1. IL CORRIERE GOVERNISTA LO SCRIVE, IL COLLE NON LO SMENTISCE: RE GIORGIO È DAVVERO PRONTO A CONCEDERE LA GRAZIA A SILVIO PER SALVARE IL SUO GOVERNINO LETTA? 2. GRAZIA, GRAZIELLA E GRAZIE A SILVIO! VIAGGIO LAMPO DI GIANNI LETTA (CON BERLUSCONI?) IN TRENTINO PER TRATTARE CON NAPOLITANO IL SALVATAGGIO DEL BANANA 3. IN CAMPO I FIGLI PER LA RICHIESTA UFFICIALE AL QUIRINALE. LA PROMESSA DI PAPI: “NON PERMETTERÒ A NESSUNO CHE SIANO TRATTATI COME I FIGLI DI UN CONDANNATO” 4. IL COMUNICATO DEL COLLE SULLE PROCEDURE PER LA GRAZIA È STATO LETTO DAI BERLUSCONES COME UN SEGNALE DI APERTURA. GIÀ IN CAMPO I GIURISTI QUIRINALIZI: DA MARINI A MIRABELLI, GLI ESPERTI DICONO CHE NON SERVE NEANCHE LA DOMANDA! 5. IL PD POTRÀ INGOIARE UN ROSPO DEL GENERE SENZA SFASCIARSI DEFINITIVAMENTE?

1. IL CAVALIERE E IL VERTICE DI FAMIGLIA. I FIGLI PRONTI A SCENDERE IN CAMPO
Tommaso Labate per "Il Corriere della sera"


Alle 22.45, l'ultima voce che arriva da Palazzo Grazioli è quella di una riunione di famiglia. La nota in cui ambienti del Quirinale hanno chiarito che la grazia la possono chiedere solo i soggetti titolati è stata interpretata, a ragione o a torto, come un segnale di apertura.

Un segnale che rimanderebbe a una richiesta diretta che, a sentire i berlusconiani, può arrivare «dall'avvocato Coppi o dai figli di Berlusconi». E sono voci che fanno il paio con il tam tam su un possibile viaggio lampo che Gianni Letta avrebbe fatto verso il Trentino, dov'è ancora in vacanza Giorgio Napolitano. E anche con quella voce (questa sì, impazzita) secondo cui sul volo ci fosse anche Berlusconi in persona.

Di certo c'è che, prima delle 18, l'ex premier è a Palazzo Grazioli. «Dobbiamo capire se nella finestra da qui a ottobre posso candidarmi a premier. Perché se si può fare, potrei farlo». È l'ultima versione del Cavaliere, che si materializza davanti ai ministri del Pdl, nella riunione lampo in cui la pattuglia governativa rimette il mandato nelle sue mani.

Alle 18, ora in cui è fissata l'assemblea con i parlamentari, manca poco. Il tempo per mettere da parte la linea che Gianni Letta gli aveva suggerito la notte prima, e cioè «dimettersi da senatore», «pensare alla salvaguardia delle aziende» e «a proteggere i tuoi figli». A cominciare dalla primogenita Marina, ancora in nomination per un ruolo in Forza Italia.

Tutto azzerato a favore di una linea di stop and go che potrebbe dare al governo Letta il colpo mortale. «Non cadrà per mano mia», continua a promettere il Cavaliere. Convinto che adesso «sarà il Pd a staccare la spina». 
Tutti quelli che lo incontrano lo vedono molto più provato del giorno della sentenza. La notifica della Procura di Milano e il ritiro del passaporto l'hanno come trasformato in un uomo pronto a giocare anche la carta della disperazione, e cioè «quel ritorno al voto per realizzare finalmente la riforma della giustizia».

Un piano che Berlusconi, quando è di fronte ai suoi parlamentari che lo accolgono con una standing ovation, accenna soltanto. «Prima del '94 la magistratura ha fatto fuori i cinque partiti che comunque, seppur tra tanti difetti, garantivano all'Italia il benessere», ripete tra gli applausi.

«Pensavano di portare al potere la sinistra e invece sono arrivato io», insiste. Poi il messaggio da campagna elettorale: «Spesso gli italiani si sono affidati all'astensione o ai piccoli partiti. Non ci hanno mai dato quel 51% che ci serviva per realizzare la grande riforma della giustizia. Adesso dobbiamo tornare al voto al più presto».

L'unico passaggio soft, si fa per dire, è quello in cui rivolge l'indice verso la platea di parlamentari e scandisce: «Decidete voi cosa fare indipendentemente da me. Decidete pensando all'Italia. Riflettete attentamente e prendetevi tutto il tempo per farlo». 
Il tempo, alla fine, sarà meno di cinque minuti. Perché sarà Angelino Alfano, praticamente in lacrime, a dirlo apertamente.

Dandogli, tra l'altro, sacralmente del «lei»: «Presidente, noi ministri rimettiamo il nostro mandato nelle sue mani. Decida lei che cosa farne. Noi rimaniamo fermi nel credere nei nostri ideali. E non rinneghiamo lei, presidente Berlusconi, che ce li ha insegnati». Il resto dell'incendio lo appiccano i capigruppo Schifani e Brunetta.

Soprattutto quest'ultimo, che nel ricordare commosso «la mia storia di figlio di venditore ambulante che grazie al nostro Presidente è diventato ministro», tira fuori la faccenda della grazia, di cui anche Gianni Letta aveva parlato col capo dello Stato: «Andremo da Napolitano a dirgli di impedire in ogni modo che milioni di italiani siano privati del loro leader».

A riunione finita, il Cavaliere versione colomba dei minuti precedenti alla sentenza della Cassazione scompare dai radar. «Enrico, il governo non cade», aveva detto al telefono al premier prima che i giudici uscissero dalla Camera di consiglio. Pensava ad un annullamento, visto «che io sono sempre stato promosso a giugno e mai rinviato a settembre».

Era sicuro di farcela. Poi erano arrivati, nell'ordine, la sentenza, le lacrime della fidanzata Francesca, le visite dei deputati a cui aveva detto «state tranquilli, domani tutto come prima», la suggestione di «andare in carcere» e poi quella di farsi affidare ai servizi sociali, alle suore come la compianta zia Bice.

Poi la notte, tremenda. Il tormento dei figli, Marina e Pier Silvio, a cui si sono aggiunti anche Barbara e Luigi. E una promessa: «Non permetterò a nessuno che siano trattati come i figli di un condannato». Figli che, adesso, potrebbero anche entrare nella partita della grazia.

2. MIRABELLI, GRAZIA A BERLUSCONI ANCHE SENZA LA SUA RICHIESTA =
'NON PUO' PERO' APPARIRE COME IMMUNITA' CONDANNATO O CONTRO SENTENZA'
(Adnkronos)
- La grazia a Silvio Berlusconi potrebbe essere concessa anche se non fosse lui a chiederla. "Potrebbe anche essere di iniziativa presidenziale e puo' essere concessa in assenza di domanda o proposta secondo l'articolo 681 del codice di procedura penale". Lo spiega all'Adnkronos Cesare Mirabelli giurista italiano, ex presidente della Corte costituzionale. "Possono presentare la domanda, non soggetti politici ma familiari del condannato", aggiunge il giurista secondo il quale, pero', sarebbe "difficile immaginare un provvedimento di grazia mentre ci sono in corso altri procedimenti penali. Ed e' difficile immaginare una grazia che possa apparire una sorta di immunita' della persona condannata o di antagonismo rispetto alla sentenza ritenuta ingiusta".

La grazia in genere "e' concessa a chi e' condannato e ha espiato una parte della pena ritenendo ingiustificata la continuita' della detenzione, oppure - prosegue - quando la condanna e' di carattere politico o d'opinione, come nell'ultimo caso del direttore di un giornale condannato per una responsabilita' oggettiva, non per avere scritto alcunche' ma solo perche' il suo giornale aveva pubblicato un articolo non firmato per il quale c'era stata una condanna". Nel caso specifico caso che riguarda l'ex premier, "la singolarita' della situazione e' data dalla presenza di una condanna penale definitiva che colpisce il leader di una formazione politica. Il punto rilevante non e' tanto la condanna penale quanto l'esclusione, la pena interdittiva dalle funzioni rappresentative e istituzionali".

3. MARINI, NESSUN OSTACOLO GIURIDICO PER GRAZIA A BERLUSCONI = CASO PARTICOLARE CHE INDUCE A RIFLESSIONE ATTENTA
(Adnkronos
) - La grazia a Silvio Berlusconi e' assolutamente possibile, secondo Francesco Saverio Marini, costituzionalista e docente ordinario di Diritto pubblico.
"Chiaramente la deve chiedere l'interessato", spiega all'Adnkronos. "Il presupposto e' che ci sia una sentenza passata in giudicato, dopodiche' servira' un'istruttoria che viene svolta dal ministro della Giustizia, che controfirma l'atto, ma chi dovra' decidere sara' il Presidente della Repubblica", continua il costituzionalista che sottolinea: "Sul piano giuridico non ci sono ostacoli nel concedere la grazia a Silvio Berlusconi".

"La grazia - spiega - rappresenta una valutazione politica non una valutazione morale. In questa specifica situazione", che vede coinvolto l'ex premier, "ci sono una serie di particolarita' che inducono a una riflessione attenta: si tratta di un personaggio che ha caratterizzato la storia politica italiana degli ultimi venti anni, e' il leader di uno dei piu' grandi partiti presenti in Parlamento, il reato era quasi prescritto". Insomma, secondo Francesco Saverio Marini, "c'e' una serie di elementi che certamente inducono a una riflessione in senso positivo. Rimane il fatto che la valutazione e' solo di opportunita' politica".

 

NAPOLITANO E TESTA BERLUSCONI BERLUSCONI BERTINOTTI MARINI NAPOLITANO Berlusconi dorme Giorgio Napolitano-Gianni LettaGIORGIO NAPOLITANO GIANNI LETTAbol58 giorgio cleo napolitano gianni lettaGiorgio Napolitano-Gianni Letta

Ultimi Dagoreport

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO