tajani

RITRATTONE DI ANTONIO TAJANI BY PERNA - “HA COSTRUITO LA SUA CARRIERA CON L’ANDATURA DI UN MULO CIOCIARO: HA OBBEDITO E COMANDATO, ASPETTANDO I SUOI TURNI. HA RISPETTATO LE GERARCHIE MA HA UN SOLO CAPO: BERLUSCONI. E’ STATO MONARCHICO, LA FAMIGLIA ERA LEGATA ALL’ORDINE DI MALTA. DA GIORNALISTA PRESE UN CEFFONE DAL MISSINO PAZZAGLIE PERCHE’…”

Giancarlo Perna per “la Verità”

 

berlusconi tajani

Meglio se Antonio Tajani ignorerà le sirene che lo spingono a Palazzo Chigi in caso di vittoria di Fi il 4 marzo. La sua virtù è stata percorrere tutta la carriera nell'Ue, sottraendosi alle beghe nostrane. Fosse rimasto qui, per com'è fatto, sarebbe stato travolto. In due occasioni ha provato a imporsi in Italia. Nel 1996, si presentò alle elezioni politiche, candidandosi in Ciociaria, ossia in casa poiché i Tajani sono originari di Ferentino.

 

Fu trombato. Idem nel 2001, quando entrò nella lizza per sindaco di Roma, la sua città, contro Walter Veltroni. Fu battuto al ballottaggio, nonostante il momento d'oro del centrodestra che negli stessi giorni trionfò alle politiche. Da allora, se n'è stato quieto tra Bruxelles e Strasburgo.

 

GIANNI LETTA TAJANI

Emigrato lassù a 41 anni, è ancora lì a 64 e 6 legislature alle spalle. Da 13 mesi presiede il parlamento Ue, coronamento di un cursus inedito per un connazionale. L'ha costruito mattone su mattone con l'andatura del mulo ciociaro che va senza scarti per la sua strada. Ha obbedito e comandato, aspettando i suoi turni. Ha sempre rispettato le gerarchie ma un solo capo: Silvio Berlusconi.

 

GLI ANNI AL «GIORNALE»

A metà degli anni Ottanta, sono stato accanto a Tajani nella redazione del Giornale, entrambi cronisti politici. Ero già lì quando si affacciò, assunto da Indro Montanelli.  «È un fighetto», dissero i colleghi. Era solo beneducato. Veniva dal Gr1, in precedenza era stato al Settimanale, rivista di destra moderata.

 

BERLUSCONI E TAJANI

Era monarchico, seguace di Sergio Boschiero che voleva sul trono Amedeo d'Aosta invece di Vittorio Emanuele. L'inclinazione per le teste coronate era una tradizione della famiglia, benestante e conservatrice. Il padre era generale dell' esercito, legato all' Ordine di Malta. La madre un'insegnante di forti convinzioni.

 

Antonio aveva frequentato il Tasso, liceo della borghesia romana. Capeggiava gli studenti di destra mentre quelli di sinistra erano guidati dal conte Paolo Gentiloni, l'attuale premier. In uno scontro, Antonio fu picchiato davanti alla scuola da 4 operai scesi da un'auto mentre il conte assisteva gelido alla bastonatura. Presa la laurea in legge, Tajani assolse la leva come ufficiale dell'aeronautica, controllore della difesa aerea. Da giornalista era bravo. Aveva preso a modello, Ernst Hemingway.

 

tajani merkel1

Gli articoli pullulavano - gli hemingwayani capiranno - di fari che bucavano la notte e posti puliti illuminati bene. Una volta, contro la sua natura, azzardò una malizia. Alludendo a una deputata missina che pare avesse un flirt con l'ex partigiano e parlamentare pci, Franco Ferri, parlò nel pezzo di «legami di ferro». Il giorno stesso, appena entrato a Montecitorio, gli andò incontro Alfredo Pazzaglia, mite e gentilissimo capogruppo del Msi, che senza una parola gli rifilò un ceffone. Antonio riprese la sua natura e smise con l'ironia.

 

L'INCONTRO CON BERLUSCONI

È nella sede romana del Giornale dov'era sbocciato come giornalista che maturò la sua successiva carriera politica. Le cose andarono così. Il capo della redazione, Guido Paglia, e il suo vice, Arturo Diaconale, furono accusati da Federico Orlando, braccio destro di Montanelli, di essere troppo schierati con Bettino Craxi, dietro il quale c' era Silvio Berlusconi.

TAJANI MACRON

 

Era il 1992 e Mani pulite nell'aria. Il Cav, temendo che nel bailamme l'amico Bettino fosse scalzato dai comunisti di Achille Occhetto, avrebbe desiderato che il suo quotidiano si battesse per il leader del Psi. Indro però rifiutava ogni ingerenza e, sobillato dal vice, diffidava di Paglia e Diaconale, considerandoli cavalli di Troia. Il clima si arroventò e i due furono costretti alle dimissioni, nonostante fossero le colonne di Roma.

 

Dunque, agli inizi del 1992, Tajani che della redazione era il numero 3 si trovò di colpo numero 1. Guidò la sede per un biennio legandosi a Paolo Berlusconi, il minifratello di Silvio che, per elargizione, era il formale proprietario della testata. Fu Paolo a presentare Antonio a Silvio e ad avviarne il sodalizio.

 

Così Tajani che, per volontà di Indro, aveva sostituito Paglia e Diaconale, rei di craxianberlusconismo, si schierò anche lui da quella parte. Montanelli si avvilì e sbatté la porta del quotidiano di cui era fondatore con la discesa in campo del Cav (1994). Si racconta che, prima di decidersi al gran passo, Silvio abbia telefonato ad Antonio, dicendogli: «Entro in politica e la voglio con me».

 

tajani gentiloni

«Obbedisco», fu la risposta e Tajani lasciò il giornalismo. il più longevo italiano all'Ue Quello stesso anno, Antonio fu eletto a Strasburgo. Cominciò così la più longeva carriera di un italiano nell'Ue. Nessuno, nemmeno a Bruxelles, lo considera un politico di razza. Non ha, per fortuna, grandi visioni che spesso coincidono con l'utopia, sogno di pochi e incubo di molti.

 

Ha curato le pr di Berlusconi, appianando equivoci e divergenze che il temperamento del Cav, vulcanico e scandaloso, producevano a ritmi industriali. Anche adesso che da Angela Merkel & co. è considerato, dopo gli insulti del passato, un padre della patria, l'abile zampino di Antonio è più che evidente. Con Angela, il Nostro ha un rapporto eccellente e non le lesina lodi. A me, in un'intervista, ha detto: «In Europa è la sola preparata». È la sua Silvio Berlusconi fuori d'Italia. Antonio ha bisogno di un faro. Un suo amico dice di lui: «È rimasto monarchico. Ha sempre bisogno di un re».

 

L'INNO ALL'EUROPA CRISTIANA

tajani e moglie

C'è del vero. Nonostante sia tra i massimi gallonati dell'Ue, Tajani è fedele ai suoi ideali giovanili, conservatori e patriottici. Non aderisce all' ideologia cosmopolita e immigrazionista ma è fermo alla gaullista federazione di nazioni. «L'Europa», mi disse una volta, «non è quella dei burocrati. È quella cristiana, del rinascimento, dell'illuminismo».

 

Ha aggiunto: «Sono europeista perché la nostra storia comincia alla Termopili con la vittoria greca sugli invasori persiani». Un inno, dunque, all'essere padroni in casa propria che al boldrinismo pare una bestemmia. Come Mario Monti, unici tra gli italiani, Tajani è stato due volte commissario Ue. Una ai Trasporti, più a lungo all'Industria. Qui, ha obbligato le amministrazioni pubbliche dei 27 Paesi a pagare i fornitori tra i 30 e i 60 giorni anziché a babbo morto. Da noi, l'ordine è entrato in un orecchio e uscito dall'altro. Ma Antonio non ha il forcone e poi nessuno è profeta in patria.

 

antonio tajani

È stato, invece, una specie di padre Pio per le Asturie, regione rossa della Spagna. Ha infatti convinto la multinazionale Tenneco a non chiudere una sua fabbrica, salvando 250 maestranze. Mesi dopo, gli asturiani, lui presente, hanno dedicato ad Antonio una strada, tra battimani, baci e pianti. Quando nel 2014, è cessato dall'incarico, re Juan Carlos di Borbone gli ha mandato un elogio di due pagine. Re Giorgio, della dinastia Napolitano, 4 righe burocratiche.

 

LA RINUNCIA AL SUPERASSEGNO

ANTONIO TAJANI

C'è una cosa di cui Tajani non parla mai e che, più del passato comune, mi spinge alla benevolenza. Come ogni commissario in scadenza, Antonio aveva diritto a 468.000 euro di reinserimento. Li ha rifiutati, dicendo: «È opportuna una prova di sobrietà in questa fase di difficoltà per i cittadini Ue». Nessuno l' aveva fatto prima, nessuno l'ha fatto dopo. Prima di decidere, si era consultato con la moglie, Brunella, che ha dato una riposta degna di Cornelia: «Fai bene. Abbiamo sempre anteposto i valori ai soldi». Saranno anche dei monarchici antidiluviani ma averne.

MAURIZIO GASPARRI ANTONIO TAJANI 1995ANTONIO TAJANI

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