SI SCRIVE GABANELLI, SI LEGGE RODOTÀ – SI’, LO STESSO RODOTÀ CHE NEL 2011 GRILLO MISE TRA I “PENSIONATI D’ORO”

Marianna Rizzini per "il Foglio"

Esce il nome di Milena Gabanelli dalle Quirinarie a cinque stelle, nome in deroga all'odio grillino per la "casta" dei giornalisti, ma tutti nel M5s sono in attesa, fin dall'inizio, del suo "no, grazie" (Gabanelli intanto si definisce "commossa ma sopravvalutata", e pronta a dare la sua risposta "ai proponenti").

Quel nome è un "miracolo", dice Beppe Grillo comparso in video dal Friuli per lanciare a Pier Luigi Bersani una specie di palla avvelenata: "Vota Gabanelli e poi si vede", "sarebbe un inizio", "un segnale", "il primo passo" per fare qualcosa insieme, dice, buttando lì parole come "ineleggibilità" e "rimborsi", e soffiando sul "Kramer contro Kramer" che va in scena nel Pd: se "i giovani del Pd" hanno qualche buona idea "la votiamo", dice Grillo, mentre dai giovani del Pd, tipo Pippo Civati e Alessandra Moretti, giungono segnali distensivi.

Dice "non faccio battute", questo è "un consiglio", il Grillo dell'appello-ricatto a Bersani che comunque non resiste alla battuta su Antonio Di Pietro ("chissà come sarà contento" di vedere candidata al Quirinale la giornalista delle inchieste anti Idv).

E' l'altra faccia del Grillo furioso che, poche ore prima, da un'altra piazza friulana dove si era recato per dare manforte al candidato presidente della regione, Saverio Galluzzo, ribadiva agli astanti il concetto del "se volete il governo col Pd avete sbagliato voto", "la nostra bussola è la scomparsa dei partiti", il movimento "è un format che sta per essere esportato in Grecia e in Germania", "se falliamo noi arriva la ghigliottina".

Il nome di Milena Gabanelli è "bellissimo", dice anche Barbara Spinelli, ma è chiaro a tutti che si scrive Milena Gabanelli e si legge Stefano Rodotà, il nome-ombra che, agli occhi degli eletti grillini e dei sostenitori esterni del M5s, fa sognare il "colpaccio", così lo chiamano alcuni parlamentari a cinque stelle, vagheggiando lo scenario: una parte del Pd si fa tentare dal voto al professore dei "Beni comuni" (compreso il Teatro Valle Occupato, dove è stato ospite), sostenuto in queste ore da varie petizioni trasversali e "beautiful" dal mondo della cultura e delle professioni, e il M5s esce dall'angolo e dalle riunioni-fiume in cui impiccarsi a una linea (l'ultima ieri sera alle otto, argomento: che fare dal quarto scrutinio in poi).

Beppe Grillo si affaccia sulla diga del Vajont, incontra valligiani, affronta anziani attivisti che lo vorrebbero in tv e appare ringalluzzito dalla seconda vita del canovaccio "Tsunami tour", ribattezzato per la Venezia Giulia "Tour de force", ma intanto pensa a Roma e, con Gabanelli ancora ufficialmente in lizza, spinge senza indugio Rodotà, terzo classificato, dietro a un Gino Strada indisponibile, alle Quirinarie dei misteri (quanti hanno votato? quante preferenze per ognuno dei finalisti?).

Rodotà è "perfetto", dice Grillo definendo intanto Giuliano Amato "cassiere di Craxi" e "suicidio per il Pd". Non importa che nel 2011 Rodotà fosse finito in una lista nera di cosiddetti "pensionati d'oro" stilata proprio da Grillo sul blog di Grillo: "Questo sconcio è ormai intollerabile, per farvi venire la bile ecco qualche pensionato parlamentare eccellente", scriveva l'ex comico, elencando nomi e cifre: "Rosa Russo Iervolino: 9.947 euro, Nicola Mancino: 9.947, Pino Rauti: 9.387, Alfredo Reichlin: 9.947, Stefano Rodotà: 8.455, Vittorio Sgarbi: 8.455, Giuliano Urbani: 6.590, Walter Veltroni: 9.014". ù

Non importa neppure che Rodotà, candidato più politico degli altri, smentisca l'anatema del giorno prima di Gianroberto Casaleggio ("sarebbe meglio che il presidente della Repubblica fosse un non politico") - e tanto Casaleggio pareva più che altro pensare a Emma Bonino e a Romano Prodi, rispettivamente al sesto e all'ottavo posto del "televoto" on-line.

E a un certo punto l'insistenza di Grillo sui "giovani del Pd" buoni e sul resto del Pd cattivo si specchia nei dubbi democratici: c'è chi, come Davide Zoggia, continua a parlare di "ricerca di un nome ampiamente condiviso" e chi, come Alessandra Moretti, da "TeleQuirinale" su Repubblica.it, dice che è arrivato il momento di iniziare a discutere.

C'è tutto un mondo simpatizzante (per Grillo) ma non necessariamente grillino che guarda a Rodotà come al "candidato che può mettere in crisi il Pd", come dice il professore e intellò a cinque stelle Paolo Becchi, colui che due giorni fa invitava i grillini a "votare con la testa" (cioè: Rodotà subito). E Milena Gabanelli non faceva in tempo a dire "sono commossa" che da Twitter le giungevano dichiarazioni di stima, sì, ma pure inviti a restare al proprio posto a "Report".

 

Stefano Rodota Stefano RodotaBeppe Grillo milena gabanelli GINO STRADA BERSANI PRODI A MILANO bersani prodi

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)