QUANDO COSTA LA CONCORDIAIL PD INCASSA UN PORTO NUOVO DI ZECCA A PIOMBINO!

1. REBUS "CONCORDIA": PIOMBINO NON È PRONTO PER LA DEMOLIZIONE E LA NAVE POTREBBE ESSERE TIRATA SU PRIMA CHE IL PORTO SIA ADEGUATO
Alberto Quarati per "Il Secolo XIX"


Venerdì il consiglio dei ministri, su proposta del titolare dell'Ambiente Corrado Clini, ha dato l'autorizzazione alla Protezione civile per il trasporto della "Costa Concordia" dall'Isola del Giglio al porto di Piombino. Di fatto, Palazzo Chigi inviterà i ministeri competenti (Infrastrutture, Ambiente, Economia) a impiegare le risorse già stanziate per realizzare una banchina nel porto della città toscana.

Ma sondando nei corridoi dello shipping, parecchi sono i dubbi sulla fattibilità dell'operazione. Il primo problema è che l'area dove la "Concordia" dovrebbe essere ospitata, non esiste. Infatti per accogliere il relitto è necessario dragare il fondale 15-20 metri, e soprattutto costruire la banchina di approdo. Operazione che richiede un anno, nella migliore - e certo non più realistica - delle ipotesi.

Come spiega Luciano Guerrieri, presidente dell'Autorità portuale di Piombino, la nuova banchina è inserita del Piano regolatore dell'area, approvato nel 2008. La trafila burocratica da allora è andata avanti, «la Valutazione d'impatto ambientale è stata superata e penso che l'opera potrà essere pronta nell'arco di un anno», anche se questo quasi sicuramente potrà avvenire dovendo attivare le procedure d'urgenza in capo alla Protezione civile: questo perché di solito per realizzare opere di questo genere i tempi non sono mai brevi, e i ricorsi (delle società escluse dalla gara d'appalto, degli ambientalisti ecc..) sempre in agguato.

Nel dettaglio - spiega Guerrieri la banchina è lunga 340 metri, con un piazzale da 80 mila metri quadrati, e avrà una diga a protezione dello specchio acqueo. «I 150 milioni necessari per la realizzazione dell'opera, che comprendono anche una strada, sono già stanziati sulla base di un accordo di programma. Una volta compiuto lo smantellamento della "Concordia", l'area sarà attrezzata per ospitare rinfusiere fino a 200 mila tonnellate di portata lorda, a servizio dell'acciaieria.

Le risorse aggiuntive per "Concordia" saranno pochine pochine, è sicuro» dice Guerrieri. Secondo le ultime previsioni, la "Concordia" sarà raddrizzata e galleggiante per ottobre. Cosa succederà a quella data? La nave rimarrà al Giglio in attesa che a Piombino siano finiti dragaggi, tombamenti e diga foranea? Ma dove, se la nave, una volta sorretta dai famosi "cassoni" costruiti da Fincantieri, avrà un pescaggio di 18 metri?

Finora, nessuno è in grado di rispondere. Clini sostiene la necessità di portare la nave a Piombino perché è lo scalo più vicino al Giglio. Negli ambienti shipping nessuno osa contraddire il ministro, però si fa notare che forse il relitto sarebbe meglio portarlo in una struttura già esistente, piuttosto che lasciarlo a bagnomaria un altro inverno - con tutti i rischi ambientali che questo può comportare.

Per ora da Costa non commentano. La compagnia nei mesi scorsi aveva sondato alcuni cantieri per la demolizione della "Concordia": Bisagno-Garrè in cordata con Saipem (le sovrastrutture della nave sarebbero state smantellate a Genova, lo scafo nel mega-bacino di Marsiglia); Fincantieri (che avrebbe impiegato il bacino di Palermo) e i cantieri turchi di Aliaga (che già si sono occupati della demolizione di "Costa Allegra"). A suo tempo vennero interpellati anche i cantieri Apuania, che tuttavia secondo rumors di settore, rifiutarono la commessa.

Sinora, l'unica certezza di questa vicenda è il capolavoro politico del governatore toscano, Enrico Rossi: deciso sin dall'inizio a ottenere un "risarcimento" per il suo territorio sfregiato dal naufragio del Giglio, con la "Concordia" a Piombino otterrebbe una corsia preferenziale in grado di garantire lo sblocco dei finanziamenti per potenziarne il porto, un'infrastruttura per rilanciare l'acciaieria Lucchini in difficoltà e la possibilità di impiegare forza lavoro della stessa Lucchini per demolire la nave, trasformandola in un grosso ammortizzatore sociale galleggiante.

2. MONTI REGALA AL PD UN NUOVO PORTO A PIOMBINO DAVANTI A CASA GRILLO
Massimo Malpica per "Il Giornale"

Dopo l'inchino di Schettino al Giglio, ecco quello di Monti a Piombino: la Costa Concordia verrà smantellata nel porto in provincia di Livorno, dopo averlo adeguato per accoglierla a spese - manco a dirlo - dei contribuenti. Clini l'aveva annunciato, e due giorni fa il Cdm ha certificato la decisione, autorizzando la Protezione civile «in stretto raccordo con il ministero dell'Ambiente e il ministero dei Trasporti, ad adottare i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave Concordia presso il porto di Piombino per lo smantellamento, utilizzando le risorse già stanziate ed effettivamente disponibili, in raccordo con il ministero dell'Economia».

Una vicenda irta di controindicazioni. La prima: il costo dei lavori necessari perché il porto di Piombino possa ospitare in banchina quel gigante dei mari, da 14 mesi reclinato a pochi metri dall'isola del Giglio. Una cifra astronomica: si parla di 160 milioni di euro. Come «regalo» alla regione amministrata dal Pd non c'è male: una cifra comparabile, se non superiore, a quella necessaria a demolire la nave, mentre la ricaduta economica sulla città si attesterebbe su cifre molto più modeste.

Poi c'è un problema-tempi. La Concordia, almeno così si spera, dovrebbe poter «navigare» in autunno, ma difficilmente per quella data i costosissimi lavori di adeguamento del porto di Piombino saranno terminati. E infine, anche gli ambientalisti - dal Wwf a MareVivo, fino a Greenpeace, con la sola eccezione della più politicizzata Legambiente - s'erano detti contrari allo smantellamento a chilometri zero, pronosticando un «pasticcio all'italiana».

Tra le obiezioni, la necessità non solo di abbassare i fondali del porto, ma di scavare un canale nei fondali per permettere alla Concordia (che pescherà 18 metri) di arrivarci, al porto di Piombino, con conseguenti costi e problemi di smaltimento dei sedimenti.
Ma l'ultima rotta della Concordia, tracciata da Clini e Monti, a qualcuno piace, eccome. Al Pd, per esempio.

Anche perché pare che anche Pierluigi Bersani si sia speso per far restare in Toscana la nave da smantellare. Il segretario toscano del partito democratico, il piombinese Andrea Manciulli, ha esultato per la «buona notizia per la regione e per la città», come pure il governatore Enrico Rossi, da sempre sostenitore di questa soluzione, che venerdì gongolava: «La decisione del cdm risponde al nostro progetto per il quale ci siamo battuti fin dall'inizio di questa vicenda con insistenza», per ragioni «sia ambientali che economiche», ossia un rilancio/riconversione non meglio specificato dell'acciaieria Lucchini.

A guastare la festa hanno provveduto però tre parlamentari renziani, Michele Anzaldi, Federico Gelli e Andrea Marcucci, lamentando i costi e l'allungamento dei tempi conseguenti alla scelta di Piombino e contestando la natura di ordinaria amministrazione di quel provvedimento. E in effetti, che fretta aveva un governo che verrà smantellato molto prima della Concordia a cristallizzare una scelta quantomeno controversa, invece di lasciarla al prossimo esecutivo?

Chissà per esempio che ne pensa Beppe Grillo (che ha una villa in zona, a Marina di Bibbona) della costosissima soluzione-Piombino, quando le alternative «pronte all'uso» non mancavano: Civitavecchia, Genova, Napoli o, per restare in Toscana, Livorno, avrebbero accolto la Concordia senza il «pedaggio» da 160 milioni. E chissà, soprattutto, che cosa ne penseranno gli elettori dell'ultimo inchino della Concordia.

3. IL RAS DEL PORTO DI LIVORNO? E' L'EX SINDACO DIESSINO CHE ELIMINO' L'OBBLIGO DI DICHIARARSI PER I MASSONI
Dalla rubrica delle lettere del "Corriere della Sera" dell'8 ottobre 2003

Scrive Mario Gori (Firenze): Nell' articolo di Marco Gasperetti sul caso dei Ds di Piombino rei di aver modificato lo statuto che obbligava i consiglieri comunali a dichiarare la loro appartenenza alla massoneria, mi ha incuriosito la dichiarazione del segretario di Rifondazione comunista, Alessandro Favilli, il quale ha denunciato quel ritorno alla segretezza avanzando il sospetto che dietro quei «liberi muratori» si nascondesse una qualche «lobby del cemento».

Può darsi che abbia ragione, che sia vero che lì la massoneria copra, come dice Favilli, un «fronte di affaristi». Ma se esiste una legge con tanto di garante che tutela la privacy di tutti i cittadini, non vedo perché la norma non debba valere anche per i massoni.

Risponde Paolo Mieli: Caro signor Gori, ecco come sono andate le cose a Piombino: ai primi di ottobre è stato approvato in Consiglio comunale un ordine del giorno che - su proposta di due socialisti dello Sdi (uno dei quali Armillo Benassi è un massone dichiarato) - abolisce l' obbligo per assessori e consiglieri di dichiarare l' appartenenza a una qualche loggia. Lo hanno votato dodici consiglieri diessini su sedici.

Il sindaco diessino Luciano Guerrieri che al momento del voto si era assentato per un malore ha dichiarato: «Se fossi stato presente quell' ordine del giorno l' avrei votato anch' io». Identica dichiarazione è giunta dal segretario della federazione Ds della Val di Cornia, Rocco Garufo. Fabio Mussi, deputato del luogo, sulla scia delle proteste di Rifondazione da lei citate, si è detto «sconcertato».

Il coordinatore nazionale della segreteria del partito Vannino Chiti ha stigmatizzato l' episodio. E sull' Unità lo storico Nicola Tranfaglia ha scritto: «Non giova assolutamente al maggior partito della sinistra rischiare di essere accomunati a chi ha qualcosa da nascondere». E io le devo dire che sono d' accordo con questi ultimi. La privacy, a mio avviso, c' entra poco. I cittadini sono liberi di essere iscritti a un partito, a una qualsiasi associazione e anche ad una loggia.

Ma, soprattutto se hanno ruoli pubblici, ciò deve avvenire alla luce del sole. È meglio, mi creda. Sotto ogni profilo. Quanto al discorso più generale sulla massoneria, ricordo che Giuliano Amato, vicepresidente della Convenzione che ha avuto il compito di preparare la Costituzione europea, quando c' è stato da discutere se inserire nella carta riferimenti ai valori religiosi e spirituali del continente, ha notato un dettaglio massonico.

Dettaglio che lo indusse ad annunciare, su questo giornale, modifiche alla «dichiarazione 11 di Amsterdam» con le seguenti parole: «Uno pensa di fare un servizio a Dio e lo fa contemporaneamente alla massoneria». «Che cosa c' entra la massoneria?», domanda prontamente l'intervistatore Claudio Lindner. «Oltre a rispettare e non pregiudicare lo statuto giuridico di cui beneficiano le Chiese e le comunità religiose degli Stati membri», rispose l' ex presidente del Consiglio, «l' Unione europea, come avverte la Dichiarazione di Amsterdam, rispetta lo statuto giuridico delle "organizzazioni filosofiche e non confessionali";

sarà che ho vissuto a lungo in Toscana, ma quell' aggettivo "filosofiche" mi ha colpito e ho proposto di toglierlo». Chiaro, no? Qualche giorno dopo, allorché il ministro dell' Interno Beppe Pisanu e il presidente del Senato Marcello Pera hanno proposto un concordato con i musulmani italiani, il vicepresidente dei deputati leghisti Federico Bricolo ha annunciato una strenua opposizione contro questa legge di «stampo massonico».

Una legge, l'ha definita Bricolo, «pericolosa perché porterà alla nascita di nuove sette, anche sataniche, al sincretismo, all' indifferentismo religioso, a quei non valori cari ai relativisti e ai massoni di tutto il mondo». Non saprei dirle, caro Gori, se gli allarmi di Amato e di Bricolo fossero eccessivi. Ritengo però che per questo genere di male (eventuale, glielo concedo) ci sia un sicuro antidoto: la trasparenza. Un rimedio che ha il vantaggio di non avere controindicazioni.

 

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