CHIACCHIERE E DISTINTIVO – SENZA UN EURO, COME FA RENZI AD ACCELERARE IL RICAMBIO GENERAZIONALE MANDANDO IN PENSIONE I 60ENNI? - UN “PONTE” PER I DISOCCUPATI CON PIÙ DI 55 ANNI CHE HANNO PERSO IL LAVORO

Roberto Giovannini per “La Stampa

 

Matteo RenziMatteo Renzi

Si riapre il cantiere delle pensioni. L’annuncio lo aveva dato qualche giorno fa il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in un’intervista a «La Stampa»: «Una flessibilizzazione delle uscite - aveva detto - sarebbe utile, specie per chi è stato espulso dal mondo del lavoro in età più avanzata, non trova impiego e non può maturare il diritto alla pensione. Nella Legge di Stabilità in autunno cercheremo di costruire un “ponte” per queste persone».

 

Un “ponte”: ovvero un meccanismo per consentire a chi ha perso il posto di lavoro di «saltare» le regole della legge Fornero, e andare in pensione prima dei 66 anni stabiliti dalla riforma del governo Monti. E in vista della Legge di Stabilità al ministero di Via Veneto e a quello dell’Economia si è cominciato a lavorare per mettere nero su bianco le opzioni per realizzare questo «ponte».

GIULIANO POLETTI GIULIANO POLETTI

 

L’obiettivo del governo - che però è difficilmente praticabile - in realtà è molto più ambizioso. Anche sotto la pressione di larga parte del Pd, dei sindacati ma anche di tante medie e grandi aziende, se fosse possibile l’Esecutivo vorrebbe trovare un modo per accelerare la cosiddetta «staffetta generazionale» tra lavoratori più anziani e giovani nel settore privato.

 

Ovvero, consentire ai tanti lavoratori attivi che hanno accumulato molti contributi ma hanno solo 60-62 anni di età di andare in pensione. E liberare posti per le assunzioni di giovani, che costerebbero meno e renderebbero di più anche ai loro datori di lavoro.

 

Il problema - come al solito - è quello dei costi. Un ostacolo difficilmente superabile. Un modo per aggirarlo potrebbe essere quello di stabilire delle penalizzazioni monetarie. Così come chi resiste sul posto di lavoro fino a 70 anni riceve in base alla legge una pensione maggiorata, si potrebbe imporre una «multa a vita» sull’importo dell’assegno per chi volesse andare via prima, multa correlata all’età anagrafica a partire dai 62 anni in su.

PENSIONE PENSIONE

 

Già nella scorsa legislatura era stato presentato un disegno di legge dai democratici Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, che prevedeva penalizzazioni variabili dal 2 all’8% a seconda degli anni mancanti ai fatidici 66 (ovviamente, più anni mancano, maggiore sarebbe la sanzione). Ma al Tesoro chiariscono che non basta a far quadrare i conti. E probabilmente non basterebbe nemmeno innalzare la penalizzazione nella forchetta 3-10%.

 

Elsa Fornero Elsa Fornero

Altra idea su cui si lavora per «flessibilizzare» l’età di pensionamento è quella di reintrodurre il vecchio sistema delle «quote». Chi raggiungesse «quota 100» (60 anni di età e 40 di contributi) potrebbe andare in pensione, e senza penalizzazioni. Ma anche qui, i conti non tornano.

 

Per cui è probabile che nella Legge di Stabilità il ministro Poletti opterà per la semplice costruzione del «ponte alla pensione» per chi si ritrova vicino ai fatidici 66 anni, ma ha perso il lavoro e difficilmente lo ritroverà. Una platea più ristretta, ma a forte disagio. In questo caso non solo si porrebbe fine alla questione degli «esodati», ma anche l’onere per le casse dello Stato potrebbe essere decisamente più sopportabile.

 

MARIO MONTI CON IL CANE ALLE INVASIONI BARBARICHE MARIO MONTI CON IL CANE ALLE INVASIONI BARBARICHE

È vero, spiegano i tecnici e i politici che seguono il dossier, che ci sarebbe un costo supplementare per il sistema previdenziale. Ma mandando in pensione chi è a metà del guado si risparmierebbero i costi degli ammortizzatori sociali, cassa integrazione e mobilità «normale» o «in deroga».

 

 

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