fabio panetta giorgia meloni

FORZA, I MERCATI CI GUARDANO - PER TENERE CALMI INVESTITORI E BRUXELLES, È CRUCIALE LA SCELTA DEL PROSSIMO MINISTRO DELL'ECONOMIA - GIORGIA MELONI PROVA A CONVINCERE FABIO PANETTA, MEMBRO DEL BOARD DELLA BCE - “LA STAMPA” RIVELA: “NELLE ULTIME ORE HA SCAMBIATO DIVERSE TELEFONATE CON LUI, PER PERSUADERLO AD ACCETTARE” - MA PANETTA SOGNA DI DIVENTARE GOVERNATORE DI BANKITALIA - IN BALLO ANCHE IL NOME DI DOMENICO SINISCALCO, EX MINISTRO DELL'ECONOMIA TRA IL SECONDO E IL TERZO GOVERNO BERLUSCONI, FINO AL 2005 - IL QUIRINALE ACCELERA: LE CONSULTAZIONI PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO PARTIRANNO IL 17 O IL 18 OTTOBRE  

Francesco Olivo,Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

GUIDO CROSETTO GIORGIA MELONI

Non c'è un giorno da perdere. Sergio Mattarella vuole fare in fretta: le consultazioni per la formazione del governo partiranno il prima possibile. Lunedì 17 o martedì 18 ottobre sono le date più probabili, quelle che circolano in queste ore, anche se non si esclude di riuscire ad anticipare al 15 il primo confronto tra il Capo dello Stato e i partiti. Molto dipenderà dai tempi tecnici e da quanto i nuovi eletti, convocati per la prima riunione il 13 ottobre, saranno celeri a nominare i presidenti di Camera e Senato.

 

mario draghi daniele franco

In generale, si percepisce la volontà di non perdere un secondo utile. Anche perché i giorni del battesimo del probabile esecutivo guidato da Giorgia Meloni coincidono con la scadenza fissata per inviare la bozza di legge di Bilancio a Bruxelles. A Palazzo Chigi sono convinti che l'eccezionalità del voto autunnale renderà più flessibile l'Ue. È quasi scontato, sostengono, che ci sarà una proroga, in modo da consentire la nascita del governo. Da parte sua, Mario Draghi si limiterà a concludere il lavoro sulla Nadef, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che contiene le cifre tendenziali della crescita economica.

 

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

Il premier non vuole restare ingabbiato nelle aspettative che ha creato Guido Crosetto, cofondatore di Fratelli d'Italia e consigliere di Meloni, quando nella notte elettorale ha dichiarato che, causa calendario, «dovremo lavorare a quattro mani, a una interlocuzione tra il vecchio governo e i nuovi eletti». Niente di tutto questo, se Crosetto voleva dire che Draghi metterà bocca sulla prossima finanziaria. Innanzitutto, perché, come si è detto, l'Ue darà una piccola deroga sui tempi.

 

CROSETTO MELONI

E poi perché l'ex banchiere è stato chiaro: l'indirizzo politico della legge di Bilancio è compito del nuovo governo. Altra cosa è garantire il passaggio di consegne. Draghi non si sfilerà da un confronto che, nei fatti, c'è già da settimane e assicurerà che i tecnici del Tesoro predisporranno la cornice dei conti, che toccherà alla destra meloniana trasformare in misure precise e più dettagliate. A partire dalla lotta al caro bollette, che tutti gli uomini della presidente indicano come priorità assoluta.

 

il banchiere fabio panetta

L'ansia da debutto è tanta. Le sfide da raggelare il sangue, come Meloni continua a ripetere ai fedelissimi. Ieri il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida ha spiegato cosa c'è dietro i motivi del silenzio scelto dalla leader. «Sta approfondendo tutti i dossier più scottanti e urgenti, tra cui quello relativo alla Nadef» visto che «bisogna preparare di corsa la legge di bilancio».

 

Il primo obiettivo è tenere calmi i mercati e rassicurare l'Europa. E poi non vuole interferire con un lavoro che è in carico al premier uscente. La transizione favorita da Draghi aiuterà, ma potrebbe non bastare. Ecco perché è diventata cruciale la scelta del prossimo ministro dell'Economia. Tutto dipende dal nome. La presidente di FdI continua a sperare in Fabio Panetta, membro del board della Bce.

ignazio visco

 

Nelle ultime ore la premier in pectore ha scambiato diverse telefonate con lui, per persuaderlo ad accettare il trasferimento a via XX Settembre. Le resistenze di Panetta sono note: a fine 2023 scade il mandato da governatore di Ignazio Visco e l'ex dg di Palazzo Koch è in prima fila per prenderne il posto. Dopo di lui, il nome in cima alla lista di FdI è Domenico Siniscalco, che ministro dell'Economia è già stato tra il secondo e il terzo governo Berlusconi, fino al 2005.

 

fabio panetta

Sarebbe invece stata accantonata l'idea di tenere Daniele Franco, sussurrata dentro Forza Italia, perché, simbolicamente, sarebbe la certificazione di una linea eccessivamente in continuità con l'esecutivo Draghi. Non che Meloni si voglia discostare troppo. O almeno non ha dato l'impressione di volerlo fare. Anzi, in questi due mesi ha fatto di tutto per farsi interprete della dottrina Draghi su energia, alleanze internazionali e conti pubblici: ha sposato la battaglia sul price cap europeo al gas, ha frenato Matteo Salvini sullo scostamento di bilancio, e ha più volte garantito l'assoluta fedeltà atlantica.

 

domenico siniscalco

Nessun colpo di testa, assicura Meloni. Le risorse vanno indirizzare al taglio del costo dell'energia. Di flat tax non vuole parlare: «Abbiamo tempo cinque anni per discuterne» spiega Luca Ciriani, capogruppo di FdI in Senato. Un modo per prendere tempo e per raffreddare le intemperanze di Salvini.

 

Ieri la leader ha ascoltato con attenzione le parole del segretario della Lega. Soprattutto quando ha sottolineato la truppa di cento parlamentari che, grazie alla parte uninominale della legge elettorale, ha ottenuto il Carroccio. Salvini le farà pesare per condizionare i rapporti di forza dentro il governo.

 

Il leghista non rivendica più per sé il Viminale e potrebbe puntare alle Infrastrutture, che ha la competenza sui porti, ma è difficile che si faccia lasciare fuori dalla squadra. Sui quattro ministeri chiave, Esteri, Economia, Interni e Difesa, conterà molto il parere di Mattarella. E sarà interessante, da questo punto di vista, seguire il confronto con Meloni, la prima a chiedere il suo impeachment nel 2018, quando il presidente pose il veto su Paolo Savona al Tesoro.

raffaele fitto giuseppe pecoraro foto di bacco

 

Al Viminale potrebbe andare un prefetto (Giuseppe Pecoraro, appena eletto con FdI, o Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini ), mentre alla Difesa se la gioca Adolfo Urso, che come l'uscente Lorenzo Guerini proviene dal Copasir. Al momento, le altre ipotesi sono Raffaele Fitto, anello di congiunzione con i conservatori europei e con Bruxelles, agli Affari Ue, e Nello Musumeci al Sud: lo ha anticipato il suo successore alla guida della Sicilia, Renato Schifani.

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