RE GIORGIO: CRISI DI GOVERNO SOLO SE SI CAMBIANO PIÙ DI TRE MINISTRI - SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, MATTEUCCIO CHIEDERÀ LA STAFFETTA A ENRICHETTO?

Claudio Cerasa per "il Foglio"

Dritto, al centro oppure a sinistra? Per inquadrare il percorso che si prepara ad affrontare il governo guidato da Enrico Letta bisogna fare uno sforzo di fantasia e immaginare un furgone con tre volanti che si avvicina a un incrocio senza avere ancora un'idea precisa su quale sia la giusta direzione da prendere. Sul sedile anteriore del furgone, a manovrare i tre volanti ci sono il presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica e il segretario del Pd.

E se fino a oggi, seppur con molte difficoltà, il furgone non è precipitato nel burrone il merito non è solo da attribuire al movimento coordinato dei primi due conducenti (Letta e Napolitano) ma anche della scelta del terzo (Renzi) di non sterzare violentemente verso un'altra direzione.

L'accelerazione sulla legge elettorale (ieri sera il testo, firmato anche dagli alfaniani, è arrivato in Commissione) e il progressivo indebolimento di alcune figure dell'esecutivo (De Girolamo, Cancellieri, Zanonato, di cui ieri Debora Serracchiani, esponente della segreteria Pd, ha chiesto le dimissioni) hanno messo però il furgone di fronte alla necessità di scegliere un percorso più sicuro per arrivare a destinazione.

E oggi, di fronte al cruscotto di Letta, Napolitano e Renzi, si presentano quattro sentieri alternativi: un rimpasto, un Letta bis, un governo Renzi o le elezioni. Ma che direzione prenderà il furgone targato Re-Le-Na? Tutto, al momento, è rinviato a febbraio e prima di cambiare percorso sarà necessario capire quanto sarà forte il patto di coalizione che Letta vorrebbe chiudere questa settimana ma che Renzi vuole rinviare alla prossima (dopo la direzione del Pd, convocata martedì).

Ma intanto, già rispetto alla possibilità di scegliere se sostituire alcuni ministri o dover rimettere mano al governo, si indovinano alcune direttrici diverse. Letta vorrebbe qualcosa in più di un rimpasto e il suo vice Alfano, che sul furgone ha la delega alla frizione, lo ha detto chiaramente: "Nuovo governo con reshuffling dei ministri".

Renzi - che in privato, oltre a ironizzare sulla fragilità di Letta con epiteti irriferibili, non fa che ripetere che "questo governo non è il nostro governo" - vuole invece fare di tutto per non essere identificato con l'esecutivo e si accontenterebbe anche di inserire alcuni renziani della seconda o della terza ora (modello Enrico Morando) nella squadra di governo.

Il criterio varrebbe anche qualora fosse portata a termine l'operazione "reshuffling" e in quel caso il segretario potrebbe spendere qualche nome più forte (come Richetti e come Nardella, che Renzi immagina un domani alla guida di Firenze) con la precauzione di non inserire volti che potrebbero far parte di un suo governo (per questo l'idea di Boschi al posto di Quagliariello è un'opzione complicata).

In questa partita, ovviamente, determinante sarà il modo in cui Napolitano sceglierà di curvare il volante e da questo punto di vista l'input quirinalizio suona così: al governo serve una svolta ma un cambio di governo è necessario solo se si dovesse decidere di sostituire più di tre ministri. Ma l'opzione cambio di governo presenta alcune incognite pericolose.

Napolitano, nonostante lo spin renziano sia forte nel segnalare la nascita di una storia d'amore tra il capo dello stato e il sindaco di Firenze, in realtà si fida fino a un certo punto di Renzi, e sa che quando si apre una crisi di governo si sa come si inizia e non si sa come si va a finire. La stabilità per Napolitano è condizione necessaria per fare le riforme e nei retropensieri del Quirinale esiste il sospetto che Renzi possa "approfittare" dell'occasione per girare il volante verso una direzione diversa da quella di Letta.

Facendo insomma cadere il governo - tentazione che giorno dopo giorno Renzi accarezza con sempre più golosità. E per questo il presidente non spingerà troppo verso questa soluzione. Resta l'ultima strada, ovvero il governo Renzi senza passare per le elezioni. Difficile che il sindaco possa sognare di trasformarsi in D'Alema (che, nell'attesa di ricevere da Renzi un segnale rispetto alla possibilità di essere indicato dal Pd come rappresentante dell'Italia in Commissione europea nella prossima legislatura, ieri ha ricordato che il Parlamento ha tutto il diritto di mettere mano alla legge elettorale).

Potrebbe capitare solo in un caso: "Solo - sussurra al Foglio un renziano introdotto nelle stanze dei bottoni del Pd - se la legge elettorale dovesse saltare: a quel punto non sarebbe impossibile immaginare Renzi voglioso di salire in groppa al governo e di guidare lui l'esecutivo lungo il semestre europeo".

 

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