giancarlo giorgetti donald trump giorgia meloni

IL POVERO GIORGETTI LE PROVA TUTTE PER GIUSTIFICARE TRUMP – IL MINISTRO DEL TESORO SOSTIENE CHE IL CICLONE DAZI “È COME LE DOGLIE DI UN PARTO DI UN NUOVO SISTEMA, IN CUI LE REGOLE DELLA GLOBALIZZAZIONE DEVONO ESSERE RISCRITTE” – TUMULA L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO: “OGGI SI DISCUTE DEL RITORNO DEL MERCANTILISMO, MA IL WTO È MORTO DA QUALCHE ANNO” – AMMETTE A MEZZA BOCCA CHE IL VIAGGIO DELLA MELONI A WASHINGTON SARÀ COMPLICATISSIMO: “GLI INTERESSI OGNUNO CERCA DI FARLI A CASA PROPRIA”. E RILANCIA L’IDEA DI UNA TASSA SULLE MULTINAZIONALI: “C’È L’AMBIZIONE DI CREARE LA GLOBAL MINIMUM TAX CHE TRUMP HA MESSO IN UN CASSETTO…”

GIORGETTI RILANCIA LA GLOBAL TAX “IL WTO NON ESISTE PIÙ DA TEMPO”

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

https://www.repubblica.it/economia/2025/04/14/news/giorgetti_wto_global_tax_web_tax-424126168/

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Lo «scossone» di Donald Trump non si esaurisce nei dazi. Investe «i confini e gli equilibri mondiali». Quando appare sul maxischermo della sala di palazzo Rospigliosi che ospita la scuola di formazione politica della Lega, il suo partito, Giancarlo Giorgetti mette subito le cose in chiaro. […]

 

 «È un momento di grande cambiamento perché quello che veniva dato per scontato, dalle regole di comportamento alla globalizzazione e al commercio libero, è messo pesantemente in discussione», annota il ministro dell’Economia.

 

giorgia meloni - meme by vukic

Uno shock paragonato alle «doglie di un parto». A nascere - spiega - sarà «un nuovo sistema» che implicherà la riscrittura di regole e schemi. La prova che «tutto deve essere rivisto» è lo stato di salute del Wto, l’organizzazione mondiale del commercio. «Oggi - sottolinea il titolare del Tesoro - si discute di dazi e tariffe, diciamo di un ritorno del mercantilismo, ma occorre dire con tranquillità che il Wto è già morto da qualche anno».

 

[…]  il Wto «sopravvive come un organismo in letargo a cui nessuno faceva già più riferimento» da tempo. È guardando a questo scenario che Giorgetti lancia un altro messaggio. Riguarda il contenuto della trattativa tra l’Europa e gli Stati Uniti: i dazi - sottolinea - sono solamente un punto di partenza. Ci sono anche altre questioni da affrontare.

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni foto lapresse.

«C’è l’ambizione di creare la global minimum tax internazionale che l’amministrazione Trump ha messo in un cassetto», ricorda il ministro. Ma anche la web tax e «il dazio implicito» del valore delle valute. «Anche su questo - dice - vale la pena concentrare l’attenzione perché è collegato alla politica monetaria della Fed o della Bce e quindi la competitività del sistema italiano ed europeo rispetto a quello americano dipende anche da questo fattore».

 

Muove da qui il negoziato con gli Stati Uniti. La parola d’ordine è cautela. «Non è semplice - dice il ministro - perché gli interessi, in qualche modo, ognuno cerca di farli a casa propria». Per questo parla della necessità di trovare «un compromesso corretto». […]

 

 

E GIORGETTI AVVERTE: BISOGNA EVITARE UNO SQUILIBRIO STRUTTURALE DEVASTANTE

Estratto dell’articolo di Claudia Voltattorni per il “Corriere della Sera”

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini ancona

Quello dell’Italia è uno «sforzo politico e strategico fondamentale anche per l’Europa». In vista del viaggio di giovedì della presidente del Consiglio Giorgia Meloni negli Usa, è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a ribadirne l’importanza, ma anche la difficoltà [...]

È prudente il ministro quando, in videocollegamento con la scuola di formazione politica della Lega a Roma, riconosce che con gli Stati Uniti «il negoziato non è semplice perché gli interessi ognuno cerca di farli a casa propria: dobbiamo trovare una sintesi, un compromesso corretto per trovare elementi di forza nell’ambito dei Paesi del G7 che condividono principi di libertà e democrazia».

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI

Spiega che tra Stati Uniti e Cina c’è una partita non solo economica: «Gli Usa non possono accettare di essere insidiati da una potenza che non è più solo economica ma diventa “militare”, e la competizione è su tante cose: i cinesi sono più forti o meno forti?

— si chiede —. E questa corsa come condizionerà gli equilibri?».

 

[...]

 

Intanto lui sarà negli Usa tra due settimane, quando a Washington incontrerà il suo omologo, il segretario del Tesoro Scott Bessent. E racconta che nei vertici internazionali «tanti partner europei guardano al rappresentante e al ministro italiano, per vedere cosa dice e come può interpretare questa sorta di ponte o vicinanza con l’amministrazione americana».

 

giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse

Ne approfitterà per affrontare anche altri temi importanti, perché oltre ai dazi, «sicuramente un punto di partenza», c’è anche «una questione aperta sulla tassazione internazionale: c’è l’ambizione di creare la Global minimum tax, che l’amministrazione Trump ha messo nel cassetto, e di gestire e decidere sulla Web tax che in Italia è già partita».

 

[...] Il negoziato con gli Usa e con il resto del mondo, dice Giorgetti, ha perciò anche quella che lui definisce «la gamba valutaria e fiscale: allungare le antenne anche su questi aspetti sarà utile». Il ministro dell’Economia vuole anche sottolineare che «lo scossone di Trump ridisegnerà l’ordine mondiale» però «occorre anche dire con tranquillità che il Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio) è già morto da qualche anno».

meloni trump vignetta altan

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...