“I DAZI? NON C'ERA NESSUNA EMERGENZA NAZIONALE PER USARLI” – IL POLITOLOGO IAN BREMMER COMMENTA LA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA AMERICANA CHE HA SMONTATO LE TARIFFE DELLA CASA BIANCA: “TRUMP È TROPPO SICURO DI SÉ, DELLE SUE DECISIONI, DEL SUO ISTINTO POLITICO ED È ANCHE MOLTO IMPAZIENTE. VOLEVA FARLO E NON VOLEVA ASPETTARE I TEMPI DI UN'INDAGINE - QUESTO APPROCCIO DA ‘MEGLIO CHIEDERE SCUSA DOPO CHE CHIEDERE IL PERMESSO PRIMA’, LO STA PENALIZZANDO SU TANTE COSE - STIAMO ASSISTENDO A UN RIGETTO DELLE COSE CHE HA FATTO: CHE SIA L'ICE SCHIERATO A MINNEAPOLIS, O LA GROENLANDIA E I DAZI CHE HA MINACCIATO, O PERSINO IL CASO EPSTEIN. SI METTENEI GUAI A CAUSA DEL SUO IMPETO, LA MANCANZA DI PAZIENZA, LA TROPPA SICUREZZA. OGGI TRUMP È PIÙ DEBOLE E PER PROSEGUIRE SUI DAZI DEVE IMPOSTARE UNA NUOVA STRATEGIA TARIFFARIA PIÙ FRAMMENTARIA”
Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “la Stampa”
Donald Trump ha ammesso che la sentenza della Corte suprema toglie un potere di incidere, di un leverage, agli Usa per risolvere crisi a colpi di tariffe, imposte o solo minacciate. Al potere "taumaturgico" dei dazi, il leader Usa ha riconosciuto di aver contributo a risolvere cinque degli otto conflitti cui si vanta aver posto fine.
Ian Bremmer, fondatore e presidente di Eurasia Group, ha ragione Trump?
«[…] non credo che il ricorso alle tariffe attraverso l'International Emergency Economic Powers Act fosse l'unico modo per Trump di ottenere i risultati desiderati. […]».
LA CORTE SUPREMA USA BOCCIA I DAZI DI DONALD TRUMP
Allora perché Trump ha invocato proprio questa base legale?
«[…] non c'era nessuna emergenza nazionale per poter usare i dazi. Trump è troppo sicuro di sé, delle sue decisioni, del suo istinto politico ed è anche molto impaziente. Voleva farlo e non voleva aspettare i tempi di un'indagine – come prescrive invece un'altra norma, la 232 – e nemmeno ricorrere, come ha fatto invece venerdì, all'articolo 122 poiché non vuole coinvolgere il Congresso. Questo approccio da "meglio chiedere scusa dopo che chiedere il permesso prima", lo sta penalizzando su tante cose».
il voto della corte suprema contro i dazi di trump
Ad esempio?
«Stiamo assistendo a un rigetto delle cose che ha fatto: che sia l'Ice schierato a Minneapolis, o la Groenlandia e i dazi che ha minacciato, o persino il caso Epstein. Si mette maggiormente nei guai a causa del suo impeto, la mancanza di pazienza, la troppa sicurezza. Oggi Trump è più debole e per proseguire sui dazi deve impostare una nuova strategia tariffaria più frammentaria rispetto a quella immaginata nel Liberation Day di aprile».
L'Europa ne potrà trarre giovamento sui temi bilaterali, come il commercio, e sulle crisi?
«L'Europa ha dimostrato nel caso della Groenlandia di poter costringere Trump a fare marcia indietro. Il presidente Usa aveva sfidato l'integrità territoriale della Danimarca e annunciato tariffe contro chi sosteneva Copenaghen. La reazione europea di fatto l'aveva spinto al passo indietro, e Trump non ha ottenuto nulla nemmeno invocando i dazi tramite l'Ieepa.
Ma resta un caso isolato. Il problema dell'Europa è l'incapacità di agire collettivamente. L'abbiamo visto in maniera evidente al Board of Peace, i delegati sono arrivati in ordine sparso. Dovevano insieme rifiutare l'offerta di Trump. Non hanno imparato nulla dal discorso di Mark Carney a Davos. Anzi alla Conferenza della sicurezza di Monaco, ho visto un'Europa divisa che si è mostrata più debole».
A fine marzo ci sarà il bilaterale a Pechino fra Xi Jinping e Donald Trump. Si arriverà comunque in un quadro differente proprio alla luce della sentenza della Corte suprema. Che "armi" avrà Trump nei colloqui con Xi?
«Le tariffe per il Fentanyl ricadevano sotto l'Ieepa, le altre – alluminio, acciaio, rame, ad esempio – hanno una diversa base legale. La realtà è che ci sono altri meccanismi con cui Trump può azionare la leva daziaria e ottenere i risultati che vuole.
Nel caso della Cina, è vero che il timing fa apparire gli Usa più deboli, ma entrambi i Paesi hanno dimostrato che voglio la stabilità delle relazioni e vogliono evitare un più ampio conflitto. Trump è stato esplicito su Taiwan e sull'export dei semiconduttori; la Cina ha mostrato la sua volontà di collaborare nel caso della vendita di TikTok. Forse alla fine Pechino ha un piccolo vantaggio ad oggi, ma non cambierà il corso dei negoziati e delle relazioni». […] «[…] Molti americani sono delusi da come va l'economia e incolpano Trump. Non c'è dubbio che indipendentemente dalle tariffe sia un presidente più debole di qualche mese fa».


