore romano Michele Meta. Nel 2007 Scarpellini dona 100 mila euro ai Ds di Roma e altri 100 mila euro nel 2008 al Pd, senza dimenticare l'Udc del Lazio al quale vanno 100 mila euro e il PDL che si accontenta di 50 mila euro.

Impressionante anche l'elenco delle donazioni dei manager del Monte dei Paschi ai Ds di Siena. Ci sono molti nomi del presente e del passato del gruppo bancario nell'elenco degli ultimi dieci anni di contributi ai Ds locali: da Marco Spinelli a Moreno Periccioli dal compianto Stefano Bellaveglia ad Antonio Sclavi. In testa ai manager-finanziatori ovviamente c'è l'ex presidente Giuseppe Mussari. L'attuale presidente dell'Abi ha donato negli ultimi dieci anni 673 mila euro ai Ds senesi. Dei quali 100 mila nel 2010 e 99 mila euro nel 2011.

Mentre il vicepresidente della banca, Ernesto Rabizzi ha donato 125 mila euro nell'ultimo biennio. Nonostante i conti disastrosi della banca abbiano imposto al Governo Monti di iniettare 4 miliardi di euro pubblici nell'istituto, i due manager e il loro partito non ne hanno risentito. Mussari è tuttora presidente dell'Abi e nel 2011 ha guadagnato ben 712 mila euro mentre Rabizzi si è accontentato di 412 mila euro.

 

EMILIO RIVA jpegdemoc21 pierluigi bersani enrico lettaVENDOLA CON ED EDDY TESTA bon73 bersani enrico lettaGentiloni e Ranieri MASSIMO D'ALEMA IN BARCAEDDY TESTA NEL COMITATO PER VENDOLA PRESIDENTE jpegPIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI NICHI VENDOLA E IL COMPAGNO EDDY DA CHI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…