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IL RENZISMO, OGGI: L’AVATAR DI RENZI, LUCA LOTTI, AFFRONTA LA SUA PROVA PIU’ DELICATA, LA MOZIONE DI SFIDUCIA AL SENATO, E SI SALVA SOLO GRAZIE A BERLUSCONI E VERDINI - I COMPAGNI DI PARTITO, DALLA BOSCHI A FRANCESCHINI, SONO GIA’ ALTROVE, A SMARCARSI DA MATTEUCCIO

lotti in senato per la mozione di sfiducialotti in senato per la mozione di sfiducia

1 - LOTTI

Jena per “la Stampa” - “La legislatura si è aperta con la nascita di mio figlio, quindi sono innocente”.

 

2 - LOTTI HA FIDUCIA

Elisa Calessi per “Libero Quotidiano”

 

Per un giorno, i ruoli si capovolgono. Il secondo diventa il primo. L'uomo nell' ombra va sotto i riflettori. Luca Lotti, il silenzioso braccio destro di Matteo Renzi, alza la voce. Per difendersi. Ma anche per difendere l'ex premier. E lo fa attaccando. Svelando quella che definisce una «vergognosa strumentalizzazione», «una gogna mediatica».

lotti in senato per la mozione di sfiducia.  lotti in senato per la mozione di sfiducia.

 

Un'operazione che, a suo dire, non ha come bersaglio lui, ma Renzi. «Oggi è in atto», quasi grida, nell'Aula del Senato, dove si discuta la mozione di sfiducia nei suoi confronti, presentata dal M5S, «il tentativo di colpire me, non per il mio ruolo ma per quello che, nel mio piccolo, rappresento: quel tentativo di riformismo a cui anch'io ho partecipato».

 

Matteo RenziMatteo Renzi

L'obiettivo è politico: «Liquidare quell'esperienza, usando una inchiesta giudiziaria». Usa lo stesso verbo che hanno usato Renzi, poi Orfini: liquidare. Non tradisce emozioni, anche se si intuisce il travaglio che si è consumato in questi mesi, da quando ha ricevuto l'avviso di garanzia per il reato di rivelazione del segreto istruttorio, un filone dell'inchiesta su Consip. La mozione grillina, dice, «mette in discussione quanto di più prezioso io possegga: la mia moralità».

 

lotti in senato per la mozione di sfiducia 3lotti in senato per la mozione di sfiducia 3

Tentativo che respinge «con umiltà», ma anche «determinazione». Nega di aver mai passato alcuna «informazione riservata». Non nomina il suo accusatore, Luigi Marroni, numero uno di Consip, ma l'avvertimento è rivolto a lui: «Sostenere il contrario significa incorrere, oggi o domani, nel reato di calunnia». Vorrebbe correre, come il suo amico "Matteo". Ma la corsa, questa volta, è per accertare «la verità»: «Vorrei vedere la verità scritta su un foglio di carta».

 

lotti e delriolotti e delrio

Ma «il tempo è galantuomo» e quindi aspetta e accetta «la vergognosa strumentalizzazione di queste ore a testa alta e a viso aperto». E chissà se è solo un caso la citazione dello slogan, "a viso aperto", con cui Renzi cominciò la sua avventura, con le primarie per diventare sindaco. Un'era fa. Ricorda che quattro anni fa, quando arrivava a Roma, nasceva suo figlio. Ma è solo un attimo. Perché poi torna ad accusare.

 

lotti durante la mozione di sfiducialotti durante la mozione di sfiducia

«A quelli che sputano sentenze voglio dire: «Vi aspettiamo in tribunale, perché per noi le sentenze le fanno i giudici, non il blog». E sfida i suoi accusatori a «rinunciare all'immunità per farsi giudicare».

Fin lì aveva ascoltato il dibattito con disciplinata attenzione. Guardando negli occhi Paola Taverna, M5S, che accusava tutti quanti di essere «complici della classica storia all'italiana, di mazzette, tangenti».

 

finocchiaro e luca lottifinocchiaro e luca lotti

E che parlava del «codice del "Giglio Tragico" dove vale la regola della Repubblica degli amici degli amici». O Paolo Romani che, annunciando la decisione di Forza Italia di non partecipare al voto, rivendicava come loro hanno sempre creduto «nel principio costituzionale della responsabilità collettiva del governo».

 

O Miguel Gotor, fino a poche settimane fa nel Pd, che chiedeva a Gentiloni di «sospendere le deleghe a Lotti», rinfacciando il comportamento severo tenuto da Renzi nei confronti di altri ministri: Cancellieri, Lupi, De Girolamo. Anche chi non partecipa al voto, accusa: «Noi siamo garantisti, ma voi arroganti», grida il fittiano Luicio Tarquinio.

lotti in senato per la mozione di sfiducia lotti in senato per la mozione di sfiducia

 

Il governo è quasi tutto presente. Manca il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, di mattina al Parlamento Ue e di pomeriggio a Pistoia, insieme a Dario Franceschini. Non c'è Maria Elena Boschi, impegnata a New York per l'assemblea dell' Onu. Alla destra di Lotti c'è Marianna Madia. Di fianco al sottosegretario, ci sono l'impassibile De Vincenti, Minniti, sempre occupato allo smartphone, Delrio, la faccia preoccupata.

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Le uniche di buon umore sembrano il ministro Fedeli, in verde, che si muove da un posto all' altro, e Teresa Bellanova, in rosso. Poi, quando Lotti prende la parola, per impegni senz'altro urgenti, non si vedono più né Padoan né Calenda, guarda caso le voci nel governo più critiche nei confronti del renzismo.

 

PADOAN E CALENDAPADOAN E CALENDA

Alla fine la mozione è respinta con 161 voti contrari, quelli della maggioranza, meno gli scissionisti di Mdp, e di Ala. Forza Italia non partecipa. Solo 52 i voti a favore. A tarda serata Renzi esulterà: l' atteggiamento di Lotti è stato «di grande serietà» e «la mozione è stata respinta in modo clamoroso». Ma si apre una crepa nella maggioranza che, paradossalmente, sono proprio i renziani a valorizzare. «C' è un problema politico», spiegano i collaboratori dell' ex premier, «c' è una forza della maggioranza (Mdp) che non si sa se appoggia o no il governo». Un copione che potrebbe ripetersi presto.

BOSCHI E GENTILONIBOSCHI E GENTILONI

 

3 - LA MEDIOCRITA’ DELLA POLITICA

Stefano Folli per "la Repubblica"

 

[…] Chi ha motivo di rammaricarsi sono solo coloro che in passato si erano dimessi per situazioni analoghe a quelle in cui si è trovato impelagato Lotti. In un' epoca che sembra remota, Josefa Idem e Nunzia De Girolamo. In tempi più recenti, Maurizio Lupi e Federica Guidi. Allora s' invocò, con fondamento, l' opportunità politica per indurre gli interessati a fare il "passo indietro".

josefa idem medaglie josefa idem medaglie

 

Il garantismo sacrificato alla ragion di Stato: tutti e quattro, in momenti diversi, accettarono di lasciare le loro poltrone. Si disse che era stata fatta la cosa giusta per non lasciare un' ombra di sospetto sul governo e la maggioranza. E per non alimentare, neanche a dirlo, il mostro insaziabile del populismo.

Adesso quegli argomenti vengono rovesciati nel loro esatto contrario.

maurizio lupi pennarello argento maurizio lupi pennarello argento

 

L'opportunità politica non vale quando si tratta di Lotti, per il quale mettono la mano sul fuoco sia il suo amico Renzi sia il premier Gentiloni. Si può capire: il ministro dello Sport è un personaggio strategico in un certo sistema di potere. La sua caduta avrebbe conseguenze non trascurabili nel momento in cui il governo è sulla rotta che conduce al 2018 e alla fine naturale della legislatura. […]

NUNZIA DE GIROLAMO NUNZIA DE GIROLAMO federica guidifederica guidi

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