OBAMA, QUANTO CI COSTI – CON LE SANZIONI L’INTERSCAMBIO TRA ITALIA E RUSSIA È CROLLATO DI UN QUARTO ALL’INIZIO DEL 2015 – FEDERALIMENTARE DENUNCIA UN CROLLO DELL’EXPORT DEL 46,3% E IL PERICOLO CHE I RUSSI PERDANO IL GUSTO PER IL CIBO ITALIANO

Fabrizio Dragosei per il “Corriere della Sera”

 

matteo renzi vladimir putin expomatteo renzi vladimir putin expo

Vladimir Putin parla dei mancati investimenti di aziende italiane in Russia e fa capire che a causa delle sanzioni e delle contro-sanzioni i nostri imprenditori hanno perso più di un miliardo di euro. Parole che lasciano il segno durante la sua visita all’Expo, visto che il problema dei rapporti commerciali con quello che era uno dei Paesi più promettenti per noi è molto sentito. 


Le esportazioni sono scese a picco, l’interscambio rallenta, gli investimenti languono. Il presidente russo, evitando di riaccendere vecchie polemiche, si richiama alle «ben note ragioni» per quello che sta succedendo. E tutti, naturalmente, pensano alle limitazioni economiche e valutarie imposte dall’Europa assieme agli Stati Uniti e al blocco dell’importazione di alcuni prodotti deciso da Mosca come rappresaglia. Ma le sanzioni, in realtà, hanno una responsabilità limitata nel calo dell’interscambio, come dimostrano i dati forniti da organismi bilaterali e dalle dogane russe. 

RENZI E PUTINRENZI E PUTIN


Il Paese è, soprattutto, in mezzo a una profonda crisi economica: ha rallentato, ha visto salire l’inflazione e perdere valore il rublo. Non quella «profonda recessione» di cui ha parlato Barack Obama alla fine del G7 tedesco, ma certamente una inversione di tendenza molto seria rispetto agli anni di continua crescita alla quale Putin aveva abituato i russi. Il Prodotto interno nel 2014 è salito appena dello 0,6 per cento con un prezzo del petrolio in picchiata. Ma quest’anno le previsioni ufficiali parlano di un -3 per cento. 
Con il rublo in difficoltà, l’inflazione è salita all’11,4 per cento nel 2014 e arriverà al 12,2 nel 2015 (se non oltre). 

RENZI E PUTIN RENZI E PUTIN


E questo, naturalmente, frena le importazioni, come hanno osservato con grande preoccupazione i nostri imprenditori. Il 2014 è stato difficile, ma l’andamento dei primi mesi di quest’anno dimostrano che la situazione può peggiorare ulteriormente. L’interscambio tra Italia e Russia è sceso l’anno scorso del 10 per cento, passando da 53,8 a 48,4 miliardi. Ma all’inizio del 2015 è crollato di un quarto. Solo in parte, come abbiamo visto, a causa delle sanzioni. Sono scesi di molto gli acquisti di gas russo (non sottoposto a sanzioni), a causa del rallentamento dell’attività economica in Europa e dell’inverno poco rigido.

 

Sono calate le nostre esportazioni in parecchi settori non sottoposti a contro-sanzioni. Ad esempio, i mezzi di trasporto, la meccanica, la chimica e l’industria farmaceutica. 

la piazza rossa di moscala piazza rossa di mosca


Colpito il reparto agroalimentare, sia dalla crisi che dalle misure «politiche». Nel 2014 il settore ha perso il 6 per cento, in massima parte a causa della crisi economica russa. Nei primi due mesi del 2015 la Federalimentare denuncia un crollo dell’export del 46,3 per cento che può essere parzialmente imputato alle contro-sanzioni russe che Mosca, peraltro, potrebbe ovviamente annullare unilateralmente in qualsiasi momento. In meno di un anno, le nostre imprese hanno perso 165 milioni di euro, denuncia l’associazione di settore. E, aggiunge, la cosa importante è che se ne va quell’abitudine al «gusto italiano» che i russi stavano prendendo. Insomma, perdiamo terreno a favore di altri. 

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Ma è proprio così? Ha ragione Putin quando sostiene che quello che gli italiani non realizzano potrebbe andare ad altri? Di nuovo, la verità è nel mezzo. Un po’ di quote di mercato se ne vanno, ma non in maniera drammatica. 


Nel 2014 l’Italia ha perso quasi un miliardo di esportazioni, la Germania ne ha persi quasi tre, Giappone e Francia quasi due. Ma anche la Cina ha perso un miliardo e mezzo di export. La nostra quota di mercato è scesa dal 4,6 al 4,5 per cento. Hanno aumentato la loro e il totale delle esportazioni verso la Russia gli Stati Uniti, che pure applicano sanzioni come l’Europa. Ma loro vendono ai russi prodotti che in buona parte sono diversi dai nostri (ad esempio: telefoni, tablet e computer). 


Un caso a parte è l’Olanda che, per quanto piccola, occupa il secondo posto dopo la Cina nella tabella dell’interscambio. Si tratta, però, in buona parte di aziende russe registrate ad Amsterdam che, quindi, fanno registrare movimenti «esteri» che tali sono solo sulla carta. 

BORSA 
MOSCA 
BORSA MOSCA


Un problema serio è quello degli investimenti diretti in Russia e delle iniziative comuni. Noi italiani eravamo indietro rispetto ad altri Paesi, ma negli ultimi anni ci siamo imbarcati in numerosissimi progetti. Non solo Eni ed Enel, i due colossi energetici, ma anche Pirelli, Finmeccanica, Danieli e tanti altri. Ma con la recessione, il mercato interno ha smesso di essere così interessante. Si stanno salvando le aziende che hanno approfittato del basso costo del lavoro russo (in alcuni casi inferiore a quello cinese) per vendere in Paesi europei quello che viene prodotto in Russia. È il caso, ad esempio, della Pirelli. 

a mosca tutti con le magliette di  putina mosca tutti con le magliette di putin


E le prospettive non sono rosee, come dimostrano anche i dati russi sulla fuga dei capitali. Nel 2014 se ne sono andati oltreconfine 151 miliardi di dollari. Quest’anno le autorità prevedono che usciranno 115 miliardi, ma il dato reale potrebbe essere assai più alto. È un segnale importante di scarsa fiducia, come quello che viene dal numero dei russi che vanno all’estero. Mentre i turisti (che in Italia avevano speso l’anno scorso un miliardo) calano, salgono coloro che emigrano: scienziati, economisti, studenti, imprenditori. E questo è un dato che forse preoccupa Putin più delle stesse sanzioni. 
 

 

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