meloni renzi elkann

“LA MELONI? E’ MOLTO NERVOSA, LITIGA CON TUTTI: SEMBRA UN TORERO NELL'ARENA” – RENZI PARLA DI “IGNORANZA ISTITUZIONALE” DELLA DUCETTA SUL CASO ELKANN: “ATTACCARE UN EDITORE PERCHÉ NON PIACCIONO I TITOLI DI UN QUOTIDIANO SIGNIFICA METTERE IN DISCUSSIONE LA LIBERTÀ DI STAMPA" (E RENZI CHE HA QUERELATO MOLTI GIORNALISTI SA DI COSA PARLA) - "PERCHÉ INVECE DI FARE PASSERELLE CON ELON MUSK AD ATREJU, LA MELONI NON GLI CHIEDE DI PORTARE IN ITALIA UNO STABILIMENTO DELLA TESLA? PERCHE’ IL GOVERNO NON ESCE DAL MONTE DEI PASCHI? ALLA DESTRA PIACE AVERE UN PIEDE NELLE BANCHE” (COME AL PDS-DS-PD: DO YOU REMEMBER "ABBIAMO UNA BANCA?") – VIDEO

https://tg.la7.it/politica/renzi-con-meloni-stop-allamichettismo-tempo-di-sorelle-e-cognati-23-01-2024-204092

 

 

Alessandro Barbera per la Stampa - Estratti

 

 

Senatore Renzi, le è piaciuta ieri la premier in Parlamento?

MATTEO RENZI GIORGIA MELONI

«Ho visto una Meloni molto nervosa e in difficoltà, una presidente del Consiglio in perenne lotta col mondo. Vuole cannibalizzare Salvini e Tajani, l'opposizione, litiga con tutti perché non fa pace con sé stessa. Più che una premier sembra un torero nell'arena. Invece di fare questi show governi, se le riesce».

 

 

Parliamo allora di questioni di governo. Ieri Meloni ha ribadito l'intenzione di fare venti miliardi di privatizzazioni in un triennio. Lei non dovrebbe essere favorevole?

«Anche su questo io contesto anzitutto toni che hanno dell'incredibile: ha parlato di imprenditori amici, di oligarchi. Vogliamo parlare della madre di tutte le privatizzazioni, quella di Autostrade? La fece il governo Prodi, vero. Ma chi chiuse una convenzione a dir poco discutibile coi Benetton? Fu il governo Berlusconi quater, di cui Meloni era ministro».

MATTEO RENZI

 

Dunque Meloni non ha tutti i torti sul passato. Sta dicendo questo?

«Sto dicendo che sulle privatizzazioni possiamo aprire un dibattito che ci impegna qualche giorno, possiamo farci un bel convegno. Anche io penso ci siano cose che sono state fatte bene, altre meno. Ma ormai è materiale per gli storici. Parliamo delle privatizzazioni della Meloni».

 

Un processo fermo da molto tempo. Lei non pensa sia giusto che lo Stato arretri? Intermedia ancora quasi la metà del Pil.

«Dicono che incasseranno venti miliardi in un triennio. È una cifra irrealizzabile. La verità è che questo governo sulla politica economica non è credibile, e lo si capirà nella seconda parte dell'anno. Meloni nasconde i suoi problemi con un tono da piagnisteo, che - insisto - non si addice a un presidente del Consiglio. Se a questo aggiungiamo gli attacchi ad aziendam contro Stellantis, siamo di fronte a un elemento incredibile di contraddizione».

 

MATTEO RENZI

Stellantis, di cui è azionista l'editore di questo giornale. Perché contraddizione?

«Attaccare un editore perché non piacciono i titoli di un quotidiano significa mettere in discussione la libertà di stampa e la libertà di iniziativa privata. Al netto del giudizio che ciascuno può dare di quell'operazione, quello che non si può dire è: siccome John Elkann ha quotato Stellantis in Olanda, allora Repubblica o La Stampa non possono parlare di privatizzazioni.

 

Un'azienda privata fa quello che crede, Eni è controllata dallo Stato. Siccome Meloni non sta vendendo casa sua, ma quote di aziende pubbliche, ha il dovere di essere trasparente. Invece che fa? In nome di un giudizio etico, su cui ciascuno può avere un'opinione, impedisce di parlare di privatizzazioni. Questo è segno di ignoranza istituzionale».

 

 

Immagino che se Meloni fosse davanti a lei risponderebbe: Stellantis, come molte grandi imprese, ha ricevuto contributi dallo Stato.

JOHN ELKANN

«Le racconto un aneddoto. Se non sbaglio era il 2016, e Volskwagen voleva spostare lo stabilimento Lamborghini di Sant'Agata Bolognese a Bratislava. Ebbi una discussione molto accesa con i vertici del gruppo tedesco e con Angela Merkel. C'erano in ballo 1500 posti di lavoro. Insomma, alla fine, anche con alcuni incentivi pubblici, avemmo la meglio.

 

Qualche giorno dopo mi telefonò l'allora amministratore delegato Sergio Marchionne, il quale mi disse: "Lei con questa operazione sta aiutando un mio concorrente. E invece per noi lei queste cose non le ha fatte". Io risposi: "Dottore, è vero, ma la Fiat ha avuto da questo Paese abbastanza aiuti per il suo mandato e quello dei manager che la seguiranno"».

 

Come vi lasciaste?

«Mi disse che ero un furbacchione ma che non avevo torto».

 

giorgia meloni question time alla camera 2

Torniamo all'oggi, Renzi. Anche lei ogni tanto quando era premier litigava coi giornalisti.

«Io sto facendo un altro discorso. Penso che Meloni stia segando il ramo su cui è seduta. I danni che fanno dichiarazioni come quelle di oggi (ieri per chi legge, ndr) li vedremo in futuro. Vanno bene per prendere consensi sui social network, non per avere il consenso degli investitori.

 

Il messaggio più o meno si può riassumere così: gli investimenti sono buoni solo se piacciono alla presidente del Consiglio. Perché invece di fare passerelle con Elon Musk ad Atreju, la premier non gli chiede di portare in Italia uno stabilimento della Tesla? Perché Intel investe in Germania e non in Italia? Se vuole far politica, la premier esca completamente dal Monte dei Paschi, ci sono le condizioni per farlo. La verità è che alla destra piace avere un piede nelle banche».

 

giorgia meloni question time alla camera

 

Parliamo d'altro. La riforma delle Autonomie non la convince?

«È fuffa…

(…)

Si candida alle Europee?

«Mi candido in tutti e cinque i collegi per difendere l'idea di Europa. Propongo il superamento del diritto di veto ai Consigli europei, chiedo di recuperare il Mes sanitario. Sono l'unico che in questa campagna elettorale parla e parlerà di Europa».

 

Con chi vi alleerete per raggiungere il quorum?

«Vediamo chi ci starà sulla base delle proposte. Di questo vorrei discutere, non di chi sta con chi».

john elkann - exor MATTEO RENZI CLEMENTE MASTELLA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...