RENZI INFELTRITO – ‘’NON NE POSSIAMO PIÙ DI UDIRE LA SUA VOCE QUERULA E AMMORBANTE. STIA ZITTO, E FACCIA QUALCOSA DI CONCRETO. SIAMO STANCHI DI PROCLAMI, MA SIAMO PRONTI A ORGANIZZARE DEI RECLAMI. NON È UN AVVERTIMENTO: È UNA MINACCIA’’

Vittorio Feltri per ‘Il Giornale'

Siamo un po' intontiti a causa degli eventi che, come il mondo, sono troppo veloci rispetto al nostro passo. Cosicché la realtà ci supera ed è assai diversa da come appare ai nostri occhi miopi. Ragioniamo ( si fa per dire) al¬l'antica. Siamo ancora con¬vinti, per esempio, che l'Italia abbia piena sovranità e possa decidere dei propri destini? È falso. Restiamo chiusi in un sistema internazionale nel quale entram¬mo male e dal quale, ogni giorno che passa, è sempre più difficile, se non impossibile, uscire.

Il guaio è che i politici nazionali, forse in buona fede, forse per igno¬ranza, forse per stupidità, collabora¬no alacremente da anni con i loro carcerieri. Li ossequiano. Ne hanno soggezione, cercano di compiacerli nella speranza che li uccidano lenta¬mente, magari per ultimi. Eccoci an¬cora qui - io per primo - a confidare nella rivoluzione liberale, conside¬randola a portata di mano e addirit¬tura utile. Figuriamoci. Tanto per cominciare, quando Giulio Tre¬monti- che non è un politico, ma un intellettuale troppo intelligente per essere apprezzato - tentò di realiz¬zarla, fu fermato.

Da chi? Dalle cor¬porazioni, da vari poteri (che non sa¬ranno stati forti ma che, nell'arte di distruggere, erano e sono formida¬bili), dai partiti, compreso il suo, da un Parlamento che vorrebbe essere un santuario e che, invece, è una di¬scarica infestata dai topi, capace di tutto e buono solo a rovinare- inqui¬nandole - perfino le poche leggi de¬centi sottoposte alla sua approva¬zione. Vabbè, sorvoliamo.

E veniamo al dunque. La premes¬sa serve a inquadrare i problemi che il nuovo premier, Matteo Renzi, si illude di risolvere, ritenendosi un fenomeno. Intendiamoci, fenome¬no lo è. Un incantatore di serpenti e di lucertole. Su questo non ci sono dubbi. Basta guardarlo. Ha un lin¬guaggio totalmente diverso dai tromboni della politica ed è in gra¬do, senza fatica, di piacere al popo¬lo sul quale le sue parole agiscono quali endorfine, producendo effetti euforizzanti.

Egli dice una bischera¬ta qualsiasi? Viene bevuta come ro¬solio. A forza di mandar giù rosolio, però, la gente si sbronza e si persua¬de che il guru di Pontassieve sia l'uo¬mo della provvidenza. Il quale, nel discorso pronunciato alle Camere allo scopo di ottenerne la fiducia, ha promesso mille cose senza, tutta¬via, precisare dove andrà a prende¬re i soldi per realizzarle.

Ha detto che punterà sulla scuola, modernizzandola anche sotto il pro¬filo edilizio. Teoricamente ha ragio¬ne, perché essa fa ribrezzo. Ma se si è ridotta tanto male è perché è stata sottoposta a decine di riforme: chiunque arrivasse al ministero del¬l'-Istruzione, ne avviava una che peg¬giorava la situazione esistente. Ven¬ti ministri (salvo solo Mariastella Gelmini), venti peggioramenti. Mai nessun responsabile di quel dicaste¬ro è stato capace di porre la scuola al servizio della produzione, del lavo¬ro, dell'industria. L'università ha sempre schifato le fabbriche, gli uffi¬ci, perfino il terziario, figuriamoci il commercio.

L'accademia: un pianeta separa¬to dalla volgarità della vita quotidia¬na. Ovvio che, attualmente, i laurea¬ti (non tutti, ma quasi) siano disoc¬cupati: non sanno fare nulla se non chiacchierare. Esattamente come Renzi. Il quale sogna di risollevare le sorti dei compatrioti aggiustan¬do i tetti degli edifici scolastici. Ma questa è ancora un'inezia.

Il Vange¬lo secondo Matteo è una bella lettu¬ra, una favola rassicurante. Recupe¬rare risorse aumentando l'aliquota Irpef dal 43 al 45 per cento sui reddi¬ti oltre i 120mila euro lordi: scusi, dottor premier, ma quanto denaro suppone di recuperare con questa geniale trovata? Una miseria, dato che coloro i quali denunciano simi¬le reddito sono un'esigua minoran¬za.

Andiamo avanti. Si è accorto o no che abbiamo a che fare non con il ca¬pitalismo, bensì con la degenerazio¬ne del capitalismo, e che pertanto dobbiamo diffidarne? In Inghilter¬ra le banche sono state statalizzate perché quelle private avevano dato pessime prove (come in Italia e nel¬l'intero Occidente), puntando su derivati e altre schifezze che hanno ridotto la finanza a gioco delle tre ta¬volette, un imbroglio mostruoso. Le porcherie in economia sono pa¬ragonabili al veleno versato negli ac¬quedotti.

Gli istituti di credito di mezzo globo terracqueo sono mar¬ci, e i nostri non fanno eccezione. Le dice nulla il nome Monte dei Paschi di Siena? Non osi sospettare che sia l'unico a sprofondare nel guano.

In sostanza, caro Renzi, le racco¬mando di non sognare. Enrico Letta era un presidente inerte e ossequio¬so nei confronti dell'Europa; lei sa¬rà magari un presidente dinamico, ma- è inevitabile- egualmente osse¬quioso verso i padroni del vapore comunitario. Sarà obbligato a ingi¬nocchiarsi davanti alle autorità di Bruxelles, che tengono gli Stati membri, specialmente i più deboli, per le palle, notoriamente di vellu¬to e non d'acciaio come il povero Letta affermava di avere.

E siamo al punto. Non le venga l'idea di picchiare i pugni sul tavolo di Angela Merkel. La signora è dota¬ta di un cazzotto da ko. Pericoloso affrontarla sul ring. Non le venga in mente di fuggire dall'euro. Non ce l'ha fatta la Grecia a scappare, che era a pezzi, perché lei dovrebbe es¬sere all'altezza di portare a compi¬mento tale ambizioso progetto?

Suvvia, Renzi, si rassegni: non c'è trippa per gatti. Romano Prodi ci ha inchiavardato alla moneta unica, che rappresenta tante economie di¬seguali. La Cina e l'Asia in genere si sono impossessate di mercati che erano nostri, le ricchezze che aveva¬mo si stanno riducendo al lumici¬no, cresce l'importo delle bollette e diminuiscono gli stipendi, l'Euro¬pa è stata una fregatura che si ag¬giunge ad altre fregature. E lei, presi¬dente, ci parla di risorgimento ita¬liano che deve iniziare dalla conqui¬sta di un posto d'onore nella Ue?

Ma si dia una regolata, cessi di concionare ore e ore e si impegni a salvare il salvabile. Avrà la nostra ri¬conoscenza. Non ne possiamo più di udire la sua voce querula e am-morbante. Stia zitto, e faccia qualco¬sa di concreto. Siamo stanchi di pro¬clami, ma siamo pronti a organizza¬re dei reclami. Non è un avvertimen¬to: è una minaccia.

 

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