salvini sardine

ANCHE NELLE MIGLIORI FAMIGLIE CI SONO GLI ''EUROINOMANI'' - SALVINI IMBARAZZATO DAI GOVERNATORI LEGHISTI E FILO-LEGHISTI (TOTI E CIRIO) CHE VOGLIONO DIRE SÌ AL MES, SPINTI DAL TESSUTO DEGLI IMPRENDITORI LOCALI CHE VEDONO LA CRISI E CHIEDONO AL GOVERNO DI PRENDERE QUALUNQUE AIUTO SIA DISPONIBILE - IL CAPITONE INSISTE: ''È UN RISCHIO PER I NOSTRI FIGLI''. MA L'ALA GIORGETTIANA HA MESSO IN MINORANZA NEL PARTITO I FAN DI BORGHI-BAGNAI

1 - SALVINI: IL MES? UN RISCHIO PER IL PAESE MA TRA I SUOI GOVERNATORI C'È CAUTELA

Marco Cremonesi per il “Corriere della Sera”

 

matteo salvini giovanni toti

Il Mes? «Un rischio per i nostri figli». Matteo Salvini non cambia idea, nemmeno nel caso di un Mes più leggero. Ospite di Lucia Annunziata a Mezz' ora in più , il segretario leghista resta convinto che il Meccanismo europeo di stabilità sia un' ipoteca sul futuro e apra la strada a scenari greci: «Il Mes è un trattato che prevede condizioni, sono soldi in prestito. Se uno non riesce ad adempiere, poi arriva la Troika». L' alternativa resta per Salvini quella di cui ha tante volte parlato, una forma di quantitative easing che lui chiama i «Buoni del tesoro esentasse». Spiega il segretario leghista: «Il Mes sono 37 miliardi. La Bce potrebbe garantire l' acquisto di titoli italiani per un ammontare quattro volte superiore, ma senza nessun tipo di condizionalità o di rischio».

salvini giorgetti

 

Il punto è che «noi non dobbiamo chiedere un aiutino come ultimi della classe perché gli italiani hanno versato 140 miliardi, non abbiamo bisogno dell' aiutino da spreconi, chiediamo di avere quello che ci spetta, senza condizioni». In caso contrario, «dal 2022 l' Italia rischia di essere la sorvegliata speciale, e qualcuno potrebbe imporre la patrimoniale».

 

Dalla maggioranza s' incarica della risposta il presidente dei senatori del Partito democratico, Andrea Marcucci: «Senso dello Stato e interesse nazionale ci portano naturalmente a dire sì al Mes per la nostra sanità. Savini e i sovranisti, che si oppongono, fanno una battaglia ideologica contro l' Europa, che non fa certo bene all' Italia».

 

matteo renzi con andrea marcucci 2

Eppure, a dispetto della contrarietà anche ieri ribadita, sembra che il leader leghista si sia reso conto che la battaglia contro il Mes non paghi. In fondo, nemmeno con i suoi elettori che, come spiega un salviniano, «si attendono cospicue iniezioni di denaro senza guardare troppo per il sottile». Gli stessi governatori leghisti, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, adottano tutte le cautele del caso, precisano che «bisogna vedere le condizioni», ma non sembrano pronti alle barricate. Allo stesso modo, il segretario leghista non sembra più contare sul ruolo di guastatore di Matteo Renzi in vista magari di un governo di salute nazionale con dentro tutti i partiti: «L' unica scelta dopo questo governo - dice - è dare la fiducia agli italiani.

 

giuseppe conte attilio fontana 1

Non penso ad altre soluzioni, esce Renzi ed entra tizio: o c' è un governo in grado di governare o si dà fiducia agli italiani.

Ma se c' è un ministro dimissionario ogni settimana, non vedo altri giochini di palazzo possibili».

 

 

2 - I GOVERNATORI TENTATI DAL FONDO E I LEGHISTI SPINGONO PER IL SÌ

Paolo Bracalini per “il Giornale”

 

fedriga

Sul tema Mes c' è una grossa differenza nella Lega tra la linea del leader Salvini e quella dei governatori, alle prese con i bilancio della sanità stravolti dall' emergenza Covid19. I 37 miliardi prestati dall' Europa per finanziare le spese sanitarie (dirette e indirette) farebbero comodo eccome agli amministratori perciò, nonostante la fedeltà piena al segretario federale, pure tra i presidenti leghisti ci sono delle aperture possibiliste, con toni molto diversi da quelli di Salvini secondo cui il prestito Ue «è un pericolo per i nostri figli».

 

Dai governatori non arriva invece un rifiuto a priori, tutto semmai dipende da cosa comporti l' accettazione dell' accordo. «Bisogna vedere quali sono le condizioni: se non ci sono condizioni, e ribadisco questo se, nessuno si può lamentare se vengono date delle risorse» dice Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, leghista.

Un approccio pragmatico che è comune a molti altri presidenti della Lega.

 

MASSIMILIANO FEDRIGA E MATTEO SALVINI

Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, vuole più chiarezza ma senza chiudere la porta al Mes: «Io non parlerei di trappola: oggettivamente però mi sembra che certezze non ce ne siano. E ho paura che all' interno di questa poca chiarezza si possa nascondere una fregatura». Sembra che anche Luca Zaia condivida un atteggiamento realista, il suo problema però è non alimentare l' idea di uno scontro al vertice per la leadership nella Lega, quindi il «Doge» sta ben attento a non invadere il campo del segretario sostenendo una linea diversa sul Mes.

ALBERTO CIRIO CON LA MASCHERINA

 

Zaia resta quindi molto prudente: «Non dobbiamo decidere noi. È una partita del governo. Ci sembra di capire che abbia condizionalità e vincoli. Ho visto che faranno una discussione in Parlamento, quindi ne capiremo ancora di più». Le diverse sensibilità sul Mes rispecchiano una linea di frattura che attraversa tutta la Lega, da una parte l' ala più euroscettica con Borghi e Bagnai, dall' altra quella più moderata impersonata da Giancarlo Giorgetti, numero due del partito.

 

La posizione dei governatori di centrodestra è riassumibile nel pragmatismo di Giovanni Toti, presidente delle Liguria: «Al mio paese si dice piuttosto che niente, meglio piuttosto, io sono per prenderlo il Mes», a condizione però che i miliardi messi così a disposizione siano spendibili in tempi ragionevoli, «nei prossimi 12-24 mesi», senza finire nelle sabbie mobili burocratiche, «chiedo al governo e al Parlamento di accettare il Mes accanto ad una legge che ci consenta di spenderlo» aggiunge quindi Toti. Posizione simile a quella del presidente del Piemonte, Alberto Cirio (Forza Italia).

 

goofy 7 alberto bagnai claudio borghi

Ma anche i ragionamenti che arrivano dai governatori di sinistra non sono differenti. «Dall' Europa mi aspetto davvero che vengano messe a disposizione risorse senza condizionalità. Se ci danno risorse senza condizionalità io le avrei prese ieri, non domani, perchè ne abbiamo bisogno a partire dalla sanità» dice il presidente dell' Emilia Romagna, Stefano Bonaccini (Pd), così come per Vincenzo De Luca, presidente dem della Campania, il problema non è se accettare o no il Mes, ma solo sul fatto che «non ci chiedano interessi su questi fondi, e che il rimborso sia dilazionato nel lungo termine. Altre cose mi sembrano cervellotiche o imbarazzanti dal punto di vista della non plausibilità». Scontato il sì del presidente della Regione Lazio, Nicola Zigaretti, leader del Pd.

borghi salvini bagnai

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