francesco milleri gaetano caltagirone philippe donnet luigi lovaglio giuseppe castagna generali

LO SCONFITTO DAL RISIKO BANCARIO È DIVENTATO IL VINCITORE – L’AD DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, RESTERÀ SERENAMENTE AL TIMONE DEL LEONE DI TRIESTE PER DUE ANNI: L’INCHIESTA SULLA SCALATA A MEDIOBANCA (INDAGATI LOVAGLIO, CALTAGIRONE E MILLERI) FRENA LA PARTITA DELLA SUA SUCCESSIONE. ORA GLI SFORZI DI MANAGER E AZIONISTI SONO TUTTI CONCENTRATI SUL RINNOVO DELLA GOVERNANCE DI MPS E BANCO BPM. NON ESSENDO DONNET IN SCADENZA, LE CANDIDATURE ALLA SUA SUCCESSIONE SONO CONGELATE – LO SCAZZO LOVAGLIO-CALTAGIRONE E LE MOSSE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOL SULL’EX POPOLARE DI MILANO

Estratto dell’articolo di Giuliano Balestreri per “la Stampa”

 

giuseppe castagna - banco bpm

Il risiko bancario entra nel vivo del suo secondo tempo e lo fa con una sequenza di appuntamenti che, tra fine gennaio e l'inizio della stagione assembleare, può ridisegnare equilibri, alleanze e rapporti di forza dell'intero sistema.

 

[…] Il primo snodo è fissato per domani 20 gennaio, quando si riunirà il consiglio di amministrazione di Banco Bpm per avviare formalmente l'iter di costruzione della lista per il rinnovo del board. Un passaggio che, sulla carta, appare procedurale, ma che nei fatti si inserisce in una partita molto più ampia […].

 

BANCO BPM - CREDIT AGRICOLE

A pesare sul destino di Banco Bpm è il ruolo di Crédit Agricole, che ha appena ottenuto dalla Bce il via libera a salire oltre il 20% del capitale, a condizione però di rinunciare al controllo diretto della governance e con un tetto massimo all'indicazione dei consiglieri di minoranza.

 

Un semaforo verde che rafforza il gruppo francese come azionista di riferimento, ma che al tempo stesso ne delimita il perimetro d'azione.

 

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

Agricole potrà contare, ma non comandare. Un equilibrio sottile, destinato a riflettersi tanto nella composizione della futura lista del cda quanto nelle scelte strategiche dell'istituto guidato da Giuseppe Castagna, chiamato a tenere insieme soci, mercato e vigilanza.

 

Senza dimenticare il ruolo del governo che ha imposto un duro Golden power a Unicredit nella tentata scalata a Bpm, ma che sul ruolo dei francesi non si esprime.

 

Di certo, da Parigi avranno voce in capitolo sulle prossime mosse del consolidamento bancario italiano.

 

luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli

Due giorni dopo, il 22 gennaio, i riflettori si sposteranno su Monte dei Paschi di Siena, dove il clima è ancora più teso. Luigi Lovaglio […] rischia ora di ritrovarsi in minoranza in vista delle prossime scadenze assembleari.

[…]

 

A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che il comitato nomine di Mps si è espresso contro la conferma di Lovaglio nella lista per il nuovo consiglio di amministrazione. Un segnale politico forte, che va ben oltre la valutazione del manager e che apre una frattura evidente tra chi rivendica i risultati industriali ottenuti e chi guarda con crescente preoccupazione agli equilibri futuri della banca.

 

MONTE DEI PASCHI DI SIENA

La posizione del comitato, pur non essendo formalmente vincolante, pesa e contribuisce a isolare l'ad in una fase cruciale.

 

La partita di Mps si intreccia direttamente con quella di Banco Bpm, che è azionista del Monte con il 3,7%: una partecipazione non irrilevante, che rafforza l'idea di un dialogo sotterraneo tra Siena e Piazza Meda, mentre il sistema osserva possibili incastri futuri.

 

In questo contesto, la governance diventa il vero terreno di confronto, più ancora delle strategie industriali.

 

GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

Su questo scenario aleggia l'ombra di Unicredit. La banca guidata da Andrea Orcel ha smentito di essere interessata a Mps che però secondo gli analisti una mossa strategica interessante.

 

Vorrebbe dire aprire nuovi canali distributivi e al tempo stesso acquisire una leva indiretta su Generali, snodo centrale del capitalismo finanziario italiano.

 

Certo una mossa del genere rischierebbe di incontrare le resistenze di Intesa Sanpaolo, poco incline a vedere rafforzarsi ulteriormente il principale concorrente. E finora osservatore silenzioso del risiko bancario.

 

philippe donnet agorai innovation hub

E proprio Generali resta, per ora, sullo sfondo. L'ad Philippe Donnet, che non ha mai avuto rapporti idilliaci con i nuovi grandi azionisti del Leone, può guardare ai prossimi mesi con relativa tranquillità.

 

Confermato alla guida del Leone ad aprile dello scorso anno fino all'approvazione del bilancio 2027 era dato in uscita alla fine dello scorso anno. Poi l'inchiesta della procura sulla scalata a Mediobanca – che vede indagati l'ad di Mps Luigi Lovaglio, il gruppo Caltagirone e Delfin – ha frenato tutto.

 

E adesso gli sforzi di manager e azionisti sono tutti concentrati su Mps e Banco Bpm. Di conseguenza, non essendo in scadenza, cadono automaticamente tutte le ipotetiche candidature alla sua successione, congelate in attesa che il quadro bancario trovi un nuovo assetto.

CREDIT AGRICOLE

 

Il secondo tempo del risiko è dunque appena iniziato. Nelle prossime settimane più delle mosse ufficiali conteranno gli equilibri informali, le alleanze trasversali e la capacità degli attori di muoversi tra regole europee, interessi nazionali e ambizioni personali. Il finale è ancora tutto da scrivere, ma il ritmo della partita è già salito.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MEDIOBANCA andrea orcel commissione banche foto lapresse francesco gaetano caltagirone - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FRANK FEDERIGHI PER IL FATTO QUOTIDIANOphilippe donnet - andrea sironi

luigi lovaglioLUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE

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