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NELLA SLAVINA DI ANTICIPAZIONI DEL LIBRO DI RENZI, IL CAPITOLO SUL ''COMPLOTTO'' DEI SERVIZI SEGRETI VIENE PUBBLICATO DAL ''FATTO'', CON SOTTO L'IMMEDIATA REPLICA DI MARCO LILLO: ''GIÀ NEL 2017 AVEVA PROVATO A INDICARE DEI MANDANTI SUL CASO CONSIP. ALLORA ERA IL PM WOODCOCK, CHE INVECE ORA SCAGIONA. ATTACCA IL COLONNELLO ULTIMO E SCAFARTO, MA PERCHÉ LO NOMINÒ IN QUEL RUOLO SE…''

 

1. "HANNO USATO I SERVIZI SEGRETI CONTRO DI ME"

Estratto dal libro di Matteo Renzi, ''Un'altra strada'' (Marsilio), pubblicato dal ''Fatto Quotidiano''

 

MATTEO RENZI TIZIANO

Tra il 2015 e il 2016 i vertici dei servizi segreti mi comunicano che intendono procedere all' inserimento di una figura di rilievo nella struttura di intelligence. Si tratta del Capitano Ultimo, come si fa chiamare un ufficiale dei carabinieri che ha partecipato alla cattura di Totò Riina e che per questo gode dei favori di larga parte dell' opinione pubblica. Mi viene descritto come un segugio infallibile e l' operazione mi si prospetta come fondamentale per raggiungere il primo obiettivo che ho dato alla struttura, insediandomi al vertice del governo, () nel 2014: la cattura del nuovo capo della mafia, Matteo Messina Denaro.

 

SCAFARTO

() Quando mi presentano l' operazione "Capitano Ultimo", rimango sorpreso. Perché coinvolgermi nella scelta dei singoli operativi? A differenza di molti predecessori e successori, ho deciso di non inserire nemmeno uno dei miei nella struttura dei servizi. () Quando mi viene detto, dunque, che per catturare Matteo Messina Denaro è assolutamente necessaria la competenza di Ultimo, la prendo come un' informazione e incoraggio l' operazione: se funzionale allo scopo di catturare Messina Denaro e dare al mondo l' immagine di un' Italia che continua la lotta contro la mafia, andate avanti e assicurate alla giustizia questo criminale sanguinario.

 

MATTEO E TIZIANO RENZI

Non immagino che quella vicenda, in realtà, nasconda qualcosa di diverso. Lo capirò soltanto dopo una serie di fatti, legati da un filo rosso, che altri - non il sottoscritto - avranno probabilmente intenzione di raccontare. Magari in forme non tradizionali.

 

Quel che è certo è che Ultimo viene coinvolto nella struttura dell' intelligence non da solo, ma insieme a un corposo nucleo di collaboratori, provenienti dall' arma dei carabinieri, che, unico caso nella storia dell' intelligence italiana, verranno espulsi dai servizi e rimandati indietro quando si scoprirà che hanno lavorato insieme a elementi dell' Arma i quali, secondo i magistrati, stavano manipolando le prove contro di me.

 

Rumors dicono, infatti, che il gruppo di Ultimo, che arriva dal Noe, un particolare reparto dei carabinieri, non viene assegnato alla caccia di Matteo Messina Denaro, ma a un' altra missione. Sembra poi che qualcuno all' interno di quel gruppo sbagli cognome, sbagli Matteo. I magistrati di Roma hanno chiesto il processo per uno di loro, il colonnello Gianpaolo Scafarto.

CAPITAN ULTIMO1

 

È lui che tecnicamente avrebbe manipolato le prove, secondo quanto risulta dalle indagini della Procura della Repubblica. Ed è lui che qualche mese prima dei fatti contestati esplicita la sua linea a un magistrato di Modena, Lucia Musti, che sotto giuramento al Csm riporterà le parole testuali: "Dammi le prove per arrivare a Renzi. Devo arrestare Renzi". Cosa c' entravo io? E quale Renzi cercavano questi uomini del Noe? Perché scomodare un magistrato di Modena? E perché Scafarto, sotto processo, verrà poi investito del ruolo di "assessore alla legalità" in un comune campano, smettendo la divisa per fare politica in un' amministrazione guidata da avversari politici?

 

SCAFARTO

La vicenda si tinge di giallo per chi non ha chiaro il disegno generale. Prima o poi verrà alla luce se tutto sia davvero partito da altre indagini, archiviate molto rapidamente, su fondazioni e finanziamenti alla politica. E prima o poi si farà chiarezza su come da un' indagine su una cooperativa, Cpl-Concordia, all' improvviso si passi a Consip, il presunto scandalo su cui viene indagato il mio braccio destro, Luca Lotti.

 

Sono assolutamente sicuro che Lotti non abbia mai passato alcuna notizia ai dirigenti di Consip. Ma siamo certi che, nelle stesse ore, altri non abbiano trasmesso informazioni riservate a politici e amministratori di rilievo per evitare che nei principali scandali di quegli anni fossero implicate importanti personalità del mondo romano? Chissà.

 

Forse non sarà un articolo, forse non sarà una mozione parlamentare, forse non sarà una relazione tecnica, ma un giorno qualcuno troverà il modo di mettere nero su bianco quanto è successo.

Se davvero non è accaduto niente, perché tutto il gruppo di Ultimo, di colpo e con un atto senza precedenti, viene rimandato indietro e riprende servizio nei carabinieri?

 

matteo messina denaro

Magari ne capiremo la ragione e forse sapremo davvero quanto avveniva in quel periodo nell' Arma, istituzione straordinaria davanti alla quale mi inchino, ma che all' epoca pativa una strisciante tensione interna legata al cambio di vertice. In tutta questa dinamica mio padre (ovviamente estraneo a tutti i movimenti appena descritti) viene coinvolto per due anni, con le aperture dei quotidiani e dei Tg per giorni interi, in ragione di un presunto traffico di influenze - ipotesi di reato invero non chiarissima.

 

Sarà la stessa procura a chiederne l' archiviazione. Ma se la verità processuale sarà scritta nelle aule dei tribunali, va sottolineato con forza che si pone un enorme tema di natura istituzionale. Il presidente del Consiglio dei ministri, comunque si chiami, non può essere oggetto di una campagna di aggressione da parte di elementi delle istituzioni.

 

 

2. CONSIP, PERCHÉ LA VERSIONE DEL COMPLOTTO NON REGGE

Marco Lillo per ''il Fatto Quotidiano''

 

HENRY JOHN WOODCOCK

Il ritorno di Matteo Renzi sul 'luogo del caso Consip' ha il sapore di una minestra riscaldata male. Il nuovo libro ripercorre le tesi complottistiche del precedente aggiungendo alcune novità che talvolta sono smentite dai fatti, talvolta cozzano con le precedenti ricostruzioni dello stesso Renzi. Comunque non spostano di un centimetro il problema che l' ex premier rimuove da due anni: Carlo Russo. Per quanto si affanni ad attaccare i Carabinieri sostenendo la tesi del complotto non riuscirà mai a spiegare perché Carlo Russo, un amico di suo padre e non di Scafarto, entri nella stanza del re degli appalti (Alfredo Romeo) e si metta a trattare un compenso per sé e per Tiziano Renzi, ignaro delle richieste per i pm.

 

Ammettiamo anche che il capitano Scafarto abbia manipolato volutamente la famigerata intercettazione in danno di Tiziano, restano da spiegare ore di conversazioni tra Russo e Romeo ben più importanti di quella. Renzi continua a scrivere libri contro il Noe ma non scrive mai una riga contro Russo, definito millantatore dai pm. Non se ne esce: o il complotto è stato ordito anche da Russo, magari insieme ai Carabinieri, o il complotto è una balla.

marco lillo

 

Renzi poi sostiene nel libro che il capitano Scafarto "qualche mese prima dei fatti contestati esplicita la sua linea a un magistrato di Modena, Lucia Musti, che sotto giuramento al Csm riporterà le parole testuali: "Dammi le prove per arrivare a Renzi. Devo arrestare Renzi".

 

Probabilmente avrà letto un verbale che noi non abbiamo. O forse avrà letto le cronache di qualche grande quotidiano con frasi virgolettate mai pronunciate dal pm Lucia Musti. Al Fatto risulta una versione più sobria: "Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi". Parole riportate dalla Musti e smentite da Scafarto, ben diverse da quelle riportate da Renzi. Infine la versione del libro nuovo smentisce quella della precedente opera. Eravamo rimasti alle insinuazioni su un complotto a tre che avrebbe coinvolto il pm Henry John Woodcock, il Fatto Quotidiano e i Carabinieri del Noe.

 

Nel vecchio libro Renzi argomentava la tesi ricostruendo in modo insinuante e sballato il nostro scoop del 2015: la pubblicazione della telefonata tra lui e il generale della GdF Michele Adinolfi, nella quale sparlavano di Enrico Letta. La conversazione era stata intercettata nel 2014 dal Noe e pubblicata dal Fatto il 10 luglio 2015.

 

SCIARELLI E WOODCOCK

"Faccio la conoscenza del Noe, che su incarico di un pm di Napoli, il dottor Woodcock, mi intercetta. Apprenderò dell' intercettazione mentre sono presidente del Consiglio, grazie a uno scoop del Fatto Quotidiano firmato da un giornalista che si chiama Marco Lillo. Segnatevi mentalmente questo passaggio: Procura di Napoli, un certo procuratore, il Noe dei carabinieri, il Fatto Quotidiano, un certo giornalista. Siamo nel 2014, non nel 2017, sia chiaro.

Che poi i protagonisti siano gli stessi anche tre anni dopo è ovviamente una coincidenza, sono cose che capitano".

 

La tesi era falsa e già smentita dai magistrati di Napoli. Lo scoop, come era a tutti noto, è giunto al Fatto dagli avvocati e non dal pm Woodcock o dai Carabinieri. Ora Renzi torna a scrivere del complotto ma cambia tesi. Ovviamente scagiona Woodcock ma il suo obiettivo resta il Noe, cioé Ultimo e Scafarto. C' è però un buco logico tra i fatti nuovi svelati nel libro e questa nuova tesi: l' ex premier rivela di avere dato il suo assenso al passaggio di Ultimo ai servizi segreti. Sostiene che lo fece per catturare Matteo Messina Denaro. Peccato che l' Aise faccia tutt' altro.

 

Quello sarebbe eventualmente il compito dell' Aisi.

Perché allora un premier che considera (sbagliando) il Noe un corpo inaffidabile già nel 2015, per lo scoop sulla sua telefonata (che invece arrivava dagli avvocati) si sarebbe messo nei servizi segreti uno come Ultimo? Per avere la risposta bisognerebbe sapere se Renzi e Ultimo prima del passaggio ai servizi si incontrarono, cosa si dissero e chi li presentò. Sarà per il prossimo libro.

 

 

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