salvini berlusconi meloni meme

PERCHE’ IL SISTEMA HA PAURA CHE IL CENTRODESTRA VADA AL GOVERNO? LO SPIEGA IL POLITOLOGO ORSINA: “LA POLITICA ITALIANA NON PUÒ AVVENTURARSI AL DI FUORI DI UN PERIMETRO BEN PRECISO FATTO DI LEALTÀ ATLANTICA, VOLONTÀ DI PARTECIPARE ALLA VITA DELL'UNIONE EUROPEA, DETERMINAZIONE A NON DESTABILIZZARE L'EURO - L'ITALIA NON PUÒ PERMETTERSI DI AVERE UN GOVERNO CHE NON DIA LA MASSIMA GARANZIA DI VOLER RESTARE NEL PERIMETRO DELLA SERIETÀ. BERLUSCONI, SALVINI E MELONI, IN FORME DIFFERENTI, HANNO GETTATO UN OCCHIO AL DI FUORI DI QUEL PERIMETRO. LA PROVA DI SERIETÀ CHE SI CHIEDE LORO È CHE DA QUI AL 25 SETTEMBRE DISSOLVANO OGNI DUBBIO, FACCIANO PULIZIA DELLE AMBIGUITÀ”

Giovanni Orsina per “la Stampa”

 

GIOVANNI ORSINA

Siamo arrivati al voto come peggio non avremmo potuto. Innanzitutto sarebbe stato meglio affrontare un autunno che si prevede assai difficile e la sessione di bilancio con un gabinetto guidato da Mario Draghi, e chiudere la legislatura in maniera ordinata. La crisi di governo, poi, ha avuto dei passaggi grotteschi che certo non hanno contribuito ad accrescere la credibilità già bassissima del ceto politico. Infine, l'uscita di scena di Draghi e la prospettiva delle urne hanno ulteriormente innalzato i già elevati livelli di isteria e catastrofismo della sfera pubblica italiana.

 

Come se si trattasse della fine del mondo. Ma isteria e catastrofismo fanno male all'Italia, non soltanto perché radicalizzano l'opinione pubblica, ma soprattutto perché trasmettono al di fuori dei nostri confini il messaggio che il Paese è ormai sull'orlo dell'abisso. La nostra immagine internazionale così s' indebolisce, e la debolezza a sua volta fa sì che l'orlo dell'abisso si avvicini, come nelle più classiche profezie che si auto-avverano.

SALVINI MELONI BERLUSCONI

 

Tenere sotto controllo l'isteria e il catastrofismo, tuttavia, non vuol dire rifiutarsi di vedere quanto complesso e pericoloso sia diventato da ultimo il mondo nel quale viviamo. E non può impedirci di sperare allora, con un ottimismo alquanto irragionevole, che questa campagna elettorale si dimostri infine più seria del modo in cui è cominciata.

La destra italiana è poco seria dal 1994, e si dura gran fatica a sperare che rinsavisca dopo quasi trent' anni.

 

giorgia meloni silvio berlusconi matteo salvini renzi quirinale by macondo

La poca serietà di Silvio Berlusconi, in realtà, rappresenta da sempre una parte integrante del suo messaggio, un modo per negare alla politica importanza e solennità, per segnalare agli elettori che la vita è altrove, nella famiglia, nella società civile, nel mercato. Matteo Salvini sembra aver ereditato il dadaismo del Cavaliere, ma con un'aggiunta di radicalismo che lo ha reso meno lieve e, in fin dei conti, meno simpatico. Giorgia Meloni - che l'altroieri, intervistata dalla Stampa, ha invocato più volte la serietà - non condivide invece la leggerezza dei suoi compagni d'avventura. Le sue radici affondano nel cuore del ventesimo secolo, del resto, il secolo dell'iper-politica, mentre gli altri due sono figli della fase terminale del Novecento, segnata dall'antipolitica e dal populismo.

SALVINI MELONI BERLUSCONI

 

Il problema della serietà nel caso di Meloni si pone allora in una forma diversa, ma che vale del resto pure per Salvini e Berlusconi. A farla molto breve: la politica italiana ha qualche (modesto) spazio di movimento, ma non può avventurarsi al di fuori di un perimetro ben preciso. Non solo: non può nemmeno permettersi che sorgano dubbi rispetto alla sua volontà di restare all'interno di quei confini, non può dire che vorrebbe uscirne o far finta di uscirne, nemmeno per scherzo.

 

Il perimetro ha una forma triangolare, ed è fatto di lealtà atlantica, volontà di partecipare costruttivamente alla vita dell'Unione europea, determinazione a non destabilizzare l'euro - con tutte le conseguenze di finanza pubblica che ne derivano. Potremmo chiamarlo, appunto, «perimetro della serietà», perché non è serio raccontare agli elettori che se ne possa prescindere sapendo che non si può, o senza dire loro quale prezzo si pagherebbe se non se ne tenesse conto.

 

SALVINI BERLUSCONI MELONI

L'Italia del dopo 25 settembre non può permettersi - non lo può: è un dato di fatto semplice e duro come la pietra - di avere un governo che non dia la massima garanzia di voler restare nel perimetro della serietà. Berlusconi, Salvini e Meloni, in forme, su fronti e a livelli d'intensità differenti, hanno tutti e tre gettato un occhio, e talvolta ben più di un occhio, al di fuori di quel perimetro. La prova di serietà che si chiede loro è che da qui al 25 settembre dissolvano ogni dubbio, facciano piazza pulita di qualsiasi ambiguità su tutti e tre i lati del triangolo. Il Partito democratico e le forze politiche centriste sono certamente, interamente all'interno del perimetro della serietà.

BERLUSCONI SALVINI E MELONI

 

Il loro problema, del Pd in particolare, è che danno l'impressione di voler fare ben poco oltre a stare immobili al centro del poligono, e paiono pensare che garantire di restarci sia condizione non soltanto necessaria ma anche sufficiente del loro fare politica. La serietà, così, è diventata fine a se stessa, si è trasformata in un vessillo, un alibi, un mezzo di conservazione del potere.

 

BERLUSCONI MELONI SALVINI

E, infine, in uno strumento di delegittimazione della destra. Perché la serietà potesse svolgere quest' ultima funzione, però, le forze politiche e culturali «serie» hanno dovuto dilatarne il perimetro, tirarlo dalla propria parte, esasperare i toni e denunciare sconfinamenti e violazioni anche là dove non ce n'erano. E tutto questo, in definitiva, è stato terribilmente poco serio. Perfino meno serio, per certi versi, che promettere un milione di alberi.

 

BERLUSCONI SALVINI MELONI BY BENNY

Soprattutto, tutto questo ha contribuito all'isterismo e al catastrofismo dei quali si diceva sopra, e al rischio che l'Italia si trovi intrappolata in una profezia di sventura che si auto-avvera. Che il destra-centro si collochi all'interno del perimetro della serietà, e che questa sua collocazione sia chiaramente percepita anche all'estero, è interesse di tutti. Se così non fosse e il destra-centro dovesse vincere le elezioni e arrivare al governo, l'Italia ne sarebbe enormemente indebolita in un momento storico molto difficile e le istituzioni democratiche ne sarebbero messe ulteriormente sotto pressione. Qualcuno sulla sinistra e al centro potrebbe approfittarne, nel breve periodo. Ma avrebbe ben poco di cui gloriarsi.

SALVINI MELONI BERLUSCONI

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”