vladimir putin

PUTINATE – ZIO VLAD SI FA INTERVISTARE DAL “FINANCIAL TIMES” PER DIRE CHE “IL LIBERALISMO È DIVENTATO OBSOLETO”, MA CE N’ERAVAMO ACCORTI DA SOLI – STRIZZA L’OCCHIO AI CINESI: “NON C’È UNA MINACCIA MILITARE DA PARTE LORO, DIFFICILE DIRE SE GLI USA ABBIANO LA PAZIENZA DI NON PRENDERE DECISIONI AFFRETTATE. TRUMP? UNA PERSONA DI TALENTO. NIENTE INTERFERENZE, HA VISTO IL CAMBIAMENTO NELLA SOCIETÀ E LO HA USATO A SUA FAVORE”

 

 

Francesco Bechis per formiche.net

 

L'INTERVISTA ESCLUSIVA DEL FINANCIAL TIMES A VLADIMIR PUTIN

Vladimir Putin parla dal suo ufficio presidenziale al Cremlino. Dall’altra parte della scrivania ci sono Lionel Barber e Henry Foy, direttore e capo del bureau di Mosca del Financial Times. Novanta minuti di intervista a tutto campo. Cina e Stati Uniti, Siria e Corea del Nord, Europa e Sud America. Circondato da statue dei suoi predecessori di imperiale memoria, il presidente russo si racconta, ed è un fiume in piena. Lo fa alla vigilia del G20 apertosi oggi a Osaka, in Giappone.

putin e xi jinping allo zoo di mosca

 

Non è un caso. Scremato dalle consuete photo opportunity e dagli insipidi comunicati congiunti, l’appuntamento fra leader globali può risultare decisivo per gli equilibri internazionali. Primo fra tutti quello fra Russia e Stati Uniti, che in poco più di un mese, il 2 agosto, rischiano di veder spirare di fronte ai loro occhi il trattato Inf (Intermediate-range nuclear force treaty) da cui entrambe hanno annunciato il recesso lo scorso febbraio.

putin

 

In assenza di un’inversione di marcia, all’orizzonte si profila una nuova corsa alle armi nucleari. “Credo ci sia questo rischio – ammette Putin. Se il trattato Inf e il trattato New Start (Strategic arms reduction treaty) dovessero estinguersi “non ci sarebbe più alcuno strumento al mondo per arrestare la corsa alle armi, e questo è un male”.

 

Putin e Trump

Per dirla con il direttore Barber, l’intervista del Financial Times consegna al lettore un classic Putin. Sorrisi ammalianti, voce pacata e quella rassicurante espressione di chi è sempre spettatore, e mai protagonista degli eventi. “Non sono stato al potere per tutti gli ultimi venti anni – ci tiene a precisare in apertura tra il serio e il faceto – come saprete, sono stato primo ministro per quattro anni, e questa non è la più alta autorità della Federazione Russa”.

 

vladimir putin giuseppe conte 1

Incalzato dai giornalisti britannici sulle grandi questioni che tengono il mondo sospeso su un filo, Putin non si sottrae, traccia grandi linee, tradisce la sua passione per la storia, e una certa nostalgia per l’Unione sovietica che fu. Quanto all’attualità, l’andante è sempre lo stesso: vorrei ma non posso. “Esiste il rischio di un conflitto militare fra Russia, Cina e America?” gli chiede Barber. “Non credo esista una minaccia del genere da parte cinese – chiosa lui –difficile dire se gli Stati Uniti abbiano la pazienza di non prendere decisioni affrettate”.

 

L’AMERICA

donald trump vladimir putin

L’America è sempre nei pensieri dello “zar”, che ne parla con insolita pacatezza. Un’accortezza in vista del bilaterale di questa mattina con “Donald”. Così chiama per gran parte della conversazione il presidente americano, “una persona di talento”, perché sa perfettamente “cosa i suoi elettori si aspettano da lui”. Putin spiega la rivolta antielitaria della classe media americana, ma non se la augura in Russia, “più il Paese rimane stabile meglio è”.

trump putin

 

Le accuse di una “mitologica interferenza” russa nelle elezioni presidenziali del 2016 sono bruscamente rispedite al mittente, “Trump ha semplicemente visto il cambiamento nella società e lo ha usato a suo favore”. Con altrettanta fretta viene cassato l’affaire Skripal, la spia russa avvelenata con sua figlia a Salisbury nel 2017, “questa spy story non vale cinque rubli”.

 

salvini putin

LA POLITICA ESTERA

La politica estera è al centro dell’intervista. Il presidente russo ne ha fatto il tratto distintivo della sua presidenza. Il restauro di una “Grande Russia” passa da quel che succede oltreconfine. “Dopo venti anni al potere il suo gusto per il rischio è aumentato?” gli chiede il direttore del FT. Putin risponde con un proverbio moscovita: “chi non corre rischi non beve mai champagne”. Poi traccia un bilancio più che roseo dei rischi che la sua Russia si è presa in questi anni. Uno su tutti: l’intervento militare in Siria nel 2013, che ha ridisegnato il risiko mediorientale.

magnamose na cosetta vladimir putin e xi jinping

 

“Abbiamo ottenuto più di quanto ci aspettassimo – chiosa soddisfatto – abbiamo stretto ottime relazioni con tutti gli alleati regionali”. E poi ancora ucciso terroristi islamici e fermato i foreign fighters. E difeso e restaurato il pericolante regime di Bashar Al Assad, “siamo riusciti a preservare la statalità siriana”. Questa la missione cui si sente chiamata la Russia di Putin. Schermare i governi amici dalle supposte intromissioni di “attori esterni”.

 

putin e il pescione

Vale anche per la Corea del Nord, “non dovremmo tanto parlare del suo disarmo quanto di come assicurarne la sicurezza incondizionata”. Idem per il Venezuela: “siamo preparati a qualsiasi sviluppo nel Paese, purché avvenga nel rispetto delle regole e la legislazione domestica”.

 

L’INTERESSE NAZIONALE

FAMIGLIA PUTIN

Il faro resta quello dell’interesse nazionale, i sistemi di grandi alleanze vengono dopo. Anche il riavvicinamento con la Cina viene ridimensionato da Putin. Con il presidente Xi Jinping ha avuto 28 incontri in cinque anni, quello a Osaka è il ventinovesimo. L’ex Celeste impero, dice, “ha mostrato lealtà e flessibilità tanto ai suoi partner che ai suoi avversari”. “La Russia sta mettendo troppe uova nel cesto dei cinesi?” gli chiede il giornalista. “Abbiamo molte uova ma non abbastanza cesti dove riporle” chiude lui.

 

GLI AFFARI DOMESTICI

l'abbraccio di putin e berlusconia novo ogaryovo

Gli affari domestici sono un tasto dolente. Questa primavera, ricorda il FT, “il tasso di approvazione di Putin ha toccato il minimo negli ultimi tredici anni”. Il presidente ne è consapevole, ma preferisce glissare. L’economia è l’anello debole della catena. Crescita e salari reali della forza lavoro sono stagnanti. Non un biglietto da visita ideale per una grande potenza.

 

Ci vuole ben altro per convincere Putin a lasciare il posto. Pensa da sempre alla successione, ma la decisione sarà rimessa al voto “dei cittadini della Federazione russa”, garantisce lui. Che non si esime dall’ennesimo sberleffo all’ “obsoleta” idea liberale di cui si fregiano i Paesi europei. Gli ha risposto per le rime il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: “obsoleti sono l’autoritarismo, i culti personali e lo strapotere degli oligarchi”.

vladimir putinberlusconi putin george w.bushvladimir putin e mohammed bin salman 4il copripiumino donato da berlusconi a putin nel 2017berlusconi e putin a krasnaya polyanaPUTIN SALVINIputin erdoganVladimir Putin entra nelle acque ghiacciate del lago SeligerPUTIN A BAGNO ornella muti putinputin le pentrump e putin 4la conferenza stampa di fine anno di vladimir putin 17

Ultimi Dagoreport

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?