SANTA MARIA GODETTI! - LA RESPONSABILE DELLA COMUNITÀ CHE OSPITAVA RUBY: “MI DISSE CHE NON AVEVA AVUTO RAPPORTI CON BERLUSCONI. MA LE ALTRE RAGAZZE MI RACCONTARONO DEL BUNGA BUNGA, UNA DANZA CON TOCCAMENTI” - IL PATONZA LE DAVA SOLDI, L’AIUTAVA A OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO, E CHIAMÒ IL CAPO DI GABINETTO DELLA QUESTURA PER FAR CONSEGNARE LA MAROCCHINA ALLA MINETTI PRIMA ANCORA CHE LA POLIZIA L’AVESSE IDENTIFICATA…

1 - RUBY: CAPO COMUNITA', NEGO' RAPPORTI SESSUALI CON EX PREMIER
(ANSA)
- "Quando mi raccontò di essere stata ospite di una festa ad Arcore, mi negò di aver avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi". Lo ha detto in aula al processo Ruby, nel quale è imputato Berlusconi, Gigliola Graziani, l'ex responsabile della comunità di Genova che a partire dalla fine di giugno 2010 ha ospitato la giovane marocchina ancora minorenne. La signora, dopo aver spiegato che Ruby "si faceva bella" con le altre ragazze raccontando loro le sue conoscenze 'altolocate' "dicendo di essere stata una volta a una festa a casa di Berlusconi" e mostrando loro i "tantissimi vestiti griffati che aveva e i suoi gioielli", rispondendo a domanda precisa ha riferito che la giovane marocchina ha negato di avere avuto rapporti sessuali con l'ex premier.

Ha aggiunto però che le altre giovani ospiti della comunità le avevano riferito, quando ormai Ruby se ne era andata, che la minorenne marocchina aveva parlato di "bunga bunga" e cioé "di una danza con toccamenti. Le ragazze - ha proseguito la donna - mi dissero che lo fece a casa di Berlusconi".

2 - EX CAPO COMUNITA',MI DISSE DI SOLDI DATI DA BERLUSCONI
(ANSA)
- "Una volta Ruby mi disse che Silvio Berlusconi l'aveva aiutata dandole dei soldi perché non sapeva più come andare avanti". Lo ha spiegato in aula, al processo sul caso Ruby nel quale è imputato l'ex premier, Gigliola Graziani, la ex titolare della comunità di Genova che a partire dal 30 giugno 2010 ha ospitato la ragazza fino a quando è diventata maggiorenne.

La donna ha raccontato delle molte 'fughe' di Ruby dalla struttura e che "quando tornava aveva tanti soldi. L'ho saputo dalle ragazze perché si faceva bella mostrando loro il denaro. Una volta è stata fermata dalla polizia e le avevano trovato addosso 5 mila euro". Gigliola Graziani ha poi ribadito che la giovane aveva "tantissimi vestiti griffati e tanti gioielli". Gioielli che sono stati poi 'inventariati' anche dai carabinieri come ad esempio "una collana con perle molto grosse che, come aveva detto Ruby, le aveva regalato Berlusconi che chiamava 'papi'. Lei credeva che le perle fossero vere ma invece era tutta paccottaglia".

3 - EX CAPO COMUNITA',DISSE BERLUSCONI AIUTO' PER DOCUMENTI
(ANSA)
- "Mi disse che Berlusconi cercava di farle avere i documenti, che la avrebbe aiutata per avere il permesso di soggiorno". E' uno dei passaggi della testimonianza resa oggi al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi di Gigliola Graziani, ex responsabile della comunità di Genova che a partire dal 30 giugno del 2010 ha ospitato la giovane marocchina fino a quando è diventata maggiorenne. La donna nel rispondere alle domande ha anche spiegato che Ruby non ha mai fatto riferimento alla sua 'parentela' con Mubarak che poi si è rivelata essere falsa.

La donna ha invece raccontato che la giovane si vantava con le altre ragazze di conoscere persone importanti tra cui la ex moglie di Fabrizio Corona, Nina Moric e il figlioletto e anche una serie di calciatori. Riguardo al "molto denaro" che la ragazza, a dire della ex responsabile della comunità, aveva in tasca, "mi disse che la famiglia Mora teneva i suoi soldi". Gigliola Graziani ha anche spiegato di aver saputo che Ruby affermava sempre "di essere più grande" rispetto alla sua vera età.

4 - RUBY: PROCESSO A MORA-FEDE-MINETTI RESTA A MILANO
(ANSA)
- Il processo sul caso Ruby che vede imputati Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, resta a Milano. Oggi, infatti, i giudici della quinta sezione penale, hanno respinto tutte le eccezioni delle difese, tra cui quella che indicava come competenti o il tribunale di Messina, città dove si è svolto l'ormai noto concorso di bellezza del settembre 2009 a cui partecipò la minorenne marocchina, o in via subordinata il tribunale di Monza, perché ad Arcore sarebbero avvenuti i presunti festini.

Stamani, all'inizio dell'udienza, alla quale è presente solo una delle cinque ragazze che sono parti civili contro gli imputati, ossia la modella marocchina Imane Fadil, il presidente del collegio Annamaria Gatto ha letto l'ordinanza con cui ha respinto tutte le questioni poste dalle difese. Le difese hanno anche preso atto del provvedimento del presidente del tribunale Livio Pomodoro, depositato già nei giorni scorsi, con cui era stata respinta la richiesta dei difensori di riunire il processo ai tre imputati con quello a carico di Silvio Berlusconi, che si svolge sempre oggi in contemporanea. Il collegio ha ritenute infondate le eccezioni sulla nullità dell'avviso di chiusura delle indagini e di altri atti, sollevate dalle difese che lamentavano il mancato deposito di alcuni documenti e anche la parziale secretazione dei verbali di Ruby.

"Con la secretazione - ha spiegato il giudice Gatto - l'accusa ha interesse a salvaguardare eventuali altri sviluppi investigativi e altri filoni di indagine e il diritto alla riservatezza delle persone citate". In più, "le dichiarazioni di Ruby sono solo uno degli innumerevoli elementi prodotti dall'accusa". Per quanto riguarda la questione dell'incompetenza territoriale dei giudici milanesi, il giudice Gatta ha spiegato che "in questa fase" il collegio deve basarsi solo sul capo d'imputazione e non può valutare nel merito le condotte avvenute nel settembre 2009 nel corso del concorso di bellezza a Messina. Quindi, e in sostanza, i giudici si debbono basare sulla ricostruzione dell'accusa che indica che le condotte di induzione alla prostituzione si sono realizzate a Milano.

5 - AGENTE PS, OSTUNI CHIEDEVA ACCELERARE RILASCIO
(ANSA)
- Il capo di gabinetto Pietro Ostuni "chiedeva di accelerare le pratiche per il rilascio" di Ruby la notte in cui la giovane marocchina venne trattenuta in questura per via di un furto. E' questo un passaggio della testimonianza resa dall'agente Marco Landolfi al processo sul Rubygate in cui è imputato Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. Landolfi, uno dei poliziotti che tra il 27 e il 28 maggio dell'anno scorso si occuparono della minorenne, ha raccontato che quando già si trovava negli uffici di via Fatebenefratelli per le pratica di fotosegnalazione della minorenne, il commissario capo Giorgia Iafrate lo chiamò per dirgli che la ragazza non doveva "essere fotosegnalata" ma bensì "lasciata andare".

E questo perché aveva ricevuto una telefonata di Pietro Ostuni che a sua volta era stato contattato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che indicava la ragazza come la nipote dell'allora presidente egiziano Mubarak. Quella sera, ha proseguito Landolfi, prima di avvisare il pm minorile Annamaria Fiorillo che in precedenza aveva disposto che Ruby dovesse essere fotosegnalata e collocata in una comunità o altrimenti trattenuta in questura, "la dottoressa Iafrate riceveva in continuazione telefonate da Ostuni che chiedeva di accelerare le pratiche del rilascio poiché alla Presidenza del Consiglio aveva già detto che era stata rilasciata", mentre invece la giovane era ancora negli uffici per gli accertamenti.

"La dottoressa Iafrate era molto agitata - ha precisato Landolfi -. Andava avanti e indietro, si alzava per andare verso la ragazza... Il questore non fu avvisato di quanto stava accadendo".


6 - RUBY: AGENTE PS, AFFIDATA A MINETTI PRIMA DI AVERE DOCUMENTI
(ANSA) -
Ruby la notte in cui venne trattenuta in questura per via di un furto venne affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti prima che si fosse recuperata, come aveva disposto il pm minorile Annamaria Fiorillo peraltro contraria al rilascio della giovane, una copia dei suoi documenti di identità. Lo ha affermato l'agente Marco Landolfi durante la sua deposizione in aula al processo Ruby nel quale è imputato Silvio Berlusconi. Il poliziotto ha raccontato, prima che Ruby fosse consegnata a Nicole Minetti che si era qualificata come "consigliere ministeriale regionale presso la presidenza del consiglio dei ministri", di aver ricevuto disposizioni dal commissario capo Giorgia Iafrate, la quale a sua volta aveva contatto il pm minorile Annamaria Fiorillo, di affidare la giovane "previo il recupero dei documenti di identità".

Ma invece, come risulta dalle carte e come è stato riaffermato in aula, il verbale di affidamento alla consigliera regionale, ora imputata in un altro processo, è stato stilato alle due di notte mentre i documenti di identità sono arrivati il giorno dopo. E rispondendo alla domanda del pm Antonio Sangermano se non gli fosse venuto qualche dubbio sulla parentela della marocchina con l'ex presidente egiziano, Landolfi ha risposto: "Ho dato per certo che i superiori o la dottoressa Iafrate avessero accertato l'effettiva parentela con Mubarak". Landolfi peraltro ha affermato di aver anche lui parlato, prima di Giorgia Iafrate, con il pm minorile il quale "non era d'accordo" a rilasciare Ruby. E ha specificato che dopo la sua telefonata il magistrato è stato contattato dal commissario capo Iafrate. In seguito a quella chiamata sono arrivate "nuove disposizioni".

7 - MINETTI-MORA-FEDE; PM E DIFESE 'NO A TV IN AULA'
(ANSA) -
L'accusa e le difese sono contrari alle riprese televisive nel processo sul caso Ruby, a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, mentre le parti civili, che rappresentano cinque ragazze che sarebbero state presenti ad alcune serate nella villa dell'ex premier Berlusconi, si sono rimesse sul punto alla valutazione dei giudici, che decideranno nella prossima udienza, fissata per il prossimo 2 marzo. Oggi i lavori d'aula si sono conclusi in breve tempo e i giudici hanno ridotto il calendario delle udienze già fissate.

 

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