bindi conte schlein

“HO PROVATO FASTIDIO DAVANTI A CHI, A SPOGLIO DEL REFERENDUM ANCORA IN CORSO, SI È MESSO A PARLARE DI PRIMARIE” – ROSY BINDI AL VELENO CONTRO LA "TROPPO ASSERTIVA" ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE CHE “HA MESSO SUBITO IL CAPPELLO SULLA VITTORIA” - “ANCHE A SINISTRA SI È DIFFUSO IL VIRUS DELLA PERSONALIZZAZIONE” – L’EX MINISTRA STRONCA LE PRIMARIE (“RISCHIANO DI NON ESSERE UNO STRUMENTO DI PARTECIPAZIONE, MA UNO SCARICO DI RESPONSABILITÀ'') E INVOCA IL PAPA STRANIERO PER IL "CAMPOLARGO": “SERVE UN FEDERATORE AUTOREVOLE'' - LA BORDATA DELLA PIA ROSY ANCHE AL CANDIDATO CATTOLICO RUFFINI...

Francesca Schianchi per “la Stampa” - Estratti

 

rosy bindi

«L'ultima volta che ho visto tanta partecipazione e tanto entusiasmo è stata per il referendum del 2006». Era la proposta di legge costituzionale del centrodestra, bocciata pure quella volta: Rosy Bindi era in prima linea per il No, allora come oggi, testimonial del comitato contrario alla riforma Nordio.

 

«Vorrei sottolineare due sorprese: la destra per il No ben più numerosa della sinistra per il Sì di cui tanto si era parlato, e poi naturalmente l'impegno dei giovani», ci tiene a ricordare l'ex ministra fondatrice del Pd, che rilancia la richiesta al Parlamento di lavorare a una legge per i fuori sede. «All'inizio mi sembrava una strada in salita, ma a un certo punto ho cominciato a credere nella vittoria». 

ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE

 

E si aspettava le conseguenze che stiamo vedendo nel governo? 

«Le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè erano atti dovuti già da prima. Ma non vorrei che la reazione del governo si fermasse a una resa dei conti interna: spero che la premier colga la lezione del voto». 

 

Cioè? 

«Che la Costituzione non si tocca a colpi di maggioranza stravolgendone i principi. E che chi vince governa, ma non comanda. Per questo, mi aspetterei che ritirasse il premierato e la legge elettorale, che è un premierato mascherato». 

 

Si aspettava anche la reazione del centrosinistra, la proposta immediata di primarie? 

ROSY BINDI

«Ho provato un moto di fastidio davanti a chi, a spoglio ancora in corso, si è messo a parlare di primarie». 

 

Il leader dei Cinque stelle Giuseppe Conte. 

«Anche questa fretta dimostra che non si è capito il voto. Sovrapporre immediatamente il risultato al consenso all'opposizione e intestarsi la vittoria rischia di far imboccare una strada sbagliata». 

 

Vuole dire: attenzione, i No non sono tutti voti di partiti di centrosinistra? 

ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

«Voglio dire: abbiamo fatto una battaglia per difendere la Costituzione e, nemmeno il tempo di finire lo spoglio, ci metti il cappello sopra? I partiti hanno fatto la loro parte, ma abbiamo vinto soprattutto grazie ai comitati, all'impegno civico. E in primo luogo bisogna capire i motivi profondi del voto: la democrazia, la pace, i diritti, la libertà». 

 

Perché secondo lei è partita subito la proposta delle primarie? 

«Perché anche a sinistra si è diffuso il virus della personalizzazione. So bene che non si fa a meno di un leader, ma la tradizione delle forze di sinistra è quella della comunità che lo esprime, non della lotta per la leadership. Anche questa volta abbiamo vinto perché si è votato sulla Costituzione, non su una persona». 

 

Ma anche le primarie sono nella vostra tradizione. A parte il momento in cui sono state lanciate, restano una buona idea? 

ROSY BINDI

«Non fatte così. Non scarto certo lo strumento: sarebbe come smentire la mia storia politica degli ultimi trent'anni. Ma il referendum ha chiesto un'alternativa e ci vuole altro per costruirla». 

 

Perché? 

«Se ogni candidato va col proprio programma, si va nel senso esattamente opposto. Prima bisogna fare la fatica di chiarire le antinomie che conosciamo, a cominciare dalla politica internazionale». 

 

Ma anche Schlein e Conte dicono prima il programma. 

«E allora ci si siede attorno a un tavolo, si lavora e si dice al Paese: ci proponiamo per governare con questa visione. Siamo in grado di superare le divisioni, anche tra i nostri militanti ed elettori?». 

schlein fratoianni bonelli conte

 

Secondo lei? 

«Io penso di sì, ma ci vuole buona volontà. E forse il sostegno di un'autorevole personalità che accompagni il percorso». 

 

Intende un federatore o un papa straniero? 

«Non è una eventualità da escludere». 

 

Ha in mente qualcuno? 

«Sì ma non glielo dico». 

 

ROSY BINDI A L ARIA CHE TIRA

Secondo la segretaria del Pd Schlein però è finita l'epoca dei federatori. 

«A un anno dal voto, consiglierei di non essere troppo assertivi e rimanere aperti a qualunque soluzione». 

 

Insomma, sta dicendo: attenzione a non credere che i gazebo siano la bacchetta magica che risolve tutti i problemi. 

«Dico di più: buttate lì così, le primarie rischiano persino di smentire il dettato della Costituzione, quando parla di responsabilità della rappresentanza. Rischiano di non essere uno strumento di partecipazione, ma uno scarico di responsabilità». 

schlein fratoianni bonelli conte

 

Eppure c'è stato subito interesse: si è già candidato anche il centrista Ernesto Maria Ruffini. 

«Sono stata la prima a salutare positivamente il suo impegno per costruire una prospettiva moderata, ma mi dispiace che ora rinunci anche lui a fare quello che doveva per sposare la gara». 

 

Ma dopo il tavolo per il programma, quale pensa dovrebbe essere il percorso? 

«Se si trova l'accordo su un progetto e un programma, affinando anche la comunicazione per cui dalle tessere esca finalmente la percezione del mosaico, a quel punto non sarà lacerante l'individuazione del leader. In quel caso, non mi spaventerebbero le primarie». 

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