casini alfano affondano

DA SENZA QUID A SENZA QUORUM – L’AGRIGENTINO ALFANO RESTA FUORI DALL’ASSEMBLEA SICILIANA: LA SUA “AP” HA PRESO MENO DEL 5% - ANGELINO TREMA ( CON LUI PURE PIERFURBY CASINI): IL DUCETTO AVEVA PROMESSO UNA CANDIDATURA ALLE POLITICHE SE RAGGIUNGEVA ALMENO L’8% - ED IL MINISTRO DEGLI ESTERI VOLA A MOSCA

 

1 - PEGGIO DEL PD È MESSO SOLO ALFANO

C.T. per la Verità

 

Angelino Alfano e il suo partitino centrista, Alternativa popolare, scompaiono dalla scena politica italiana alle 13 di ieri, quando Ap svanisce dalle tabelle delle proiezioni sulle elezioni siciliane. Il centrino non c' è più: finisce nel calderone delle «altre liste». La soglia del 5%, necessaria per entrare a far parte del parlamento siculo, è lontana. La stampella del Pd si spezza al 4,1% (quando il giornale è andato in stampa, ndr).

alfano voli di stato

 

Nel pomeriggio viene diffusa una nota ufficiale della Farnesina che annuncia che oggi Alfano, il quale ci crediate o no è ancora il nostro ministro degli Esteri, è a Mosca. Vola via, lontano dalla delusione che gli ha riservato la sua Sicilia (Alfano è nato ad Agrigento), questo Forrest Gump della politica italiana, il «senza quid» che grazie ai suoi equilibrismi tra Silvio Berlusconi, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni è stato ministro dell' Interno, della Giustizia e degli Esteri, oltre che vicepresidente del Consiglio.

 

A urna calde Alfano si arrampica sugli specchi: «Anche se non abbiamo ottenuto i risultati sperati, non abbiamo rimpianti perché abbiamo fatto la scelta giusta». Contento lui. Eppure, due mesi fa, parlava, eccome se parlava. Il 9 settembre scorso, Angelino ufficializzò il suo accordo con il Pd per le regionali (operazione targata Pierferdinando Casini) e il sostegno a Fabrizio Micari. «Oggi annunciamo», proclamò Alfano, «il nostro sostegno a Micari, la carta migliore da giocare contro il M5s. Micari ci ha comunicato che Giovanni La Via (europarlamentare di Ap, ndr) sarà il vicepresidente della Regione».

ALFANO LUPI

 

La via che gli elettori hanno indicato ad Alfano, invece, è quella di casa: doveva essere il valore aggiunto di Micari, doveva indebolire il centrodestra, doveva dimostrare di aver conservato il suo granaio elettorale in Sicilia, e invece ha fallito clamorosamente tutti gli obiettivi. Ieri il presidente del consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, ha detto chiaramente che se verrà confermata l' alleanza col Pd alle prossime politiche è pronto a lasciare Ap e Alfano. Ne resterà uno solo: lui, il senza quid rimasto senza quorum.

 

Un risultato, però, Alfano lo ha ottenuto: è l' unico che può a buon diritto contendere a Matteo Renzi il primato del politico italiano uscito peggio dalle elezioni in Sicilia. Il Rottamatore è stato rottamato anche dai siciliani: ennesima batosta dopo il referendum dello scorso dicembre e le amministrative di tutti questi ultimi anni. I suoi avversari interni, a partire da Dario Franceschini e Andrea Orlando, già da tempo hanno rimesso in discussione la sua candidatura a premier alle prossime politiche. Renzi sembra non avere nessuna intenzione di mollare l' osso: nei colloqui con i fedelissimi ripropone la primarie di coalizione (ma comicamente si ritroverebbe a sfidare Alfano) e convoca la direzione del Pd per il prossimo 13 novembre, sapendo bene che nessuno ha i numeri per sfiduciarlo.

 

CROCETTA RENZI ALFANO

Oltretutto, la Sicilia è stata amara anche per i suoi acerrimi nemici di Mdp: D' Alema e Bersani farneticavano di un Claudio Fava che avrebbe potuto sorpassare Micari, ma in realtà il loro candidato è andato molto peggio delle attese. A proposito di Mdp, ieri un macigno dalla scarpa se lo è tolto il presidente del Senato, Pietro Grasso, candidato premier in pectore dei dalemiani e accusato di «scarso coraggio» dal proconsole di Renzi in Sicilia, Davide Faraone, per non aver corso per la presidenza della Regione: «Imputare a Grasso», ha scritto il suo portavoce, «il risultato che si va profilando per il Pd, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie, è una patetica scusa, utile solo ad impedire altre e più approfondite riflessioni, di carattere politico e non personalistico».

 

ALFANO

«Sullo stile e l' eleganza», aggiunge il portavoce di Grasso, «dei commenti di alcuni importanti esponenti del Pd in merito al coraggio del presidente Grasso, non resta che confermare ancor di più le motivazioni per le quali il presidente si è dimesso dal gruppo del Pd: merito, metodi e contenuti dell' attuale classe dirigente del partito sono molto lontani da quelli dimostrati dal presidente in tutta la sua opera a servizio dello stato e delle Istituzioni».

 

 

2 - QUANDO SI VANTAVA: «SVUOTEREMO FI»

Domenico Di Sanzo per Il Giornale

 

Alfano 1

È dura la vita di chi vuole fare l' ago della bilancia. Sì, perché tra le ambizioni di Angelino Alfano, leader di Ap, e i risultati elettorali del suo partitino c' è una distanza siderale, quasi comica se non si trattasse dell' attuale ministro degli Esteri. L' ex ragazzo senza quid (copyright Berlusconi) si era messo in testa di diventare indispensabile, per qualsiasi maggioranza. E di svuotare il centrodestra. Così, passando da un ministero all' altro, dal Viminale alla Farnesina, sempre con il ruolo di stampella del Pd, si era pure convinto di avere dei voti, dato il prestigio dei ruoli ricoperti. In Sicilia, sua terra di nascita, forte dell' appoggio di un manipolo di colonnelli locali come Giuseppe Castiglione e Gianpiero D' Alia, pensava di possedere una sorta di feudo inespugnabile.

 

Alfano Berlusconi

Ma già a partire da ieri mattina, Angelino si è svegliato dal suo sogno, fatto di poltrone e prebende. Alleanza Popolare, in Sicilia raccoglie solo il 4%. Alfano non è ago della bilancia nemmeno a casa sua. E pensare che ci credeva davvero. Il 16 novembre 2013, poco prima della cacciata di Berlusconi dal Senato, con il suo partitino nuovo di zecca, Alfano fa lo sbruffone: «Abbiamo 30 senatori e 27 deputati». Quasi tutti in fuga da Forza Italia.

 

Il 15 marzo 2014, durante un incontro a Torino per la campagna elettorale delle europee, un' altra variazione sul tema. Con attacco al Berlusconi disarcionato: «Forza Italia non è né carne né pesce, votare per loro è inutile». Intervista al Secolo XIX di Genova, è il primo aprile del 2014. Berlusconi sta per essere condannato alla damnatio memoriae (non riuscita) e ai servizi sociali. Al governo c' è Matteo Renzi e il Pd si prepara al 40% delle europee di maggio. Alfano dichiara: «Noi siamo il centrodestra, Silvio non attira più». Prima previsione sbagliata. E poi: «Siamo un movimento fresco, abbiamo 120mila iscritti e 12mila circoli, noi siamo decisivi». Secondo errore. Infine Alfano smentisce se stesso: «Non ci saranno sicuramente intese con la sinistra».

RENZI ALFANO

 

Salto temporale, intanto Angelino è sempre al governo con Renzi. Il nostro, il primo marzo del 2015 si fa intervistare dal Messaggero. E dice: «Noi abbiamo una grande forza, siamo decisivi sia per la tenuta del governo, sia perché l' area moderata e di centro non finisca sotto Salvini». Il 5 ottobre del 2015, a Ragusa a margine della firma del «patto per la legalità», il copione alfaniano è sempre lo stesso: «Siamo determinanti e decisivi».

 

ALFANO LORENZIN COSTA

Dopo meno di un anno, il 14 luglio del 2016 durante un' assemblea del gruppo di Ap al Senato, Alfano si lancia in una nuova intemerata: «Senza di noi il governo non ha la maggioranza, con noi può prescindere da tutti». Il 4 giugno del 2017, parlando con il Corriere della Sera, il ministro degli Esteri dice di non aver paura dello sbarramento: «La questione della soglia non è un problema, non abbiamo difficoltà». Nello stesso periodo, il 12 giugno, dopo il naufragio dell' accordo sulla legge elettorale «alla tedesca» Alfano diceva a Repubblica: «Puntiamo a essere decisivi nel prossimo Parlamento. Impedire altri inciucellum, per esempio, è più importante del destino di ciascuno di noi».

 

Dulcis in fundo, le smargiassate prima del voto in Sicilia, quella che pensava fosse la sua roccaforte. Settembre 2017: «Il nostro eurodeputato Giovanni La Via sarà vicepresidente in ticket con Micari» e ancora «abbiamo capilista importanti» e «faremo della Sicilia una zona franca fiscale per ridare quanto subito in tema di immigrazione». I sogni son desideri, ma spesso non si avverano.

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