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SALA D’ATTESA – IL PREMIER CAZZARO ANCORA ALLE PRESE CON IL REBUS MILANO, DOVE PER LANCIARE IL PARTITO DELLA NAZIONE DEVE IMPORRE GIUSEPPE SALA – PISAPIPPA TENTA IL CONTROPIEDE E PORTA LA BALZANI A PALAZZO CHIGI

1 - SUL CASO SALA RENZI SI GIOCA IL FUTURO DEL CENTROSINISTRA

Stefano Folli per “la Repubblica

 

giuseppe sala giuseppe sala

Una vittoria del commissario all' Expo sarebbe una sconfitta per il progetto Pisapia e per il suo orizzonte politico. A Milano il paradosso che ruota intorno al caso Sala è ormai un crocevia decisivo per capire dove va il centrosinistra renziano. Altrove sono storie di ordinaria confusione politica, da Roma a Napoli: tutte figlie della progressiva perdita di identità del Partito Democratico a livello locale. Invece a Milano è in gioco una prospettiva politica; non solo una sconfitta d' immagine, sia pur molto grave, come sarebbe se a Roma sul Campidoglio salisse il candidato dei Cinque Stelle.

 

La differenza non è di poco conto e riporta ai momenti in cui lungo i Navigli tutto avveniva in anticipo rispetto al resto d' Italia, nel bene e nel male. Può accadere di nuovo? Forse sì, ma dipende dalla determinazione di Renzi e dalla sua capacità di vincere una partita complessa che non si può risolvere con una battuta via Internet. Senza dubbio il commissario all' Expo è il candidato più forte e più conosciuto in città, a parte il sindaco Pisapia che insiste nel non voler ricandidarsi.

 

RENZI SALARENZI SALA

Ma Sala è anche altro. È l' incarnazione del dirigente post-politico e di alto profilo tecnico, spogliato di ogni ideologia che non sia il senso civico e la volontà manageriale di portare a termine la missione del momento. Molto milanese, in questo.

 

Renziano, certo, ma in chiave del tutto pragmatica, solo perché il Renzi di oggi è il leader più idoneo a tenere alta la bandiera dell' efficienza. E infatti in passato Sala è stato altro: uno dei principali collaboratori di Letizia Moratti sulla base di analoghe premesse. E sempre nel segno di un connubio fra centrodestra e centrosinistra che in questa forma è possibile forse solo a Milano, ispirato alla filosofia e talvolta alla retorica del "fare".

 

BONO RENZI SALABONO RENZI SALA

Come candidato a Palazzo Marino, Sala non avrebbe rivali in città. Li ha invece nel Pd. E infatti è lì a tutt' oggi l' ostacolo da superare. Perché tutti hanno capito che la sua vittoria sarebbe un' altra palata di terra sul progetto "arancione" interpretato da Pisapia, il sindaco venuto dalla sinistra. Un progetto di cui peraltro resta poco, salvo un aspetto: l' idea che lo stesso Pisapia sia in potenza un anti-Renzi, la figura in grado di evocare un diverso orizzonte per il centrosinistra. Senza dubbio un orizzonte in cui non c' è il desiderio di sedurre l' elettorato di centrodestra in vista di rimescolare le carte. Per cui quando il commissario all' Expo afferma: "io non so nemmeno cosa sia il partito della nazione", la sua è una mezza verità.

corrado passera giovanna salza e la nonninacorrado passera giovanna salza e la nonnina

 

Non lo sa perché in effetti si tratta di una formula per iniziati, troppo pretenziosa e troppo vaga. Ma preferisce non saperlo anche perché Sala è un tecnico della concretezza, forse inconsapevole di simboleggiare una prospettiva tutta politica. Chi invece è consapevole della direzione di marcia, benché non sia sicuro di come arrivare a destinazione, è Renzi.

Che non può abbandonare l' ipotesi Sala.

 

Sarebbe più di una disfatta: sarebbe la prova che il "renzismo" vive solo a Palazzo Chigi, ma non si traduce in una formula di governo nelle città. E non è in grado di creare una classe dirigente.

GIUSEPPE SALA LETIZIA MORATTIGIUSEPPE SALA LETIZIA MORATTI

 

Di più. Sala sindaco di Milano offrirebbe la prova che i voti del centrodestra sono sulla via di trasmigrare nel contenitore del nuovo centrosinistra renziano, purché trovino candidati adatti a riceverli. Vorrebbe anche dire che i vecchi apparati del Pd ex-comunista sono proprio fuori gioco e che i nuovi quadri possono venire dall' esterno, anche dalla destra moderata, mescolando uomini e voti.

 

Difficile credere che Renzi possa rinunciare a tutto questo per dare via libera non a Pisapia, che si è tirato fuori, bensì a un nome indicato dal sindaco in nome della continuità, ma soprattutto per insabbiare l'operazione in corso. Sala è chiamato a fare comunque la gara, a costo di dar vita a una lista civica con il suo nome: ipotesi in ogni caso molto probabile perché utile ad attirare i voti dell' opinione di centro. Ma il tempo stringe e l' ora delle scelte si avvicina.

 

 

2 - MILANO, DALLE ACLI AGLI INDUSTRIALI ECCO LA LISTA CIVICA PER SALA

Oriana Liso per “la Repubblica

pisapiapisapia

 

«Io sono uno che ha sempre lavorato nella vita, arrivo dalla provincia. Sono altri quelli dei salotti snob...». Con tutte le patenti e gli esami del sangue che il centrosinistra gli sta facendo in queste settimane, il commissario Expo Giuseppe Sala sembra quasi divertirsi.

E ai suoi ricorda proprio le sue origini - è brianzolo di Varedo - come segno distintivo rispetto a chi, nello scontro ormai aperto per la successione di Giuliano Pisapia - lo accusa di essere un candidato buono per i salotti del potere o, peggio, per il centrodestra.

PISAPIA RENZIPISAPIA RENZI

 

Va avanti «a testa bassa e con molta serenità», costruendo un pezzo per volta quella che potrebbe essere la sua campagna elettorale.

 

Lo fa distillando idee per il futuro in ogni occasione pubblica: lo ha fatto la scorsa settimana, parlando di cambiamento (in contrapposizione alla continuità di Pisapia), di temi sociali. Lo farà domani, in un incontro con i rettori milanesi, parlando di giovani. Cercando, anche, di smarcarsi da quell' immagine del prescelto da Matteo Renzi per normalizzare l' anomalia arancione di Milano: per questo, i suoi sostenitori iniziano a pensare alle liste che dovrebbero sostenerlo.

 

FRANCESCA BALZANIFRANCESCA BALZANI

Liste civiche, certo, ma non contrapposte al Pd, che anzi vedrebbe di buon occhio l' operazione, perché andrebbero a intercettare non valanghe di voti, ma di sicuro mondi che non si riconoscono totalmente nel partito. E che sono mondi portatori di interessi diversi.

 

Da quello imprenditoriale - il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca ha già espresso il suo gradimento per Sala - all' area dell' università e della ricerca, fino ai patronati, alle Acli, a quel Terzo settore non schierato che nei sei mesi di Expo ha conosciuto il commissario dalla postazione di Cascina Triulza. Guardando a quegli elettori moderati che, se messi in crisi, potrebbero scegliere l'attivissimo Corrado Passera.

Ecco perché Sala punta su quella sua dimensione "popolare" - con molte virgolette - contrapposta a quella dei politici «che fanno strategie nelle cene e nei salotti».

 

FRANCESCA BALZANIFRANCESCA BALZANI

Ma la sua candidatura dovrà superare un ostacolo che, sin dall' inizio, ha occupato la sua strada, anche se soltanto nell' ultima settimana è diventato un macigno: la contrarietà di Giuliano Pisapia. Che, pubblicamente, ripete sempre che «Se Sala firma la Carta dei valori e mantiene l' impegno, ha il diritto di candidarsi alle primarie». Nei fatti, però, ha deciso di puntare sulla sua vice, Francesca Balzani, ex europarlamentare Pd, non renziana.

 

Domani il sindaco dovrebbe andare - l' incontro, fino a ieri sera, era confermato - con lei da Renzi, proprio per mettere tutte le carte sul tavolo. «Bisognerà capire se Pisapia farà una battaglia per vincere, impegnandosi ad assumersi la responsabilità del risultato finale, oppure se vuole perdere combattendo »: così, tra Palazzo Marino e la sede del Pd, fotografano la situazione.

andrea orlandoandrea orlando

 

A Renzi, in questi giorni, sono arrivate le lodi di Balzani dai ministri liguri (la vicesindaco è di Genova) Andrea Orlando e Roberta Pinotti, come dalla sua vice, Debora Serracchiani.

 

Ma il partito pro Sala - che va dai renziani ai bersaniani - sembra compatto. Renzi potrebbe così insistere sul nome del commissario, come uomo forte contro un centrodestra che cerca la rivincita. Mettendo, a quel punto, Pisapia davanti a una scelta, vestita da estrema mediazione: una sua ricandidatura ma per un mandato ridotto, magari fino al 2018, quando ci sarà la prima elezione diretta del sindaco della Città metropolitana. Per avere il tempo, intanto, di far crescere un altro candidato, questa volta "non divisivo".

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