sala atto di nascita con due padri gay

SAPORE DI SALA - NO DEL SINDACO DI MILANO A DUE PADRI GAY. E LORO: "PERCHÉ SOLO LE MADRI?" - LE BIMBE, NATE NEGLI USA, COSÌ NON HANNO GENITORI NEL NOSTRO PAESE NÉ LA CITTADINANZA ITALIANA - IL COMUNE: "ASPETTIAMO LA CASSAZIONE"

Elena Tebano per www.corriere.it

 

beppe sala al gaypride 2018

Il Comune di Milano si è rifiutato di riconoscere un atto di nascita con due padri gay, dopo che a giugno il sindaco Beppe Sala in persona, con una cerimonia pubblica, aveva scelto di registrare come genitori a pieno titolo alcune coppie di donne lesbiche. Da allora sono proseguite le registrazioni all’anagrafe delle madri omosessuali, mentre l’amministrazione ha bloccato quella dei papà, che pure in passato aveva fatto. Le due gemelline, nate a dicembre scorso negli Stati Uniti con la gestazione per altri, rimangono così in una sorta di limbo giuridico-amministrativo: «Mentre sul loro passaporto americano sono registrate come figlie sia mie che di mio marito, in Italia non hanno genitori» spiega uno dei papà, un professionista 40enne che ha chiesto di rimanere anonimo per proteggere l’identità delle figlie dal dibattito pubblico.

 

La conseguenza è che le bimbe non solo non sono cittadine italiane, nonostante siano figlie di due italiani, ma hanno difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria e agli asili nido. «Quando abbiamo fatto richiesta al Comune eravamo fiduciosi che la nostra famiglia sarebbe stata riconosciuta, visto la presa di posizione pubblica del sindaco e i precedenti che riguardavano altre coppie, anche di uomini — dice il papà, che è assistito dagli avvocati di Rete Lenford Manuel Girola e Giacomo Cardaci—. Questo rifiuto ci ha riempito di amarezza. Soprattutto, non riusciamo a spiegarcelo: perché le madri sì e noi no?»

gemelline milano

 

«Significa che il Comune di Milano considera noi padri dei genitori di serie B, meno genitori degli altri?» si chiede ora. A giugno, il sindaco Sala davanti a telecamere e fotografi aveva infatti corretto gli atti di nascita di bambini nati in Italia da coppie di donne grazie alla fecondazione eterologa, un gesto molto più impegnativo, sia dal punto di vista politico che formale, di trascrivere un certificato di nascita estero già redatto. «Siamo felici che nella nostra città siamo tutti uguali» aveva affermato in quell’occasione Sala, che come altri primi cittadini italiani con la sua scelta si era nettamente contrapposto al governo. «Ho sentito il presidente del Consiglio Conte dire che è fiero di essere populista — aveva aggiunto il sindaco —. Io sono fiero di rappresentare Milano che vuole essere una città contemporanea, che riconosce i diritti di tutti».

sala

 

Adesso invece, lontano dagli obiettivi, l’ufficiale di stato civile ha firmato a nome del Comune il rifiuto alla semplice trascrizione, spiegando che «il Ministero dell’Interno non si è ancora espresso sulla tematica oggetto delle istanze di trascrizione degli atti di nascita con paternità omosessuale e ha invece interessato l’Avvocatura di Stato». Eppure nei primi mesi dell’anno, ancora prima della cerimonia di giugno, il Comune aveva riconosciuto i figli di almeno due coppie di padri gay milanesi (anche loro divenuti genitori grazie alla gestazione per altri all’estero). Non solo, gli altri Comuni che come Milano hanno registrato i bambini nati dalle coppie di genitori dello stesso sesso in base alla legge 40 sulla fecondazione eterologa, hanno riconosciuto anche i padri: è successo a Torino (la prima città a inaugurare questo tipo di procedimenti), Palermo, Bologna, Firenze, Napoli, Catania e Mel (Belluno).

 

beppe sala al gaypride 2018

«Non capiamo il perché di questo cambio di rotta — dicono adesso i papà delle due gemelline — speriamo che il Comune e il sindaco tornino sui loro passi». Loro sono decisi ad andare avanti per tutelarle, e sono pronti a fare istanza alla magistratura. «Sui diritti dei bambini non dovrebbero esserci tentennamenti, mentre il Comune di Milano finora li ha lasciati orfani e stranieri in patria» commentano i legali della coppia, Manuel Girola e Giacomo Cardaci. Intanto a novembre su un caso di trascrizione degli atti esteri con due papà (quello deciso dalla Corte di Appello di Trento nel 2017 con un’ordinanza che ha fatto scuola) si pronuncerà anche la Corte di Cassazione.

 

«Il Comune di Milano è in attesa del pronunciamento delle Sezioni unite della Corte di Cassazione, alle quali la Prima sezione della stessa Corte si è rivolta per il caso di due padri di Trento - replica adesso l’amministrazione milanese -. Fino a quel momento, in assenza di certezza giuridica e di fronte ad interpretazioni differenti, nessuna trascrizione di questo tipo potrà essere accolta». Il Comune spiega di avere, nel caso specifico, «proposto alla coppia di procedere con il riconoscimento dei figli da parte di un solo genitore , salvo poi integrare dopo la citata sentenza in caso di esito favorevole». Una soluzione respinta però dalla coppia, che non vuole far perdere ai figli uno dei due genitori e dover scegliere quale dei due padri debba rinunciare al legame legale con le bambine.

beppe sala al gaypride 2018

 

 

 

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