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ROMANZO LITORALE - CASAPOUND AGO DELLA BILANCIA A OSTIA NEL BALLOTTAGGIO: “VOTI A GRILLO? È POSSIBILE” - IL LEADER DELLE TARTARUGHE NERE MARSELLA NON ESCLUDE LO “SGAMBETTO” AL CENTRODESTRA E RILANCIA: "ENTREREMO IN PARLAMENTO" - I RAPPORTI COL CLAN SPADA 

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Maria Egizia Fiaschetti per il Corriere della Sera

 

Il ballottaggio di Ostia, popoloso municipio del litorale romano, potrebbe essere deciso dai voti dell' estrema destra. Sa di aver intercettato il voto di protesta Luca Marsella, candidato di CasaPound sconfitto sì al primo turno ma forte di un risultato, il 9%, che rappresenta una crescita di sette punti in un anno e mezzo.

 

In controtendenza rispetto ai Cinque Stelle, che nel X Municipio perdono il 13% dopo il trionfo alle amministrative di giugno 2016. E al Pd che, penalizzato dallo scioglimento per mafia dell' ex giunta a trazione dem, si ferma al 14%. Un risultato che Marsella, in corsa assieme alla compagna capolista Carlotta Chiaraluce, definisce «eclatante». Consapevole di aver accantonato un tesoretto che, nella sfida tra Giuliana Di Pillo, favorita di Virginia Raggi, e la rivale Monica Picca di Fdi, potrebbe fare la differenza. E però il 33enne grafico che con il suo «sindacato popolare» ha moltiplicato i consensi, tra collette alimentari per famiglie bisognose e ronde antimigranti, smentisce che ci siano trattative in corso: «Non si è ancora sentito nessuno. Certo, se ci chiameranno risponderemo ma non faremo apparentamenti». Anche se poi, mentre si prepara a dare battaglia dai banchi dell' opposizione, lascia aperto uno spiraglio: «Devo confrontarmi con i vertici».

 

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Nelle geometrie variabili di un elettorato diviso tra astensionismo e antipolitica, verrebbe da pensare che i voti di CasaPound possano confluire nel centrodestra: «Non è così scontato. Quando erano loro ad amministrare non hanno sgomberato l' ex colonia Vittorio Emanuele (l' edificio sul lungomare diventato centro di accoglienza per migranti, ndr ).

 

Noi non peschiamo solo a destra o nelle roccaforti storiche del centrosinistra. È stato Beppe Grillo a dire che se fallisce il Movimento arriva CasaPound...». È possibile che i suoi sostenitori convergano su Di Pillo? «Se gran parte delle preferenze che loro hanno perso è andata a noi, vorrà dire qualcosa». Nel duello del 19 novembre, chi la spunterà?

«Credo sia una partita equilibrata ma il centrodestra non ha brillato. Alla fine potrebbe vincere il M5S». Lei è accusato di rapporti con il clan Spada, potente famiglia che controlla la periferia di Nuova Ostia: certe frequentazioni non la imbarazzano? «Sono attacchi a orologeria. La verità è che guadagniamo consensi anche in zone come Villaggio San Giorgio ad Acilia, l' Infernetto e il centro di Ostia. Se dipendesse solo dagli Spada bisognerebbe spiegare perché cresciamo anche in altri quartieri». Eppure c' è chi parla di endorsement. «Sono costruzioni dei giornali che invece di indebolirci ci fanno pubblicità. Noi siamo contro ogni forma di mafia».

 

 

marsella casapound

CASAPOUND: ENTREREMO IN PARLAMENTO

 

Federico Capurso per la Stampa

 

È ormai sera quando Simone Di Stefano si avvia a passo svelto, sotto la pioggia leggera, alla riunione con gli altri leader di CasaPound. «Entreremo in Parlamento», ripete con convinzione - forse anche a se stesso - mentre attraversa il quartiere multietnico dell' Esquilino, a Roma, dove si trova la sede nazionale del movimento neofascista. I caratteri littori scolpiti nel marmo bianco, sopra il portone, si stagliano sull' ingresso del palazzo: «CasaPound». E fa un effetto strano, mentre tutto intorno proliferano le plasticose insegne al neon dei negozi cinesi.

Monica Picca candidata centro destra

 

Ad essere spiazzante, più della scenografia, è però l' atmosfera elettrica che si respira all' interno della sede. L' euforia proviene dal voto di domenica a Ostia, il quartiere della Capitale che con i suoi 230 mila abitanti pesa quanto una città di medie dimensioni.

Lì, CasaPound ha sfiorato il 10% dei consensi. E quando tra due settimane le candidate del M5S e del centrodestra si sfideranno al ballottaggio, l' estrema destra potrebbe essere il vero ago della bilancia nella contesa. Il risultato, però, permette soprattutto di gettare uno sguardo oltre il litorale romano e pensare concretamente, per la prima volta, alle elezioni nazionali. Sul tavolo della riunione, con i vertici del partito, si dovrà parlare anche di questo.

 

CASAPOUND 1

«È finito il tempo degli zero virgola. E non è un caso se a Ostia siamo arrivati al 9,1%», sottolinea Di Stefano, che da vicepresidente del movimento ha seguito da vicino lo sviluppo della campagna elettorale del candidato Luca Marsella. «Noi, in quei quartieri, siamo presenti da anni, ogni giorno, mentre gli altri partiti non fanno nulla». I pacchi di pasta periodicamente regalati ai poveri, la lotta per «gli alloggi popolari agli italiani» e le feste per i bambini organizzate nelle zone più povere e abbandonate del litorale romano.

 

È anche questa, forse, la parziale spiegazione che permette di mettere a fuoco l' astensionismo dilagante che ha portato quasi due elettori su tre a disertare le urne. E, dall' altra parte, i primi risultati elettorali significativi per CasaPound. Nella sede romana sono tutti giovanissimi. Ragazzi che però sono usciti ormai da tempo dai licei, dove si iniziava l' attività politica con movimento giovanile del partito (Blocco studentesco), e oggi hanno diritto al voto. La crescita, nelle ultime tornate elettorali, è stata lenta ma diffusa sul territorio: il 7% a Bolzano, l' 8% a Lucca, e ancora il 5% a Todi e quasi il 7% a Lamezia Terme, sempre con un consigliere eletto. E nel bresciano, la settimana passata, un sindaco a fine mandato è passato nelle loro file.

 

Numeri, questi, che potrebbero permettere di scavalcare la soglia di sbarramento del 3% alle prossime elezioni. Di Stefano sorride al pensiero. «CasaPound correrà da sola», avverte.

CASAPOUND OSTIA

Anche perché, come per i Cinque stelle, gli altri partiti fanno ormai parte del sistema. «Tutt' al più, avremmo potuto costituire un fronte sovranista con Lega e Fdi, ma siamo incompatibili con Berlusconi e il suo Partito popolare europeo», spiega Di Stefano, affrettandosi però a lasciare uno spiraglio aperto: «Poi, nel caso di un governo di centrodestra, potremo sempre appoggiarlo su temi specifici».

 

Prima di arrivare alle politiche nazionali, però, si deve passare ancora dal ballottaggio di Ostia. Tra due settimane, infatti, CasaPound (che è fuori dai giochi) avrà la possibilità di dare un' indicazione al proprio elettorato, spostando gli equilibri tra M5S e centrodestra. Di Stefano, però, ci tiene a chiarire i dubbi nati nelle prime ore successive allo spoglio: «Se votassi a Ostia, il giorno del ballottaggio non mi muoverei di casa».

 

monica picca

Così come pronosticato, Ostia si conferma come un «voto d' avanguardia», capace di andare oltre i ristretti confini geografici e di lanciare segnali importanti alla politica nazionale. Il Movimento 5 stelle, d' un tratto, non è più l' unico contenitore della protesta e del voto anti-sistema. A Ostia i grillini hanno perso in un anno e mezzo 22 mila voti, dissipando quasi il 15% del loro consenso che portò al trionfo Virginia Raggi. Sul risultato pesa probabilmente in negativo il cosiddetto «effetto-Raggi», ma non può sfuggire la presenza di un' alternativa nuova nel bacino di voti dell' anti-sistema. Una contesa che assume, per ora, le proporzioni dello scontro tra Davide contro Golia. Laddove Golia, nelle idee di CasaPound, non rappresenta i Cinque stelle, ma l' astensionismo.

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raggi di pilloGiuliana Di PilloDi Pillo Giuliana Luca Marsella Casapound

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