ALTRO CHE PRISM: L’ITALIA È IL COLABRODO DELLA PRIVACY - GENCHI: “COI TABULATI SI PUÒ SAPERE TUTTO”

Enrico Bellavia e Francesco Viviano per "la Repubblica"

Nel 2009 fu per tutti la spia delle spie: Berlusconi lo accusò di intercettare 350mila persone, annunciando che stava per scoppiare «il più grande scandalo della Repubblica». Allora, come oggi, Gioacchino Genchi, poliziotto destituito proprio «per avere offeso Berlusconi», avvocato, considerato il numero uno dell'informatica applicata alle indagini, è stato costretto a ripetere che «non ha mai svolto un'intercettazione» in vita sua.

Il pane, per lui, sono i tabulati, ovvero i dati di traffico telefonico. Per quelli dei parlamentari, nei quali si è imbattuto indagando con l'ex pm Luigi De Magistris nell'inchiesta "Why not", è sotto processo per abuso d'ufficio. Per il suo archivio, temutissimo dalla politica e all'origine di tutti i suoi guai, è stato prosciolto.

Chi detiene gli elenchi delle chiamate e per quanto tempo?
«I dati di traffico da cui si estraggono i tabulati delle comunicazioni, come il traffico Internet e altre informazioni sui servizi di comunicazione sono registrati e custoditi dai gestori dei servizi: 24 mesi per le chiamate, 12 per il traffico Internet, 30 giorni le chiamate senza risposta».

A quali autorità le aziende sono obbligate a consegnarli?
«Possono essere acquisiti indifferentemente dai pm e dai giudici, per 24 mesi, e per qualunque tipo di reato».

Che informazioni danno i tabulati?
«Assai rilevanti e riservate. L'acquisizione talvolta incide sulla privacy più delle stesse intercettazioni che non sono retroattive, mentre con i tabulati è possibile praticamente sapere di tutto di chiunque degli ultimi due anni: con chi si è sentito, dov'è stato, che strada ha fatto per spostarsi, a che ora è andato a letto e quando si è alzato la mattina».

E questo senza il vaglio di un giudice?
«La normativa andrebbe assimilata a quella che fissa le regole per le intercettazioni. Al contempo però bisognerebbe anche intervenire sull'acquisizione di tabulati per finalità difensive, oggi penalizzata».

Chi, all'interno delle compagnie telefoniche, ha accesso a quei dati?
«Nessuno vi dovrebbe avere accesso, se non per esclusive esigenze tecniche e di fatturazione, previa cancellazione delle ultime quattro cifre dei numeri chiamati, che per me sono comunque insufficienti, posto che coi tabulati delle ultime chiamate - che chiunque riesce a scaricare da Internet, nonostante gli asterischi finali - le scoperte di amanti e i matrimoni distrutti sono più dei cellulari che si sono guastati».

Tuttavia non crede siano pochi due anni? Spesso i crimini si scoprono a distanza di decenni...
«Sono scelte politiche. Anni fa, sia per i reati di criminalità organizzata che per quelli di terrorismo i tempi erano superiori. Sarebbe però importante che i tempi fossero uniformi in tutti gli Stati. Altrimenti nel caso di indagini transnazionali si va incontro a disparità di trattamento».

Che requisiti hanno o devono avere i custodi di questi elenchi all'interno delle compagnie?
«Il Garante dei dati personali, specie dopo gli scandali Telecom, ha dato disposizioni severe ed esegue controlli accurati che vanno però adeguati: occorre inserire un urgente protocollo di certificazione dell'autenticità dei dati acquisiti che diventano praticamente irripetibili. Oggi nessuno ci dice che i tabulati, soprattutto quelli riversati nei processi in forma di semplici file di testo a distanza di parecchio tempo dalla loro acquisizione, siano corrispondenti agli originali. Basta invertire una cifra o un orario per stravolgere un processo».

Gli elenchi abbonati alla telefonia mobile sono cedibili?
«In Italia qualunque operatore di polizia giudiziaria, dico qualunque, dai vigili urbani agli agenti della forestale, ai poliziotti ai carabinieri, con un semplice account riesce ad entrare nel portale dei gestori telefonici e interrogare qualunque numero di cellulare, qualunque intestatario, acquisendo pure tutte le informazioni sugli intestatari storici di una data utenza o su tutte le utenze che un dato soggetto ha attivato o utilizza ancora presso tutti i gestori telefonici, tanto di rete fissa che di rete mobile».

Resta traccia di queste attività?
«No. L'autorità giudiziaria non saprà mai i numeri telefonici e i nominativi che quel dato operatore di polizia giudiziaria ha interrogato o non interrogato. Con la conseguenza che la polizia giudiziaria può pervenire a qualunque tipo di conclusioni nel riferire su tali accertamenti, anche in modo errato, senza nessuna possibilità per le difese, ma nemmeno per il pm e per il giudice di verificarne la correttezza e la completezza».

Parliamo di lei, davvero ha un archivio con migliaia di utenze?
«Quella dell'archivio è una bufala montata ad arte quando con il nostro lavoro abbiamo toccato nervi scoperti. Mi sto difendendo nel processo, qualcuno pensava pure che io mi rifugiassi sotto lo scudo della politica e li ho lasciati a bocca asciutta».

 

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