teresa bellanova elena bonetti matteo renzi tommaso cerno

MINISTRE RISCALDATE – RONCONE: “DI FRONTE ALLE PROMESSE DI RENZI BELLANOVA E BONETTI AVREBBERO DOVUTO RICORDARSI DELL'ESPERIENZA VISSUTA DA TOMMASO CERNO: RENZI LO SPINSE AD ABBANDONARE UNA BRILLANTE CARRIERA GIORNALISTICA PROMETTENDOGLI CHE SAREBBE DIVENTATO SEGRETARIO DEL PD. ECCO: SE ORA INCONTRATE CERNO, EVITATE L'ARGOMENTO. E SOPRATTUTTO NON…”

Fabrizio Roncone per il “Corriere della Sera”

 

DAVIDE FARAONE MATTEO RENZI TERESA BELLANOVA MARIA ELENA BOSCHI

Si sono fidate del leader di Italia viva che aveva assicurato il rientro a Palazzo Chigi nel nuovo governo Sacrificate per far cadere Conte, i loro nomi sono spariti dal tavolo

Due donne di Italia viva hanno creduto a una promessa di Matteo Renzi. Si sono fidate. È abbastanza nota la velocità - chiamiamola così - con cui Renzi modifica, e talvolta ribalta, il proprio pensiero politico.

 

Quindi avergli detto sì, certo, va bene Matteo, facciamo come dici tu, rende queste due signore assolutamente speciali. Adesso concentratevi sullo sguardo di Teresa Bellanova (è lei una delle due signore in questione). Ignorate lui, il capo, e Davide Faraone e anche Maria Elena Boschi - sono a Montecitorio, tutti e quattro appena usciti dal colloquio con Roberto Fico.

 

MATTEO RENZI TERESA BELLANOVA MARIA ELENA BOSCHI

Lo sguardo della Bellanova. All'improvviso - mentre Renzi parla al microfono illustrando i contenuti dell'incontro - sopra la mascherina chirurgica di questa ex bracciante diventata formidabile sindacalista e poi addirittura ministro, si sprigiona un guizzo di inaspettata perplessità (in cui, però, si ha persino l'impressione di scorgere una certa ruvida ironia).

 

elena bonetti matteo renzi teresa bellanova 1

Dove ci starà portando, Matteo? Cos' ha in mente? Qual è il suo - vero - piano? Manterrà la promessa? Le grandi strategie politiche, in questo caso, cedono il passo a piccole, umane, e quindi molto comprensibili apprensioni private: perché Bellanova ed Elena Bonetti (che è l'altra della coppia) hanno ricevuto da Renzi la garanzia che, un giorno, e probabilmente molto presto, sarebbero tornate a Palazzo Chigi.

 

Però, intanto, dovete dimettervi. Seguì una drammatica conferenza stampa in cui Renzi parlò per oltre un'ora, spiegava le ragioni della clamorosa uscita di Iv dal governo, e poi s' interrogava e si rispondeva, e solo alla fine si ricordò di avere accanto anche loro due, Bellanova e Bonetti, in paziente attesa di poter annunciare che, effettivamente, stavano per rassegnare le rispettive dimissioni da ministro dell'Agricoltura e da ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia.

 

All'inizio, Bellanova non voleva saperne di lasciare il suo dicastero. D'istinto, di pancia: quell'ideona di Renzi non la convinceva. È una donna di 62 anni che della vita sa tutto, ha visto tutto. Quando ne aveva 14 usciva all'alba dalla sua casa di Ceglie Messapica e andava a raccogliere l'uva nelle campagne del brindisino. I caporali che urlano, le fitte alla schiena, una paga di pochi spiccioli.

matteo renzi teresa bellanova

 

Le riunioni sindacali sono il primo rifugio. La sezione del Pci, il luogo dove trova chi può prendersi cura di lei. L'Unità è il giornale dove non impara solo a leggere. Va a scuola fino alla terza media. «Ma non ne sono orgogliosa», dirà una sera a Lilli Gruber, su La7 . A trent' anni diventa dirigente della Cgil. Poi l'arrivo a Montecitorio: con i Ds, il Pd, finché non segue Renzi nella scissione. Ancora si sveglia alle 5.30. Alle 7.30 era già in ufficio, al ministero. Le piaceva.

bellanova

 

Pensava di poter fare bene, e del bene (pianse singhiozzando, in diretta tivù, parlando della regolarizzazione dei migranti). Aveva persino arricchito il guardaroba: un tailleur color alluminio Domopak, un abito di seta gialla a pois neri (alcuni leghisti, signorilmente, iniziarono a urlare nell'emiciclo di Palazzo Madama: «A/pe/ma/ia!»).

 

Comunque quando Renzi si mette in testa una cosa è dura per tutti. Puoi essere una rocciosa sindacalista.  O una sofisticata docente di Analisi Matematica alla Statale di Milano, come Bonetti. «Guardi, non faccio fatica ad ammetterlo: in quel ministero della Famiglia ho lasciato il cuore». Continui. «Le dimissioni non sono certo arrivate a cuor leggero». Renzi fu inflessibile. «Matteo sa che lì, al ministero, c'è un lavoro da terminare. Il Family Act, la riforma integrata delle politiche familiari, è stato approvato in Cdm e ha appena iniziato il percorso parlamentare».

 

elena bonetti e la pizza

Un carattere forte dentro un corpo minuto, 46 anni, cattolica. Bonetti uscì dal ministero dicendo: «Sono una boy-scout. Ho sempre lo zaino pronto». Poi, rivolgendosi al suo staff: «Speriamo di rivederci presto». Ecco, appunto. Adesso lei e Bellanova cercano di capire se fu giusto assecondare la mossa del capo. Quando sarà, quali saranno i nuovi ministri di Italia viva? Sui giornali e nei talk, girano voci poco rassicuranti. Boschi e Rosato, quasi certi.

 

E forse proprio anche lui, Renzi (Difesa o Interni, ma non più Esteri, dopo che l'altro giorno, in piena crisi, ha partecipato - ben pagato - a una conferenza in Arabia Saudita, regime teocratico che nega i diritti alle donne e prevede la pena di morte per gli omosessuali). Per incarichi da sottosegretario: Scalfarotto, Anzaldi e Giachetti. È che uno poi ci pensa sempre dopo.

 

TOMMASO CERNO

Ma Bellanova e Bonetti avrebbero dovuto ricordarsi dell'esperienza vissuta da Tommaso Cerno: Renzi lo spinse ad abbandonare una brillante carriera giornalistica promettendogli che, presto, sarebbe diventato segretario del Pd. Ecco: se ora incontrate Cerno, evitate l'argomento. E soprattutto non nominategli Renzi (Cerno è pure grosso).

TOMMASO CERNO E MATTEO RENZITOMMASO CERNOelena bonetti foto di bacco (3)TOMMASO CERNO MARIO CALABRESIelena bonetti mangia pizza TOMMASO CERNOroberto gualtieri teresa bellanova giuseppe conte roberto fico suonano il tamburosergio costa e teresa bellanova mangiano la pizzamatteo renzi teresa bellanova MATTEO SALVINI TOMMASO CERNO

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu pasdaran iran

DAGOREPORT - L’IRAN NON È IL VENEZUELA, E NEMMENO L’IRAQ: È UN PAESE STERMINATO CON 90 MILIONI DI ABITANTI. LE BOMBE SUI CAPOCCIONI CONTURBANTI DEGLI AYATOLLAH NON BASTERANNO PER UNA NUOVA RIVOLUZIONE: LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE NON È COMPOSTA DAI RAGAZZI CHE SCENDONO IN PIAZZA E SOGNANO DEMOCRAZIA E LIBERTÀ SESSUALE, MA È RELIGIOSA E TRADIZIONALISTA – LE QUESTIONI DA TENERE D’OCCHIO SONO TRE: 1) QUANTO CI VORRÀ PER NOMINARE LA NUOVA GUIDA SUPREMA? E CHI SARÀ?; 2) QUANTO POTRÀ RESISTERE L’IRAN? QUANTI MISSILI CI SONO ANCORA NELL’ARSENALE?; 3) QUANTO DURERANNO GLI EUROPEI CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E UN’INFLAZIONE CHE SVUOTERÀ ANCORA DI PIÙ LE TASCHE DEI CITTADINI, GIÀ SVENATI DA QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA?

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...