giorgia meloni e matteo salvini

PERCHE’ SALVINI HA APERTO AL GOVERNO D'EMERGENZA? PERCHÉ SI È CONVINTO CHE LA CRISI POTREBBE SPAZZARLO VIA. SICCOME TUTTI SANNO CHE LA CADUTA DI CONTE NON PORTEREBBE AL VOTO, IL CAPO DEL CARROCCIO SI È DETTO DISPONIBILE A UN “GOVERNO SERIO” – IL LEADER DEL CARROCCIO HA DIVERSI FRONTI APERTI: DAL PROCESSO SUL CASO GREGORETTI ALLA GUERRA DI LOGORAMENTO INTERNA CON GIORGETTI – MA SALVINI HA COMMESSO UN ERRORE: ECCO QUALE - LA MELONI SI SMARCA: "SE C'E' LA CRISI CI SONO SOLO LE ELEZIONI"

Francesco Verderami per il Corriere della Sera

 

Salvini apre al governo d'emergenza perché si è convinto che la crisi potrebbe spazzarlo via. Non è il destino di Conte a preoccuparlo, non è ovviamente quella la minaccia. Piuttosto teme di subire la stessa sorte dei suoi avversari, se la condizione in cui versa il Paese precipitasse.

salvini

 

La crisi di governo è un fattore contingente, e in tal senso Salvini ha capito che Renzi stavolta fa sul serio, perché «l'altro Matteo» ha un solo risultato utile a disposizione: nemmeno un pareggio zeppo di poltrone gli eviterebbe la serie B della politica. E siccome tutti sanno che la caduta di Conte non porterebbe al voto, il capo del Carroccio si è detto disponibile a un «governo serio», non prima di essersi appellato a Mattarella «garante della coesione di un'Italia che rischia di spaccarsi». La citazione del capo dello Stato non è casuale: la crisi alle porte infatti non è (solo) politica.

 

CONTE SALVINI

Basta ascoltare i ragionamenti di Giorgetti per capirlo: «Se ho elogiato Draghi è perché prima - derogando al trattato della Bce che guidava - ha permesso all'Europa di sopravvivere. E poi perché l'Europa si è mossa nella direzione che lui aveva auspicato quando è scoppiata la pandemia». In effetti per ora i campanelli d'allarme, cioè i tassi d'interesse, non suonano.

 

Ai vertici Ecofin non si sentono i soliti ammonimenti all'Italia sulle condizioni dei suoi conti. E la politica dei sussidi è stata agevolata nell'Unione per evitare l'aumento della disoccupazione. Ma quando quel rubinetto si chiuderà, e sta per accadere, lo stato del Paese apparirà in tutta la sua drammaticità. Salvini ha capito che, a quel punto, speculare sugli errori e le debolezze dell'esecutivo avversario non lo sottrarrebbe alla minaccia che incomberebbe sulla credibilità delle istituzioni. In fondo la crisi provocata dalla pandemia si sta rivelando un tornante della politica, come lo fu per altri versi la stagione di Tangentopoli.

 

stefano patuanelli matteo salvini giuseppe conte

Così, dopo alcuni contatti (non si sa se diretti) con Zingaretti e Renzi, nella Lega si è discusso se fosse conveniente puntare sul tanto peggio tanto meglio, per non dare spazio alla Meloni, o se mostrarsi disponibili a collaborare per una soluzione di governo. E Salvini è parso optare (finora) per la seconda opzione: «La gente è stanca delle contrapposizioni, vuole vederci costruttivi». Già nell'intervista concessa a Marco Cremonesi per il Corriere si erano notati toni diversi e dichiaratamente «né populisti né antieuropeisti». Se il leader del Carroccio è propenso a questa scelta è perché immagina che - sostenendo la difesa degli interessi nazionali - possa difendere meglio i propri interessi politici, mostrarsi cioè come guida della coalizione, evitare di venir scavalcato da Berlusconi, accreditarsi lì dove non è ancora riuscito.

 

GIANCARLO GIORGETTI MATTEO SALVINI

D'altronde Giorgetti, con cui i rapporti sono al momento molto tesi, da responsabile esteri sta lavorando a ricollocare la Lega in Europa attraverso la Cdu «perché è dai tedeschi che bisogna passare», sta cercando di aprire un canale con la Francia «perché non possiamo restare vincolati alla Le Pen», e sta spingendo Salvini a cambiare atteggiamento su Biden «perché non possiamo essere gli ultimi mohicani». Il fatto è che, nella sua bulimica voglia di occupare tutti gli spazi, ieri il capo del Carroccio ha commesso un errore: è contraddittorio evocare un governissimo e insieme decidere d'incontrare il premier che ne dovrebbe essere vittima.

 

SALVINI

Così per FdI è stato facile infilzarlo, facendo risaltare la «coerenza» di chi «se c'è la crisi ci sono soltanto le elezioni». Volutamente la Meloni ha puntato al tallone d'Achille di Salvini, consapevole che la sua apertura può essere rischiosa al cospetto dell'elettorato duro e puro, ed è stato inoltre un modo per ribadire all'alleato che in una coalizione deve valere la regola della consultazione, «sempre». Per ora va così: il tatticismo è tipico di certe fasi interlocutorie. Ma se e quando si aprisse la crisi di governo, al cospetto della crisi del Paese, per la Meloni oltre che per Salvini arriverebbe il momento delle scelte.

 

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

 

SALVINI

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