MORIRETE DEMOCRISTIANI - “IL GIORNALE”, PER CUI HA SCRITTO PER ANNI CON LO PSEUDONIMO “GERONIMO”, FA UN RITRATTO AL VETRIOLO DI CIRINO POMICINO, L’HIGHLANDER ARMATO DI SCUDO CROCIATO CHE STA TRAGHETTANDO I BERLUSCONES TRA LE BRACCIA DI CASINI - “SIMPATICO LUMACONE DELLA CORRENTE ANDREOTTIANA A NAPOLI, ERA UN DC NATO: MANI IN PASTA, ACCORDI SOTTOBANCO, MERCATO DEI VOTI. VILLA MOZZAFIATO SULL’APPIA ANTICA, DUE CONDANNE PER TANGENTOPOLI, ORA VUOLE REALIZZARE IL SUO SOGNO: PARTITI DILANIATI DA CORRENTI E CARROZZONI PUBBLICI DA DARE IN MANO ALLE CLIENTELE”…

Giancarlo Perna per "il Giornale"

Come certi ex campioni incapaci di ritirarsi, Paolo Cirino Pomicino vive ai margini del suo ambiente pur di starci. Ha settantadue anni, la stessa intelligenza di sempre e potrebbe fare qualsiasi cosa. Ma nessuno vuole qualcosa da lui. Così si accontenta di fare il consigliori nell'Udc e, per darsi tono,si proclama il Luciano Moggi della politica italiana.

Come Lucky individuava il calciatore inquieto pronto a traslocare nella Juve per pochi spiccioli, Cirino adocchia gli scontenti del Pdl e li indirizza da Pierferdy Casini. Lui - dicono - è il regista della copiosa transumanza al centro dei delusi del berlusconismo. Ha già calamitato Ida D'Ippolito e Alessio Bonciani mentre altri ciompi sarebbero pronti al passo.

In arrivo, è dato addirittura il senatore Carlo Vizzini, ex segretario del Psdi nella Prima Repubblica e attuale presidente della Commissione Affari costituzionali. Insomma, un lavoro da roditore che, se andrà in porto, circonfonderà Paolino dello storico merito avere dato il colpo di grazia al Cav. Diventerà, e già in parte è, l'eroe di Espresso e Repubblica i cui attacchi lo travolsero negli anni ' 90 insieme al vecchio mondo democristiano.

Cirino fu uno dei più pittoreschi personaggi del decennio tra '80 e '90. Colpiva la pelata alla Yul Brynner che ne fece il ministro più corteggiato dalle signore in sintonia col suo temperamento di simpatico lumacone. Stupiva la sua storia di neurochirurgo affermato a Napoli, la sua città, che si era dato alla politica. Era un dc nato: mani in pasta, accordi sottobanco, mercato dei voti, una mano lava l'altra. Nel napoletano dominavano Gava e De Mita, Paolino fu l'avversario di entrambi e capo della corrente andreottiana.

Divenne noto come presidente della commissione Bilancio della Camera. Il medico si improvvisò economista e le diagnosi piacquero ai poteri forti di cui Paolino fu lo sviolinato referente. Sapeva far fruttare i sì e i no, perfino le sapienti esitazioni. Se non gli piaceva un articolo, alzava la cornetta e annientava l'autore. Con me si fece vivo (l'avevo in simpatia) per un articolo, non mio, minacciando, come presidente di non so che fondo pubblico, di complicare i finanziamenti al settimanale per cui lavoravo.

Allora, primi anni '90, era ministro del Bilancio del VII governo Andreotti. In precedenza, era stato alla Funzione pubblica ( governo De Mita). Da quel seggio, firmò un aumento di stipendi nella Pa da disastrare le casse dello Stato. Zittì le polemiche dicendo: «È un'offa. Ora governeremo tranquilli». Erano i bei tempi in cui ci stampavamo il denaro in casa.

Paolino faceva vita da nababbo. Aveva una villa sull'Appia antica, il non plus ultra a Roma. L'affitto costava al mese cinque milioni e mezzo del '90. Il suo vicino, Claudio Martelli, per analoga dimora, pagava il doppio ma a spese del Psi. Per le nozze della figlia, Cirino fece un ricevimento babilonese con cinquecento invitati, tra cui l'ex capo dello Stato, Cossiga, quello in carica, Scalfaro, il futuro, Ciampi. Fu un tormentone su tv e rotocalchi. A chi gli chiedeva dove attingesse cotanto burigozzo, rispondeva: «Vai a Napoli e guarda i tombini». Infatti, la quasi totalità reca il nome «Pomicino », quello di una fonderia. Intendeva dire che era ricco di famiglia, anche se poi la sua parentela col tombino non è stata accertata da nessuno.

Questa la ricchezza privata. Quella pubblica coincide con i finanziamenti alla sua corrente di cui era percettore. Secondo regola, erano fondi occulti. Tra i foraggiatori Caltagirone, suocero di Casini, suo leader odierno. Altri sovvenzionatori furono i Ferruzzi ( Raoul Gardini) e l'Eni. Quando Mani Pulite scoprì gli altarini, Pomicino fu impiccato dalle Procure e dal pm Di Pietro in particolare. Subì quaranta processi, finì in galera ma ebbe poi due sole condanne: un anno e otto mesi per tangenti Enimont, un patteggiamento a due mesi per fondi neri Eni.

Dato per spacciato in politica, si reinventò come politologo. Con lo pseudonimo Geronimo scrisse con successo sul Giornale e Libero . Riscattato dalla nuova veste, trovò rifugio e voti, salvo una fase mastelliana, dalle parti del Berlusca. È stato deputato nel 2006 col centrodestra (la Dc di Rotondi) e dal 2008 al 2010 ha avuto un incarico a Palazzo Chigi a fianco del Cav. Un anno fa, è trasmigrato al centro. Un tempo diceva del Berlusca: «È una grande energia solitaria che ha puntellato la nostra democrazia traballante ». Oggi dice: «Ha iniettato veleno nella politica italiana diventata una miserabile faccenda tra il re e i suoi sudditi».

Non è volgare ingratitudine, ma fissità mentale. Come Bersani, Paolino è del secolo scorso. L'Italia dei suoi sogni è quella da incubo: partiti dilaniati da correnti, senza leader e una marea di carrozzoni pubblici da dare in pasto alle clientele. Per anni ha cercato di convincere il Cav che quello è l'Eden. L'altro,pero, ha continuato a fissarlo con gli occhi tondi. Allora ha fatto fagotto e ora fa la posta agli scarti per realizzare con loro il progetto.

 

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