AMANDA, CHIAGNE E FOTTE? - LE REAZIONI DEI DUE IMPUTATI ALLA SENTENZA CANCELLANO L’IMMAGINE DELLA FEMME FATALE E DEL RAGAZZINO EMOTIVO. PER LA PRIMA VOLTA ERA LUI IL PIÙ ADULTO - NON È PIÙ LA RAGAZZINA CHE ELIS L'ALBANESE RICORDAVA COME UNA PARTNER IDEALE DI SESSO SFRENATO, E NON È NEANCHE L'AUTRICE DEL DIARIO GIOVANILE IN CUI ALTERNAVA CONSIDERAZIONI SUGLI ANGELI E CONFESSIONI SULLE SERATE ALCOLICHE, SUGLI OGGETTI EROTICI, STILANDO LISTE DI MASCHI CON I QUALI FARE SESSO - IL VIDEO DELLA PARTENZA DI AMANDA DA FIUMICINO…

1 - IL VIDEO DELLA PARTENZA DI AMANDA DA FIUMICINO...
Da "Ansa.it" - http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2011/10/04/visualizza_new.html_695479988.html


2 - AMANDA: LACRIME, PUGNI CHIUSI, SOSPIRI...
Paolo Di Stefano per il "Corriere della Sera"

Sembrava pregare, Amanda, in attesa della sentenza, fisso lo sguardo sul tavolo, forse le mancava il respiro. Per qualche minuto è rimasta sola in un angolo. Poi si è alzata in piedi davanti alla Corte, ascoltava senza capire, si vedeva il suo affanno, a bocca aperta, confusa negli ultimi secondi di attesa. Infine, le mani in faccia, i singhiozzi, il pianto, un pianto non americano ma meridionale, urli, ululati, l'abbraccio con la sorella Diana.

E ancora la faccia tra le mani, mentre Raffaele manteneva la compostezza del mattino, freddo, impassibile, stringeva mani più che lasciarsi abbracciare. L'emotività era tutta di Amanda, cancellata l'immagine della ragazza fredda e sensuale, la «femme fatale» che è piaciuta ai media per quattro anni, cancellata la doppiezza presunta, la furbizia di chi affermava e ritrattava.

Amanda in piedi nel suo cappottino blu davanti alla Corte era una bambina, piccola, spaventata, che faticava a respirare e che alla fine ha balbettato frasi non memorabili per gli archivi delle cronache: «È il giorno più bello della mia vita. Finalmente i giudici mi hanno creduto, ringrazio tutti, voglio partire subito. Una delle cose che mi ha fatto soffrire in questi anni è stato non essere creduta ed essere considerata colpevole d'ufficio, all'interno ma anche al di fuori delle aule di Tribunale».

E lui, incredibile a dirsi, per la prima volta era lui il più adulto, Raffaele che nelle frasi del mattino non riusciva a rinunciare al pronome plurale: noi, noi, noi... Amanda esce dall'aula come una cieca, a testa bassa, accompagnata per mano velocemente dalle forze dell'ordine. «Ora voglio solo ritornare a casa dalla mia famiglia, tornare in possesso della mia vita e riconquistare la mia felicità».

Via, via, via... Ora fuggirà, ha detto qualcuno. Ora la bella Amanda può andarsene in Germania, dalla zia, oppure tornare a casa, alla sua vita, come aveva chiesto durante l'ultima dichiarazione davanti alla Corte. Può tornare a Seattle, e può abbandonare Raffaele al suo destino.

Ora i destini di Amanda e Raffaele non sono più avvinti l'uno all'altro. Ognuno, finalmente, per conto proprio. Eppure a poche ore prima della sentenza erano a pochi metri l'uno dall'altra, si sostenevano a distanza ben sapendo che se cadeva l'uno cadeva anche l'altra, se l'uno si salvava si salvava anche l'altra.

Lo sapevano già al mattino, quando hanno voluto pronunciare le loro dichiarazioni spontanee. Anche lì Amanda immobile mentre Raffaele parlava, compassato, a pochi metri da lei. Amanda si stringeva nelle spalle, senza un cenno, non un gesto, non un'espressione ogni volta che lui evoca la loro relazione, intensa e breve, che comunque ha sconvolto le loro vite.

«Bella, solare, vivace e dolce»: Raffaele non ha risparmiato aggettivi nel definirla. Visibilmente troppi: bella sì, vivace sì, almeno a giudicarla da quando ha preso la parola. Però non sembra dolce né solare. Del resto, è nella sua indubbia bellezza e nella sua (presunta) duplicità che si riassume l'oscuro fascino del processo di Perugia. Che lo si voglia o no, lo imparano subito anche i giallisti dozzinali che se nel racconto di un misterioso delitto c'è una «femme fatale» la storia, per il lettore, scorre più avvolgente verso il finale.

Insomma, forse l'ex studente pugliese ieri mattina ricordava un'altra Amanda: quella che stupiva gli amici in pizzeria mettendosi spontaneamente a cantare in pubblico, quella che in questura, poche ore dopo l'omicidio di Mez (così la descrisse la coetanea Amy) faceva le boccacce al suo fidanzato, gli mostrava la lingua, lo baciava senza pudore. Non deve essere più la stessa Amanda di quattro anni fa, e lo si può anche capire: quattro anni in carcere non sarebbero pochi per nessuno, figurarsi per una ragazza tanto attaccata alla vita.

La sua vivacità contrasta con la compostezza mesta di Raffaele: come sempre, gli stereotipi si infrangono alla prova dei fatti. Sembra lui lo straniero, imperturbabile anche nell'attesa della sentenza, inespressivo nello sciorinare davanti alla Corte le sue sofferenze, anzi le loro sofferenze: perché per lui non c'è Raffaele Sollecito senza Amanda Knox, e il «noi» è un imperativo.

Se questo processo fosse stato una sceneggiatura, si direbbe che l'autore e il regista hanno scelto ad arte personaggi (e attori) opposti e complementari. La Amanda che appena concluso il suo discorso («Ho rispetto per questa Corte e per la cura che ha avuto in questo processo») si è rimesso il cappotto blu per rintanarsi meglio nel suo pianto. La donna che ha scaricato tutte le lacrime, quasi senza pudore, non è più la ragazzina spensierata che nei blog si firmava Foxy Knoxy.

Non è più la ragazzina che Elis l'albanese ricordava come una partner ideale di sesso sfrenato, e non è neanche l'autrice del diario giovanile in cui alternava considerazioni sugli angeli e confessioni sulle serate alcoliche, sulle storie d'amore, sugli oggetti erotici, stilando liste di maschi con i quali fare sesso.

La donna dagli occhi chiari e dai capelli lisci, che si è alzata davanti alla giuria, liberandosi la fronte da una ciocca, la Amanda che sembrava barcollare e singhiozzare, prima di prendere la parola con il suo italiano sintatticamente corretto appena sporcato dall'accento yankee: «Sono la stessa persona di quattro anni fa, la sola cosa che mi distingue è quello che ho sofferto».

La sola cosa? Amanda lo sapeva bene che se c'era un chiodo da battere era proprio quello: cancellare la doppiezza da «femme fatale», nessuna zona d'ombra da thriller ben costruito, nessuna ambivalenza e basta. Cancellare tutto quel che volevano i media. Perché è stata per la sua (ipotetica) doppiezza che l'opinione pubblica l'ha condannata prematuramente.

La Venere in pelliccia? No, niente di tutto ciò: «Ho perso un'amica nel modo più brutale e inspiegabile...». Nessuna ambiguità, nessun travestimento, nessuna ipocrisia lasciva, solo un eccesso di ingenuità. E di innocenza, quella che è esplosa nel pianto e nei singhiozzi ieri sera: «La mia fiducia nell'autorità giudiziaria è stata delusa - aveva detto - sono vittima di accuse ingiuste e senza fondamento. Sto pagando con la mia vita per colpe che non ho commesso».

Il tutto scandito mentre le mani non smettevano di muoversi un momento, si agitavano per aria, ritornavano sul petto, cadevano sul tavolo, e le braccia si spingevano in avanti, si allargavano ai lati. Come se stesse nuotando a fatica dentro il liquido torbido del pregiudizio, dell'ingiustizia, delle maldicenze (forse presunte, forse no) di chi sostiene che la «strega luciferina» aveva un jet che l'aspettava per riportarla a casa dopo l'assoluzione, che la «Messalina» ha già firmato un'esclusiva milionaria per un'intervista televisiva, che la Madonna addolorata ha già da tempo contatti per un film sulla sua via crucis.

Nemmeno nell'ultimo giorno è uscita dalla sua doppiezza. La «studentella scema e spudorata» diventata un «Genio del Male» per alcuni, la Vittima designata (dal pregiudizio pubblico e giudiziario) per altri, ieri era un'altra persona ancora: una fidanzata distaccata e commossa, una accusatrice della giustizia che l'ha tradita, infine una bambina indifesa. Da oggi forse è una donna in fuga dal passato.

Non siamo in un giallo, ma resta ogni ragionevole dubbio su chi sia davvero Amanda, l'ex ragazzina cresciuta in una cella di sei metri quadrati, Amanda che in carcere ha studiato giapponese, che suonava la chitarra nelle messe settimanali dei detenuti, che si dice atea ma non si stancava di discutere di religione con il cappellano, che ama Jovanotti specialmente quando canta: «Io lo so che non sono solo anche quando sono solo».

 

 

Amanda Knox in partenza da FiumicinoAMANDA KNOX DA GQ amanda raffaele GG AMANDAAMANDAamanda e sollecitoAMANDA IN LACRIMEamanda e raffaeleRAFFAELE SOLLECITORAFFAELE FELICE DOPO LA SENTENZAPERUGIA SOLLECITO CON AMANDAAmanda Knox in partenza da FiumicinoAmanda Knox in partenza da FiumicinoAmanda Knox in partenza da FiumicinoAmanda Knox in partenza da Fiumicino

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