sergio costa

RITRATTONE DI SERGIO COSTA BY GIANCARLO PERNA - “ESSENDO MINISTRO, LA SUA DANNOSITÀ DILAGA SULL'INTERA PENISOLA DOVE METTE BECCO PER DIRE ALTRI NO - NEMICO DEI TERMOVALORIZZATORI, HA OSTEGGIATO IL GASDOTTO TAP E HA PIANTATO UNA GRANA SULLE TRIVELLE - È GENERALE DI BRIGATA MA SI SENTE FIGLIO DEL VENTO, AMICO DEL NIBBIO, DEL PANDA, DELL'ASFODELO. IL SUO FARO POLITICO È IL VERDE PECORARO SCANIO…”

Giancarlo Perna per “la Verità”

 

giancarlo perna

No, No, No. È il marchio della Costa Sergio & co. insediata al ministero dell' Ambiente di cui è titolare questo generale dei carabinieri con più idiosincrasie che stellette. Costa è napoletano come Luigi di Maio che lo ha imposto nel gabinetto gialloblù. È adepto dell'aurea filosofia ecologista campana. La Regione, si sa, è un modello ambientale: spazzatura ovunque, topi grossi come facoceri, inquinamento dal Garigliano a Battipaglia, milioni di quattrini per spedire navi di rifiuti in Olanda.

 

Identico al barricadiero, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, il nostro Costa è acerrimo nemico dei termovalorizzatori. Uno dei suoi No. Ma finché lo dice un sindaco danneggia la sua città e amen. Se invece il veto lo mette un ministro, inguaia l' intero Paese. Sentite il limpido ragionamento del generale: «Se si fa la riduzione dei rifiuti a monte, si crea un'economia circolare. I rifiuti diventano materie prime (le bottiglie tornano vetro, la cartastraccia riprende immacolatezza, ecc., ndr) e i termovalorizzatori non servono più». Se, se, se.

IL MINISTRO SERGIO COSTA MINACCIA DI NON FIRMARE PER LE TRIVELLE 1

 

Come dire: se l'inquinamento non ci fosse, non ci sarebbe l'inquinamento. Della raccolta differenziata si parla da decenni e il risultato è che a Roma, Napoli, Palermo, stiamo peggio di 10 anni fa e anche in zone più virtuose non mancano problemi. Di fronte alla realtà come reagisce il nostro utopista gallonato? Ignorandola e ripetendo a occhi bendati: No, No, No. In pratica, aggiunge i suoi rifiuti a quelli traboccanti dai bidoni. Essendo però ministro, la sua dannosità dilaga sull' intera penisola dove mette becco per dire altri no.

 

MINACCE DI DIMISSIONI

Mi limito ai due che ricordo. Il gasdotto Tap (Trans adriatic pipeline) che approda in Puglia dal Mar Caspio e le trivellazioni sul fondale petrolifero tra Adriatico ed Egeo. Al Tap, Costa ha detto No appena insediato. Ma è stato messo a tacere dall' intero governo, poiché l'Italia è obbligata da un vincolo internazionale a dare l' okay alla struttura.

 

sergio costa e fulvio mamone capria

Considerandosi degradato da quella bocciatura, il generale ha piantato una grana sulle trivelle. Tre settimane fa, ha minacciato di dimettersi se il governo avesse dato il via a estrazioni, prospezioni, ecc. Ha così ottenuto di sospendere per un anno e mezzo, ogni decisione. L'impuntatura ha impantanato il settore. Sono in bilico minimo 20.000 maestranze e rischiamo la sparizione del giacimento dalla nostra parte dell' Adriatico. Infatti, le estrazioni sul lato croato continuano e, per il gioco dei vasi comunicati, i concorrenti finiranno per risucchiare anche il nostro petrolio.

 

Impareremo così a fare gli ecologisti a scapito dell'autonomia energetica e del costo della bolletta che, a furia di comprare all' estero, si aggira sui 40 miliardi l' anno. Come si sa, l'Italia produce energia solo per un quarto dei propri bisogni e gli italiani sborsano per luce e gas più di chiunque nell'Ue. Il generale invece lavora di fantasia e dice che saremo presto autonomi al 100 per 100 con le pale eoliche e i pannelli solari. Sappiamo già che credito dargli. Meraviglia che un militare abbia un così fanciullesco spirito nazionale e sperperi a cuor leggero riserve strategiche.

 

FIGLIO DEL VENTO

sergio costa

Più che il ministro, Costa fa l'ecologista. Tutelo - direbbe con orgoglio - gli interessi dell' umanità e non di un popolo solo. È generale di brigata ma si sente figlio del vento, amico del nibbio, del panda, dell' asfodelo. Seguace del sole e della pioggia. Nemico giurato del nucleare, dei tunnel, delle strade, del Dash. È in ansia continua per il buco dell' ozono, l' effetto serra, l'elettrosmog. Di notte, sogna il principio di precauzione.

 

Sessant'anni in aprile, Costa, dopo la laurea in scienze agrarie, è entrato, a 28 anni nella Guardia forestale (da un biennio assorbita dai Carabinieri con la riforma di Marianna Madia). Si è sempre aggirato nei dintorni della città natia, ottenendo comandi in Basilicata e in Campania. Tra 2016 e 2018, salì alla ribalta come coordinatore della lotta ai reati ambientali nella Terra dei fuochi. Ebbe il geniaccio di individuare le discariche abusive con i campi magnetici. I camorristi, infatti, coprivano l'accumulo inquinante con materiale ferroso.

 

 

Usando i geiger, l'astuto Costa ne ha scoperti 20 in 2 anni. Si fece gran fama tra i patiti della materia e attirò l'attenzione dei politici locali. «Diventando famoso», ha raccontato, «ho incontrato tutto l'arco costituzionale». Ma a conquistarlo fu Di Maio. Era infatti da tempo simpatizzante dei grillini per un'influenza esterna che è la chiave per capire il Nostro.

 

MENTORE E FARO POLITICO

il generale sergio costa

Da anni, faro politico di Costa è il verde Alfonso Pecoraro Scanio. Un uomo del passato che molti ricorderanno per l' infelice risata durante i funerali dei morti di Nassirya. Il salernitano Pecoraro è un ex ministro delle sinistre fritto misto. Fu all' Agricoltura col governo Amato II (2000-2001) e all'Ambiente col Prodi II (2006-2008).

 

In questo secondo dicastero, Pecoraro piazzò Costa nella segreteria. Da allora, i 2 - che sono coetanei - hanno mantenuto un'intesa di ferro tanto che ai No dell' uno riecheggiano quelli dell' altro. La sintonia ecologista si estende alla politica. Da tempo, infatti, Pecoraro è vicino ai grillini del Golfo di cui è al contempo seguace e ispiratore. Per influsso, ci è approdato anche il generale.

 

alfonso pecoraro scanio in versione pasticcere

GLI AMICI CAMPANI

Occupando oggi le stanze che furono del mentore, Costa ha incluso nel proprio staff alcuni suoi amici o aderenti alle di lui dottrine. La figura più di spicco è il napoletano Fulvio Mamone Capria, attuale capo della segreteria e presidente della Lipu (protezione uccelli). Dodici anni fa, all' Ambiente, Mamone Capria era segretario particolare di Pecoraro e collega di Costa che bazzicava le stesse stanze. Un' altra napoletana di idealità pecoraroscaniane è l'addetta stampa, Stefania Divertito, pure lei ecologista persa.

 

Tanto green che nel suo profilo scrive: «Caratteristica professionale, la tigna» che, come si sa, è una micosi, ossia un fungo, sia pure della cute. Gabriele Salari, infine, già redattore della rivista della Guardia forestale, è il consigliere per la «comunicazione ambientale». È stato anche portavoce di Greenpeace, acerrima nemica di Matteo Salvini. L' Ong accusa l' Italia dei morti in mare, definendoli «naufraghi di Stato». Questo il gruppo che attornia il ministro stellettato.

alfonso pecoraro scanio con i cannoli siciliani

 

RESIDUO DEL PASSATO

Le influenze di Pecoraro nel governo vanno oltre il ministero. Il sottosegretario alla Pari opportunità, Vincenzo Spadafora, attuale pupillo di Di Maio, si fece infatti le ossa nella segreteria dei Verdi quando Scanio li capeggiava. Forse i più giovani si chiedono: ma Pecoraro chi è? È il capostipite del fondamentalismo ecologista.

 

Ai tempi del suo ministero e a causa delle sue fisime anti termovalorizzatori, scoppiò una terribile crisi dei rifiuti tanto che in Parlamento fu presentata contro di lui una mozione di sfiducia individuale. Non fu messa ai voti perché Prodi fece fagotto prima. A suo modo simpatico, Alfonso non si faceva mai sfuggire l' occasione di mettersi in mostra.

Pure troppo. In visita a una stalla, si arrestò davanti a un toro e disse: «Bella mucca». Con tatto, gli fu chiarito lo scambio di bovino. Replicò piccato: «Non sono andato a vedere sotto al toro». Questo residuo del passato ispira il governo del cambiamento.

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